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Un po’ di conti su un anno di Da Costa a Costa

cc_2Avevo promesso di diffondere un po’ di dati sulla raccolta fondi della seconda stagione di Da Costa a Costa, e quindi eccoli qua.

Le cose essenziali da sapere prima di cominciare: Da Costa a Costa è un progetto giornalistico che ho prodotto dal 14 giugno del 2015 fino al 30 dicembre del 2017, con una pausa di due mesi tra novembre 2016 e gennaio 2017. Si articola in una newsletter e un podcast.

I dati che seguono si riferiscono solo alla seconda stagione di Da Costa a Costa, iniziata il 21 gennaio 2017 e finita lo scorso 30 dicembre. Durante la seconda stagione ho prodotto ogni settimana alternativamente una newsletter e un podcast, per un totale di 25 newsletter e 25 podcast (uno dal vivo). Cinque episodi del podcast sono stati dei reportage basati sui tre viaggi che ho fatto negli Stati Uniti nel 2017, a marzo in Michigan (uno e due), a giugno in Texas (uno e due) e a novembre in California.

Il progetto è sempre stato gratuito per tutti, ma all’inizio dell’anno ho chiesto a iscritti, ascoltatori e lettori di valutare la possibilità di fare una donazione economica – una volta al mese oppure una tantum – per finanziarne le spese e pagare il mio lavoro. Ho suggerito di dare due euro al mese (o 24 euro per tutto l’anno), ma ho lasciato tutti liberi di donare una cifra a loro scelta.

Ecco com’è andata. La metto giù sotto forma di domande e risposte.

A cosa servivano questi soldi?
Innanzitutto e soprattutto a pagare le spese necessarie a produrre i contenuti di cui sopra. Ovviamente sono spese che ho programmato ma anche adattato nel corso dell’anno, sulla base delle donazioni ricevute: i viaggi negli Stati Uniti sono stati tre, come avevo progettato, ma potevano essere anche due o uno, se avessi ricevuto meno soldi; lo stesso vale per la durata di questi viaggi e le loro tappe. Tutto compreso – aerei, taxi, treni, macchine a noleggio, assicurazioni, benzina, attrezzature varie, camere d’albergo, biglietti di musei, pranzi, cene, etc – i viaggi sono costati all’incirca 15.000 euro, più o meno 5.000 euro per ognuno. Durante questi viaggi – che sono durati ognuno 10-12 giorni – ho cercato di fare le cose nel modo più professionale possibile: non ho mai scelto alberghi a quattro stelle, ovviamente, ma nemmeno delle bettole immonde. Scelta ideale: un onesto motel sull’autostrada. Non ho noleggiato Porsche o Maserati, ma dovendo percorrere letteralmente migliaia di chilometri non ho scelto nemmeno delle utilitarie. Ho cercato di spenderli come se fossero stati soldi miei. Ci siamo capiti.

Un’altra importante quota delle spese di Da Costa a Costa è servita a produrre il podcast, e quindi a pagare il lavoro di Piano P per ognuna delle 25 puntate: l’uso di uno studio e delle attrezzature anche quando ero in trasferta, il montaggio e tutta la parte tecnica di pubblicazione e diffusione, la collaborazione e la consulenza sui contenuti, tutto dal primo all’ultimo giorno del 2017. Poi ho pagato circa 1.200 euro per l’abbonamento a Mailchimp, il servizio che uso per inviare la newsletter, e circa 500 euro nell’acquisto di libri e di abbonamenti a giornali e riviste che ho usato per informarmi (New York Times, Washington Post, New Yorker e Political Wire), oltre a quelli disponibili gratis online. Infine, durante quest’anno mi è capitato spesso di andare a parlare di cose americane in giro per l’Italia e non sempre chi mi ha invitato aveva la possibilità di pagarmi le spese di viaggio e alloggio: in questi casi me le sono pagate da me usando i fondi di Da Costa a Costa.

