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Andrà tutto bene

Come ho scritto in questi giorni, le cose si valutano da come le fai e da quali risultati ottieni. I conti, quindi, li faremo alla fine.

Personalmente, continuo a pensare che – seppur nel contesto di un governo mediocre, diretta espressione di un Parlamento mediocre e di un paese mediocre – i punti di conflitto politici nella precedente maggioranza parlamentare potessero essere affrontati e risolti senza la necessità di innescare una crisi di governo. Invece c’è stata la crisi, e tra veti e controveti i partiti si sono incartati: in una trattativa tra soggetti debolissimi, anche lo scenario indicato da tutti me compreso come il più probabile – una riedizione della maggioranza precedente, con qualche correzione – si è rivelato per ora, e sottolineerei per ora, impraticabile. Costringendo il presidente della Repubblica a prendere l’iniziativa.

A questo punto, detto che tutto potrebbe cambiare di nuovo nel giro di qualche ora, mi sembra di capire che lo scenario che abbiamo davanti sia questo: la legislatura iniziata col governo dei No Euro – nello stesso Parlamento mediocre di cui sopra – potrebbe concludersi con un governo tecnico guidato da Mario Draghi, il banchiere europeo per eccellenza, che dovrebbe ottenere su ogni singola misura – da quota 100 al reddito di cittadinanza alla spesa del Recovery Fund – il consenso del Partito Democratico, di Italia Viva, di Forza Italia, di almeno un pezzo della Lega e di almeno un pezzo del Movimento 5 Stelle (che al momento ha detto “col cavolo”). Ammesso che così ci siano i numeri, perché non è detto, ed eventualmente vedremo per quanto e per fare cosa, saremmo passati da un governo in cui l’ago della bilancia è stato Italia Viva a uno in cui l’ago della bilancia sarà la Lega.

E questo è il miglior scenario possibile. Come si dice: “andrà tutto bene”.

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