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–272 giorni alle elezioni statunitensi

–272 giorni alle elezioni statunitensi
–10 giorni alle primarie in South Carolina (R) e in Nevada (D)

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Un minuto dopo la chiusura dei seggi in New Hampshire, tutte le testate e le tv statunitensi hanno dato Bernie Sanders e Donald Trump vincitori delle primarie: soltanto sulla base dei primissimi risultati dello spoglio, delle proiezioni e degli exit poll. Lo scrutinio ha poi confermato queste previsioni. Ora, le vittorie di Sanders e Trump erano in qualche modo attese: i sondaggi le avevano previste, seppure dopo l’Iowa non ci si potesse fidare molto. Ma il distacco che Sanders ha dato a Clinton e gli equilibri tra gli altri candidati Repubblicani sono sorprendenti e saranno la cosa di cui più si parlerà nei prossimi dieci giorni.

I risultati, intanto:

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Cosa cambia per i Democratici?
Il contesto di partenza lo sapete, se avete letto l’ultima newsletter: tutti davano per scontata una vittoria di Sanders. Ma Clinton per salvare la serata avrebbe dovuto tenere il distacco sotto i dieci punti, e invece sono stati più di venti. Clinton ha davanti dieci giorni molto complicati: i giornali non faranno altro che parlare di quanto Sanders va forte tra i giovani e di quanto la sua campagna elettorale sia compromessa. Se la seconda preoccupazione è forse un po’ esagerata – è noto da mesi che Sanders sarebbe andato forte in Iowa e New Hampshire, per lui il difficile comincia adesso – la prima invece è fondatissima: per questo motivo è saggio aspettarsi qualche cambiamento nello staff della sua campagna elettorale (lo ha anticipato Politico due giorni fa) e una Hillary Clinton un po’ diversa nel prossimo futuro. Lo stesso discorso che ha pronunciato stanotte dopo la sconfitta è stato particolare: molto concentrato sulle diseguaglianze economiche, sul ruolo pericoloso dei soldi in politica, sui diritti umani. Vi ricorda qualcuno?

Nella parte finale del discorso, però, il tono di Hillary da convinto e appassionato si è fatto quasi rabbioso, forse anche a causa della voce roca. Con le dovute proporzioni, è una scena che a diversi giornalisti ha ricordato da lontano il famigerato “Dean’s scream“, il discorso esaltato e sopra le righe con cui nel 2004 Howard Dean festeggiò un deludente terzo posto in Iowa e allo stesso tempo si rovinò l’immagine e la carriera. Il discorso di Sanders invece è stato tutta un’altra storia: concreto, capace di cambiare registro (a un certo punto ha detto anche «YUGE!»), più disinvolto del solito, e in un clima di esaltazione generale da concerto di Bruce Springsteen.

Cosa cambia per i Repubblicani?

Eh, mica la so questa. Stavolta i sondaggi hanno previsto bene il vantaggio di Trump, che ha vinto nettamente; e ha trovato conferme anche il trend che si vedeva degli ultimi giorni, con Marco Rubio fermo dopo il brutto dibattito di sabato notte e John Kasich in crescita (di lui scriverò più ampiamente nella newsletter di sabato). Ted Cruz è arrivato terzo, e per lui in New Hampshire è grasso che cola. Jeb Bush è arrivato quarto: ha superato Rubio, scivolato addirittura quinto, ma non dovrebbe guadagnarne grande spinta. E ora? Ora si va in stati molto diversi da Iowa e New Hampshire, quindi le cose possono cambiare di nuovo. Di fatto in questo momento esistono argomenti razionali per sostenere che Trump, Cruz, Rubio e Kasich possono vincere la nomination. Forse pure qualcun altro. Davvero resta solo da stare a vedere.

C’è un movimento interessante però da continuare a tenere d’occhio: le interazioni e gli equilibri di forza tra Marco Rubio, John Kasich, Jeb Bush e Chris Christie. Se Trump e Cruz si contendono i voti degli elettori più radicali, infatti, questi quattro si contendono quelli più “istituzionali”: fin qui però si stanno togliendo aria e spazio a vicenda, rendendo tutto un po’ più facile a Trump e Cruz. L’esempio perfetto di questa dinamica è avvenuto al dibattito televisivo di sabato scorso. Christie ha preso di mira Rubio, accusandolo di saper dire solo frasette a memoria e mandandolo nel pallone: tanto che Rubio come ha risposto? Con la stessa frasetta di prima imparata a memoria. È stato un grosso guaio e da quel momento Rubio ha smesso di crescere nei sondaggi. I risultati in New Hampshire ci dicono però che se Rubio ha sofferto le conseguenze di quel colpo – lo ha ammesso lui stesso stanotte, scusandosi con i suoi elettori – mentre Christie non ne ha tratto vantaggi. Di fatto quindi Christie attaccando Rubio ha fatto il lavoro sporco per Trump. E qualora dovesse ritirarsi, dopo il risultato deludente di oggi, alla fine favorirebbe tra gli altri proprio Rubio. Un bel casino.

https://www.youtube.com/watch?v=U_Gg6ggghoI

Cosa succede adesso?
L’11 febbraio c’è un dibattito tra i Democratici, il 13 invece un dibattito tra i Repubblicani. Poi si ricomincia a votare: il 20 febbraio votano i Democratici in Nevada e i Repubblicani in South Carolina, poi il 23 votano in Nevada anche i Repubblicani e il 27 toccherà ai Democratici in South Carolina. In mezzo ci sarà un altro dibattito tra i Repubblicani, il 25 febbraio. Poi, il primo marzo, il Super-Tuesday: e l’inizio del mese che potrebbe darci i candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

Noi ci risentiamo sabato. Ciao!

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