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–276 giorni alle elezioni statunitensi

–276 giorni alle elezioni statunitensi
–3 giorni alle primarie in New Hampshire

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Prima di venire al dunque, un ringraziamento ai molti iscritti alla newsletter che sono venuti martedì a Torino e un nuovo appuntamento, il 29 febbraio a Roma. Seguiranno dettagli, anche perché ora che si fa sul serio non ci si ferma più: siamo ancora qui che parliamo dei risultati dell’Iowa ma tra un attimo si vota già in New Hampshire. Come ormai sapete benissimo, quelle dell’Iowa non erano primarie ma caucus: per questo quelli del New Hampshire vanno molto fieri del fatto che le loro primarie sono “first in the nation”.

Cos’è il New Hampshire
2000px-New_Hampshire_in_United_States.svgÈ uno stato americano del New England, quello colorato nella foto accanto. Confina col Massachusetts a sud, col Vermont a ovest, col Maine e con l’oceano a est, col Canada a nord. È il quinto stato americano più piccolo: in termini di superficie è grande quanto la Sicilia, solo che la Sicilia ha 5 milioni di abitanti mentre il New Hampshire ne ha 1,5.

I suoi abitanti sono bianchi per il 92,3 per cento, di origini asiatiche per il 2,2 per cento, di origini ispaniche per l’1,6 per cento, neri per l’1,1 per cento; dal punto di vista religioso sono cristiani per il 63 per cento, mormoni per l’1 per cento, ebrei per l’1 per cento, buddhisti per l’1 per cento, musulmani per lo 0,5 per cento, induisti per lo 0,5 per cento. Il 26 per cento degli abitanti del New Hampshire sono non credenti: uno dei tassi più alti in tutti gli Stati Uniti.

La capitale è Concord, che però non è la città più grande né la più popolosa: quella è Manchester, che ha 190.000 abitanti mentre Concord ne ha 42mila. Un’altra città importante è Nashua, 86.000 abitanti. La parte costiera e che confina col Massachusetts è il posto in cui i Repubblicani moderati sono più forti; la parte occidentale, quella più vicina al Vermont, è quella invece dove sono più forti i Democratici. La contea più settentrionale, Coös County, è quella invece dove vanno meglio i Repubblicani più tradizionalmente conservatori. Il clima in questi giorni è simile a quello dell’Iowa (cioè un freddo maledetto); dal punto di vista del clima politico, però, le cose sono un po’ diverse.

Il New Hampshire è uno stato che ha votato Repubblicano per gran parte del Novecento ma si è avvicinato molto ai Democratici a partire dagli anni Novanta. Alle presidenziali il New Hampshire ha votato Bill Clinton nel 1992 e nel 1996, John Kerry nel 2004 e Barack Obama nel 2008 e nel 2012. Nel 2000 ha votato George W. Bush ma quattro anni dopo fu l’unico stato vinto da Bush a passare con John Kerry (che viene dal Massachusetts, e questo ebbe un certo peso). Oggi il New Hampshire è considerato uno stato in bilico. In questo momento ha una governatrice Democratica, due parlamentari Democratici e due Repubblicani.

Ma c’è una cosa più importante da sapere per capire la politica in New Hampshire.

I libertari
Il motto dello stato del New Hampshire è “Live Free Or Die”, ed è una buona sintesi di cosa pensa una parte molto significativa dei suoi elettori. Per capire qualche ricaduta concreta di questo orientamento può essere utile sapere che il New Hampshire è l’unico stato americano nel quale non è obbligatorio indossare il casco in moto o le cinture di sicurezza in macchina (in certi casi da quelle parti non è obbligatorio nemmeno avere un’assicurazione per la responsabilità civile); che è stato il primo posto in America a legalizzare i matrimoni gay con una decisione del Congresso locale e non di un giudice; che non prevede tasse sul reddito né la sales tax, una specie di IVA. Insomma, gli elettori del New Hampshire vogliono che il governo gli dica il meno possibile cosa fare: e hanno molto più a cuore – anche tra i Repubblicani – il fatto che le tasse siano basse e l’economia funzioni bene, piuttosto che se i gay possono sposarsi o meno o se le donne possono abortire.

