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Stavolta è arrivato il lupo

Una delle cose peggiori della Seconda repubblica è stata il pigro e rituale ricorso dell’opposizione di turno – lo hanno fatto tutti: centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle – all’argomento dell’attentato alla democrazia. Negli anni sono state definite con gran disinvoltura “regime”, “dittatura”, “deriva putiniana” cose che non erano niente di tutto questo, banali tentativi – discutibili come tutti, ma certo non eversivi – di legiferare in materia costituzionale o giudiziaria, di superare il bicameralismo perfetto o cambiare le leggi contro la diffamazione o introdurre la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Magari non erano delle buone leggi, pensarlo è più che legittimo: ma di certo non erano leggi che avrebbero o hanno attentato alla democrazia. Un largo numero di scrittori e giornalisti ha utilizzato cinicamente questo argomento per vendere quattro copie in più, tanto chi vuoi che se ne lamenti: la democrazia non può farti causa. E come nella più classica delle gare a chi la spara più grossa, i politici hanno usato le parole dei giornalisti come lasciapassare per le proprie, alzando ancora di più il tiro, paragonando il presidente del Consiglio di turno a Hitler, a Videla, a Pinochet, senza alcun senso del ridicolo. Alla fine tutto è diventato un attentato-alla-democrazia. Al lupo, al lupo. Gli elettori hanno fatto propri questi argomenti, e oggi li usano quotidianamente persino più di stampa e partiti: per anni hanno contemporaneamente accusato gli avversari di voler fare un golpe e desiderato un golpe della propria parte. Il risultato: ne sono stati anestetizzati. Sono diventate parole come tante altre.

Finché poi, un giorno, arriva il lupo. In questo caso il lupo si chiama “introduzione del vincolo di mandato”: è scritto nero su bianco nel programma del nostro futuro governo. Di cosa parliamo: oggi la Costituzione prevede che i parlamentari – in quanto espressione diretta del voto dei cittadini – siano liberi di esercitare la loro funzione senza “vincolo di mandato”. Ancora più letteralmente, vuol dire che sono liberi di votare contro il partito con cui sono stati eletti e anche di uscirne, se pensano secondo coscienza che sia la cosa migliore da fare (è così anche in Portogallo, per la cronaca, l’esempio che cita impropriamente il programma M5S-Lega). Questo è quello che rende l’Italia una democrazia e nello specifico una democrazia parlamentare: decidono i parlamentari, e quindi le leggi devono effettivamente convincerne una maggioranza, per essere approvate. Non bastano le decisioni di uno o due leader di partito. Introdurre il vincolo di mandato significa rendere il Parlamento superfluo: se i parlamentari devono votare come indicato dai loro leader, allora è inutile votare. Basta una decisione dei leader.

Sarebbe semplice dare la colpa di tutto questo soltanto al Movimento 5 Stelle e alla Lega. Invece c’entrano anche quasi tutti gli altri. Complimenti, e che Dio ce la mandi buona.

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