Poca roba

La risposta con cui ieri Draghi ha masticato Salvini non dovrebbe oscurare un fatto più importante delle parole, e cioè la sostanziale sconfitta politica di Salvini, peraltro l’ennesima: la Lega è entrata in Consiglio dei ministri dicendo “no al green pass” e ne è uscita dicendo “bene, avanti così”, è entrata ragliando che gli under 40 non dovrebbero vaccinarsi ed è uscita spiegando con tono piagnucoloso che si riferiva soltanto ai “dubbi sul vaccino ai minorenni” (peraltro infondati anche quelli).

È un fatto politico che andrebbe osservato a prescindere dalle proprie idee, perché le prove ormai sono tante, dal Papeete in poi, tanto che al Post lo abbiamo scritto in tempi non sospetti: Salvini è un politico scarso. Il suo indiscusso successo di consensi si è basato fin qui su una formidabile somiglianza con un pezzo significativo degli italiani, un mix di atteggiamento da bulletto al bar, esibizione del cinismo, vittimismo infantile, linguaggio da tronista e impianto valoriale composto da proverbi e buongiornismi. In questo è ancora imbattibile: nessuno somiglia agli italiani più di lui. Ma la politica è ottenere risultati, e guadagnare influenza per ottenere altri risultati. Da questo punto di vista, Salvini è poca roba.

I più arrabbiati per questa palese inadeguatezza dovrebbero essere quelli che lo hanno votato: avevano il paese in mano e sono finiti a farsi umiliare dall’ex capo della BCE. Ma anche i suoi avversari che a lungo lo hanno descritto come imbattibile – “guai a votare, se no vince Salvini” – dovrebbero ragionare un po’ sui propri limiti.