Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

–261 giorni alle elezioni statunitensi

–261 giorni alle elezioni statunitensi
–9 giorni al Super-Tuesday

presidential seal

Ci sono tre notizie: Hillary Clinton ha vinto in Nevada, Donald Trump ha vinto in South Carolina, Jeb Bush si è ritirato.

1. Hillary Clinton ha vinto i caucus in Nevada con il 52 per cento dei voti, contro il 47 per cento di Bernie Sanders. Clinton ha fatto il minimo indispensabile: un mese fa un dato del genere sarebbe stato considerato una vittoria morale per Sanders, che era molto indietro nei sondaggi, ma dopo il New Hampshire le cose si erano rimescolate, Sanders era dato praticamente alla pari e Clinton era in grossa difficoltà, quindi si tratta comunque di un risultato positivo. Sabato prossimo ci sono le primarie dei Democratici in South Carolina, dove invece Clinton è ancora in larghissimo vantaggio: e Sanders sembra così sicuro di perdere da quelle parti che durante il discorso di stanotte ha dato più volte appuntamento ai suoi al Super-Tuesday del primo marzo, senza mai parlare del South Carolina. Il punto è: dopo aver perso stanotte e – come sembra accadrà – straperso in South Carolina, la candidatura di Sanders avrà abbastanza benzina per far bene negli altri stati in cui parte in svantaggio? Oggi è legittimo avere qualche dubbio in più di prima.

Il discorso di Bernie Sanders dopo la sconfitta in Nevada.

2. Quando lo scrutinio è arrivato al 93,7 per cento dei seggi, nelle primarie dei Repubblicani in South Carolina c’è Donald Trump in largo vantaggio con il 32,8 per cento dei voti, seguito da Marco Rubio con il 22,4 per cento e Ted Cruz con il 22,3 per cento. Jeb Bush è arrivato quarto con il 7,9 per cento; John Kasich è arrivato quinto con il 7,6 per cento; Ben Carson è arrivato ultimo con il 7,2 per cento.

La vittoria di Donald Trump dimostra per l’ennesima volta quanto il sostegno per la sua candidatura sia ormai un fenomeno politico serio e durevole. Dopo la newsletter di ieri alcuni di voi mi hanno chiesto perché non ho parlato delle critiche che gli ha fatto il Papa. Ho risposto, prima di conoscere i risultati di stanotte, che sono ininfluenti. Non solo perché in South Carolina i cattolici sono una minoranza, così come in generale in America, ma anche perché gli elettori Repubblicani hanno già diversi motivi per diffidare del Papa – su tutti il suo impegno per la difesa dell’ambiente – e proprio sull’immigrazione stanno mostrando di essere molto d’accordo con la linea dura di Trump. In generale, poi, gli americani non apprezzano quando qualcuno di un altro paese cerca di dire loro cosa dovrebbero o non dovrebbero votare; e Trump vive e prospera sul conflitto frontale con personaggi lontani da lui come il Papa.

Il fatto che Rubio sia arrivato così vicino a Cruz, che finisca secondo o terzo, conta moltissimo. Cruz ha puntato tanto sugli stati del sud e in molti di questi si voterà il primo marzo nel Super-Tuesday. Il South Carolina, molto conservatore e pieno di elettori evangelici, era perfetto per Cruz: e invece Cruz non ha sfondato e ha preso praticamente gli stessi voti di Rubio. Non è un bel segno per la sua candidatura.

3. Jeb Bush ha ottenuto un risultato deludente in un posto che per decenni è stato considerato una roccaforte della sua famiglia, dove tra l’altro aveva investito moltissimo, e quindi ha sospeso la sua campagna elettorale di fatto ritirandosi. Quest’ipotesi era diventata ormai così concreta che ne parlavamo nella newsletter di ieri. Sia Cruz che Kasich dopo il voto hanno elogiato smodatamente Bush, nel tentativo di accaparrarsi i suoi elettori, ma quei voti con ogni probabilità andranno a Rubio e nel momento in cui gli saranno più utili: a questo punto per lui il Super-Tuesday è l’occasione per cercare di superare Cruz e imporsi come il vero e unico candidato anti-Trump. Le candidature di Kasich e Carson sono ancora in piedi ma il risultato deludente di oggi li ridimensiona definitivamente, a meno di enormi sorprese. I candidati Repubblicani all’inizio di questa campagna elettorale erano quindici: tra dieci giorni potrebbero essere tre.

Il discorso con cui Jeb Bush ha ritirato la sua candidatura.

C’è una piccola morale in tutto questo. Forse vi ricordate di aver sentito un anno fa frasi del tipo “ma quindi vent’anni dopo ancora Clinton contro Bush?!”. Già allora quell’argomento si poteva giudicare come minimo affrettato. Oggi sappiamo che Clinton ha uno sfidante vero e che Bush è fuori dalla partita. Oppure, forse vi ricordate di aver sentito dire un sacco di volte che nella politica americana “vince chi ha più soldi”. Oggi abbiamo visto ritirarsi Jeb Bush – che ha raccolto e speso una valanga di quattrini in più dei suoi avversari – e vincere Donald Trump, che sta facendo campagna elettorale praticamente con due lire; mentre dall’altra parte Bernie Sanders – uno sconosciuto senatore socialista – ha generato un tale entusiasmo da mettere in difficoltà Hillary Clinton anche sul piano della raccolta fondi. La morale è che i luoghi comuni sulle elezioni americane, specie quelli che circolano in Italia, sono superficiali e a volte del tutto falsi. Le cose sono sempre più complicate di così.

Correzioni
Nella newsletter di ieri c’erano tre imprecisioni che mi avete segnalato: grazie. Primo: ovviamente la secessione del South Carolina non è avvenuta a fine Settecento ma nel 1860. Secondo: ho scritto che i delegati dei Repubblicani stanotte erano assegnati con metodo maggioritario (chi ha un voto in più degli altri li porta a casa tutti) ma in realtà le cose sono più frastagliate di così: è un sistema misto per cui 29 delegati su 50 si assegnano col maggioritario su base statale mentre gli altri 21 sono assegnati col maggioritario ma su base di collegio (tre per collegio). Terzo: Donald Trump a Las Vegas non possiede casinò ma solo la torre tamarra.

Hai una domanda?
Scrivimi a [email protected] oppure rispondi a questa email, che poi è la stessa cosa.

Spread the word
Se quello che hai letto ti è piaciuto, consiglia a un amico di iscriversi alla newsletter oppure inoltragliela.