I Repubblicani del New Hampshire sono considerati tra i più moderati del paese, sono piuttosto benestanti e soprattutto nella parte meridionale dello stato risentono molto dell’influenza di Boston (ci sono molti pendolari che fanno avanti e indietro). Gli elettori Democratici invece sono più di sinistra di quanto sono altrove, come accade in generale anche negli altri stati della regione: pensate per esempio al Massachusetts e al Vermont.

Come funzionano le primarie in New Hampshire
Sono primarie aperte, quindi funzionano in modo molto semplice: i seggi sono aperti tutto il giorno, il voto è segreto, alla chiusura dei seggi si contano i voti. Si può votare alle primarie di un partito anche senza essere preventivamente registrati come elettori di quel partito, ma bisognerà farlo al seggio (dopo il voto si può annullare la registrazione, se uno proprio ci tiene molto a restare indipendente). I Repubblicani eleggono 20 delegati, i Democratici 24, entrambi su base proporzionale. Lo spoglio è più complesso che con i caucus e quindi i risultati arriveranno più lentamente che in Iowa. Le primarie Repubblicane del 2012 le vinse Mitt Romney col 39,4 per cento. Nel 2008 tra i Democratici vinse a sorpresa Hillary Clinton, nonostante fosse stata battuta clamorosamente pochi giorni prima da Barack Obama in Iowa; dall’altra parte invece vinse John McCain, un Repubblicano decisamente poco ortodosso.

https://www.youtube.com/watch?v=6qgWH89qWks
Il momento lacrimevole che nel 2008 giro la campagna elettorale in New Hampshire in favore di Hillary Clinton.

Quanto vale il voto in New Hampshire
Storicamente il primo mese di primarie serve soprattutto a selezionare i candidati: quelli che restano in piedi si giocano la vittoria al Super-Tuesday o poco dopo. Quest’anno un meccanismo del genere avverrà soprattutto tra i Repubblicani, tra cui questa settimana si sono ritirati Rick Santorum (che ha dato il suo sostegno a Marco Rubio), Rand Paul e Mike Huckabee: il voto in New Hampshire servirà soprattutto a vedere quali candidati riusciranno a consolidare il loro sostegno politico. Tra i Democratici i candidati sono diventati soltanto due, dopo il ritiro di Martin O’Malley, e il risultato del New Hampshire servirà soprattutto a raccogliere qualche indicazione in più su quanto potrà essere lunga la corsa tra Hillary Clinton e Bernie Sanders.

Come stanno i Democratici
Cominciamo dai sondaggi. Bernie Sanders in New Hampshire è in vantaggio da mesi e questo vantaggio è cresciuto molto nelle ultime settimane. L’algoritmo del giornalista e statistico Nate Silver dice che Sanders ha oltre il 99 per cento di possibilità di vincere le primarie in New Hampshire. Insomma, niente da vedere?

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Il risultato di queste primarie sembra effettivamente scontato da tempo. Il New Hampshire ha caratteristiche persino più favorevoli dell’Iowa, per Sanders: è uno stato piccolo, abitato quasi esclusivamente da bianchi (e Sanders piace oggi soprattutto ai bianchi), decisamente più di sinistra della media nazionale e confinante con il suo stato, il Vermont, per cui praticamente gioca in casa. Clinton in Iowa ha battuto Sanders di 23 punti tra gli elettori Democratici che si definiscono “moderati” e ha perso di 19 punti tra quelli che si definiscono “very liberal”: in New Hampshire ci sono soprattutto “very liberal”. Non sarà così altrove: i prossimi due stati in cui si vota, Nevada e South Carolina, sono demograficamente e politicamente molto più rappresentativi degli Stati Uniti d’America.

Per questo motivo Sanders in New Hampshire deve ottenere una vittoria larga, di almeno dieci punti percentuali, per restare davvero in corsa: in questo modo potrà arrivare alle prossime settimane – quando comincia la strada in salita – col vento in poppa. Hillary Clinton invece cercherà di ridurre il divario a meno di dieci punti, ma comunque potrebbe gestire una netta sconfitta: è quello che ci si aspetta, d’altra parte, e le prossime votazioni in Nevada e in South Carolina offrono per lei un contesto di partenza decisamente migliore.