Le donazioni erano l’unica fonte di entrate del progetto?
No. Da Costa a Costa ha avuto anche quattro sponsor, che hanno contribuito per periodi diversi e con entità diverse: Fabi Shoes, American Airlines, Basicomo e Rampi. In tutto gli sponsor hanno contribuito con 11.000 euro IVA esclusa.

Che dimensioni aveva il pubblico di Da Costa a Costa?
Gli iscritti alla newsletter sono circa 11.000, ma ovviamente non tutti leggevano la newsletter ogni settimana. Il tasso di apertura della newsletter durante il 2017 è stato intorno al 60-65 per cento, una percentuale molto alta per questo tipo di mezzo, quindi le newsletter sono state lette in media da 6.500-7.000 persone. Il podcast ha dati diversi, perché era possibile scaricarlo e ascoltarlo anche senza essere iscritti alla newsletter: ogni puntata è stata ascoltata in media da circa 10.000 persone, con picchi di 14-15.000 per l’episodio speciale su JFK e per quello sul Texas.

Veniamo alle donazioni. Quante persone in tutto hanno donato qualcosa?
1.549 persone diverse (ma alcune donazioni erano dichiaratamente a nome di coppie). Quindi una su sette se si considerano tutti gli iscritti alla newsletter o gli ascoltatori medi del podcast, una su cinque se si considerano quelli che la newsletter la leggevano davvero.

Da Costa a Costa quanto ha ricavato in tutto dalle donazioni?
33.353,79 euro al netto delle commissioni di PayPal.

Delle 1.549 persone di cui sopra, quante hanno deciso di fare una donazione mensile ricorrente?
502. Tante lo hanno fatto fin dal primo giorno ma altre si sono aggiunte mese dopo mese (qualcuno ha persino impostato una donazione ricorrente a dicembre, l’ultimo mese del progetto: mattacchioni). Ma vediamo di scomporre un po’ questo dato: due persone hanno donato 1 euro al mese, 425 persone hanno donato 2 euro al mese (l’importo che io avevo suggerito), una persona ha donato 4 euro al mese, 54 persone hanno donato 5 euro al mese, 20 persone hanno donato 7 euro al mese.

Dei 33.353,79 euro ricevuti in tutto dalle donazioni, quanti sono arrivati dalle donazioni ricorrenti?
10.197,35 euro. Il donatore medio che ha scelto questa formula ha dato 20,31 euro per tutto l’anno.

Veniamo ora a chi ha deciso di fare una donazione una tantum. Quanti sono stati?
1.047, ma anche in questo caso alcune donazioni erano fatte per conto di coppie di persone. Inoltre alcuni hanno contribuito più di una volta, e altri hanno fatto una o più donazioni una tantum pur avendo anche attivato una donazione mensile ricorrente.

Dei 33.353,79 euro ricevuti in tutto dalle donazioni, quanti sono arrivati dalle donazioni una tantum?
La restante parte, cioè 23.156,44 euro. Il donatore medio che ha scelto questa formula ha dato 22,11 euro per tutto l’anno.

Qualche altro dato?
La donazione più piccola ricevuta è stata da 0,62 euro. La più grande da 400 euro. La più simpatica da 17,76 euro. In tutto, 221 persone hanno donato da 50 euro in su, mentre 37 hanno donato da 100 euro in su. Ovviamente la gran parte delle donazioni è arrivata dall’Italia, ma ce ne sono state molte da Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Germania, Francia e molti altri paesi. Qualcuno ha donato anche dalla Cina, dal Canada, dall’Argentina e da Singapore.

Com’è andata, mese dopo mese?
Moltissimi hanno donato subito, appena è iniziata la stagione: d’altra parte Da Costa a Costa andava avanti già dal 2015 e quindi i lettori/ascoltatori sapevano cosa li aspettava, non era un esborso “a scatola chiusa”. Il dato poi si è assestato per crescere decisamente tra giugno e luglio, dopo il successo delle due puntate del podcast sul mio viaggio in Texas. Un altro salto in avanti è stato fatto nell’ultimo mese, per quel che ho potuto vedere soprattutto a titolo di saluto e ringraziamento.