Non sono i numeri e i voti, quindi, che in questo momento dovrebbero preoccupare Hillary Clinton: era noto da mesi che Sanders sarebbe andato forte in Iowa e in New Hampshire, e anzi in Iowa è andato persino peggio di come sarebbe dovuto andare per imporsi come una vera minaccia (Obama nel 2008 in Iowa stravinse). La prima cosa preoccupante per Clinton è la grande differenza di entusiasmo tra gli elettori di Sanders e i suoi, soprattutto tra i più giovani: questo è un trend che può avere conseguenze pesanti, se Clinton non riuscirà a correggerlo. L’enfasi che Sanders mette su temi come il debito degli studenti universitari e l’influenza dei ricchi sul Congresso sta ottenendo sempre più risultati tra gli elettori Democratici. La seconda cosa preoccupante sono i punti deboli della sua candidatura che Sanders sta facendo venire a galla e sta sfruttando con abilità. Questa settimana, per esempio, durante un’intervista Clinton ha dato una risposta così terribile sui suoi rapporti con Wall Street che i Repubblicani si sono limitati a ritagliarne il video e metterlo su YouTube, senza nemmeno aggiungere commenti e slogan. Basta ascoltarla.

Parafrasi mia: “Ho preso un sacco di soldi da Goldman Sachs perché me li volevano dare e perché lo fanno tutti”. Cosa?!

Come stanno i Repubblicani
Qui le cose invece sono ben più confuse. Il risultato dell’Iowa ha confermato quello che sapevamo sugli elettori dello stato (la vittoria di Cruz è stata trainata dalla grande partecipazione dei gruppi conservatori evangelici) e ha messo in discussione il supporto attribuito dai sondaggi a Donald Trump. Quindi bisogna guardare ai dati con un surplus di scetticismo e cautela. In questo momento nei sondaggi Trump è nettamente avanti, ma dopo l’ottimo risultato in Iowa c’è Marco Rubio in grande ripresa. Nate Silver dice che Trump ha il 63 per cento di probabilità di vincere, contro il 21 per cento di Rubio, il 7 di Kasich e il 5 di Cruz.

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Da una parte gli elettori che hanno dato la vittoria a Cruz in Iowa – gli stessi molto conservatori e religiosi che fecero vincere Huckabee nel 2008 – non dovrebbero dargli una mano in New Hampshire. Dall’altra parte, il risicato secondo posto di Trump in Iowa ha messo in discussione una parte centrale del suo appeal: la retorica spaccona di chi insiste continuamente sull’importanza di vincere e far fuori gli avversari. Per questo motivo Trump va considerato secondo me leggermente favorito, ma Rubio potrebbe ottenere qualcosa in più di un lontano secondo posto: il suo profilo – relativamente più ragionevole, razionale e presidenziabile – è molto più adatto agli elettori locali di quanto fosse in Iowa. Un secondo posto consoliderebbe molto la sua posizione: abbiamo detto più volte che il suo obiettivo è fare 3-2-1 (arrivare terzo in Iowa, come è riuscito a fare, secondo in New Hampshire e primo in Nevada e/o in South Carolina).

Il voto in New Hampshire servirà tra i Repubblicani soprattutto a sfoltire il numero dei candidati veri. Gente come Jeb Bush, John Kasich e Chris Christie – candidati dalle posizioni relativamente moderate fin qui schiacciati dalla radicalizzazione dell’elettorato – da mesi puntano tutto sul New Hampshire: hanno bisogno di arrivare almeno terzi per conservare una vera chance di vittoria. Chi non ci riuscirà magari resterà in ballo ancora un po’, diciamo fino al Super-Tuesday del primo marzo, ma sarà già con un piede fuori dalle primarie.

Povero Bush. Si ferma, l’applauso non arriva e si trova costretto a dire, sconfitto dalla vita: “Please clap”. E questi erano i suoi sostenitori!

Stanotte c’è un dibattito televisivo tra i candidati Repubblicani. Noi ci risentiamo mercoledì 10 novembre, di mattina presto, con un’edizione speciale della newsletter sui risultati delle primarie in New Hampshire.

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