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Al netto di tutte le spese, quanto è rimasto per pagare il tuo lavoro?
Circa 9.000 euro in tutto, cioè circa 750 euro al mese.

E quindi?
Come sapete c’è una grande discussione in corso sui modelli di business del giornalismo contemporaneo, ma io non credo che questi numeri siano particolarmente esemplari, vista la specificità praticamente unica di Da Costa a Costa. Ognuno è libero di leggere quello che vuole in questi dati, peraltro incompleti. Nel giudicarli, tenete conto di almeno un paio di cose.

La prima è che questo lavoro è stato portato avanti da me sempre e soltanto nel tempo libero. La sera, la notte, nei weekend, durante le ferie. Se avessi impiegato in Da Costa a Costa le energie e il tempo che dedico al mio primo e bellissimo lavoro, quello da vicedirettore del Post, avrei potuto produrre e offrire molto di più – un podcast settimanale e non quindicinale, almeno un altro viaggio americano, qualcosa in formato video – e quindi forse sarebbe aumentato anche il pubblico di Da Costa a Costa e quindi anche il denaro raccolto con le donazioni. Quanto di più? Non lo so. Cosa sarebbe successo se avessi suggerito di donare 5 euro al mese, invece che 2? Non lo so.

La seconda cosa da tenere presente è che, anche per questo motivo, non ho impiegato nessuna particolare strategia per raccogliere questi fondi: non ho fatto campagne di comunicazione, non ho fatto annunci pubblicitari su Facebook o su Google volti a sollecitare donazioni, non ho mai mandato avvisi e newsletter speciali col solo scopo di chiedere fondi. Ho semplicemente spiegato come intendevo finanziare questo lavoro alla fine di ogni newsletter, includendo il link per donare. Lo stesso vale per gli sponsor: non mi sono appoggiato a nessuna società di raccolta pubblicitaria e a nessun centro media. È andato avanti tutto grazie al passaparola, di persona e su internet. Cosa sarebbe successo se mi fossi affidato a qualche professionista? Non lo so. Da Costa a Costa avrebbe retto una eventuale presenza più massiccia della pubblicità senza che questo infastidisse lettori e ascoltatori? Non lo so.

Considero questa raccolta fondi una delle più grandi soddisfazioni che Da Costa a Costa mi abbia dato. Mi riempie di orgoglio essere riuscito a fare qualcosa che sia piaciuto abbastanza da trovare un suo pubblico e creare una meravigliosa comunità di persone che ho avuto anche la fortuna di incontrare in giro per l’Italia. Mi riempie di orgoglio averlo fatto da solo o quasi, ma comunque a modo mio. Queste persone hanno pagato perché questo progetto esistesse e potesse arricchirsi di contenuti e di storie, e lo hanno fatto nonostante potessero tranquillamente usufruirne gratis: non hanno ricevuto niente in cambio dei soldi che hanno versato, nessun contenuto speciale, nessun regalo. Lo hanno fatto perché si sentivano parte di quella comunità, per generosità, per passione per il giornalismo, forse anche per affetto nei miei confronti, di sicuro perché sono curiose del mondo. Sono cose speciali, nel loro piccolo, e per questo le ringrazio un’ultima volta.

Io ora sto cercando di fare una vita un po’ più tranquilla e mettere la testa su un altro progetto, ma mi capita ancora di scrivere di cose americane sul Post e di parlarne in giro per l’Italia, alla radio e in tv. Se questa storia ti interessa per ragioni professionali e vuoi sapere qualcosa in più, scrivimi. Se vuoi che venga a raccontarla in un’università o nella tua azienda, scrivimi. Se la scopri solo adesso e vuoi restare in contatto, mi trovi – oltre che qui e sul Post, ovviamente – su Facebook, su Instagram e su Twitter. Ciao! :)

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