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–283 giorni alle elezioni statunitensi

–283 giorni alle elezioni statunitensi
–2 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

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Tre promemoria prima di venire al sodo: la notte tra 1 e 2 febbraio mi trovate su Twitter e sul Post a seguire live i risultati dei caucus in Iowa; la mattina del 2 febbraio riceverete ovviamente un’edizione speciale della newsletter con le cose fondamentali da sapere su com’è andata; la sera del 2 febbraio sarò a Torino al Circolo dei lettori a parlare delle elezioni americane in un incontro organizzato da YouTrend. Mancavano ben 232 giorni al voto in Iowa quando abbiamo cominciato a sentirci, come-passa-il-tempo.

I Repubblicani a 2 giorni dai caucus
Vediamo i sondaggi, innanzitutto. Sappiamo ormai da settimane che tra i Repubblicani secondo i dati sarà una lotta tra l’imprenditore Donald Trump e il senatore Ted Cruz, due candidati molto di destra e anti-establishment. Trump è stato in testa ai sondaggi per settimane, poi Cruz ha rimontato e lo ha sorpassato due settimane fa; da quel momento però Trump non è crollato e ora sembra persino essere tornato avanti. Nate Silver – il giornalista e statistico che con i suoi modelli ci prende sempre, o quasi – dice che Trump ha il 46 per cento di possibilità di vincere, contro il 43 per cento di Cruz. Siamo lì.

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Ricordiamoci che bisogna fidarsi dei sondaggi fino a un certo punto: quelli dell’Iowa sono caucus e non tradizionali primarie, e quindi richiedono agli elettori uno sforzo di partecipazione superiore al normale – di sicuro superiore all’espressione verbale di una preferenza durante un’intervista telefonica. Il dato sull’affluenza può cambiare moltissimo gli equilibri: dato che Trump attrae molti elettori nuovi alla politica, gli analisti statunitensi sono convinti che un’affluenza particolarmente alta lo avvantaggerebbe mentre una più bassa sarebbe buona per Cruz.

Qualcuno ha messo su YouTube questo video in cui un Ted Cruz diciottenne dice di volere diventar ricco e dominare il mondo.

L’altra cosa da ricordare è che, veri o no, i dati dei sondaggi sono anche quelli in base ai quali i candidati stessi decidono come muoversi. Ed è interessante che Cruz negli ultimi giorni abbia passato più tempo ad attaccare Marco Rubio che Donald Trump, almeno negli spot televisivi: se guardate le traiettorie delle linee sul grafico qui sopra potete capire perché.

In queste settimane a Cruz è accaduto un po’ quello che scrivevamo nella newsletter del 9 gennaio: la posizione da favorito in Iowa gli è risultata scomoda, e gli attacchi della lobby dell’etanolo – che in Iowa conta molto – sembrano averlo indebolito. Poi è arrivato il dibattito televisivo del 28 gennaio e Donald Trump ha sparigliato: non si è presentato. Bùm.

Soltanto i risultati dei caucus diranno con certezza se ha fatto bene o male. Oggi questa mossa però è descritta dai giornali americani come una specie di colpo di genio. Trump ha evitato domande delicate dai giornalisti di FOX News– sempre molto agguerriti – e attacchi dagli altri candidati, ma ha anche rischiato molto: agli elettori americani non piacciono i quitters, per quanto sia difficile accusare uno con la retorica spaccona di Trump di essere intimidito dai suoi avversari. Gli altri candidati potevano passare l’intera serata a criticarlo senza che lui avesse la possibilità di difendersi, ma invece cos’hanno fatto? Al posto suo, hanno massacrato Ted Cruz. Un resoconto più esteso del dibattito è qui, e ripeto: aspettiamo di vedere i voti veri in Iowa per prendere posizioni definitive. Se restiamo al dibattito, però, Trump è riuscito a vincere senza presentarsi.

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Povero Jeb Bush. In una newsletter di ottobre avevamo parlato del fatto che alcuni suoi consulenti volevano convincerlo a togliersi gli occhiali. Lui aveva risposto “giammai!”. Questo è Jeb Bush domenica scorsa in tv. Povero Jeb Bush.

Ah, ultima cosa sui Repubblicani. Vi ricordate di Ben Sasse? Il docente universitario e senatore Repubblicano del Nebraska che avevo scoperto per caso con un video e che vi avevo scritto di tenere d’occhio nella newsletter del 12 dicembre. Questa settimana è andato in Iowa, ma non per partecipare alla campagna elettorale di uno dei candidati,bensì per fare comizi contro Donald Trump. Ribadisco: tenerlo d’occhio dopo queste presidenziali.

I Democratici a 2 giorni dai caucus
Partiamo anche qui dai sondaggi. Bernie Sanders, senatore del Vermont, si è avvicinato moltissimo a Hillary Clinton: oggi i due sono praticamente dentro il margine di errore. Nate Silver dice però che Clinton ha il 79 per cento di possibilità di vincere i caucus: è un dato calcolato pesando i diversi sondaggi secondo la loro affidabilità storica, e tiene conto anche dei molti endorsement per Clinton da parte dei politici locali. Anche qui conterà molto l’affluenza: una fetta rilevante del sostegno per Sanders viene da elettori relativamente nuovi alla politica. Un’affluenza alta dovrebbe premiarlo, mentre una più bassa dovrebbe favorire Clinton.

democratsSul fronte della campagna elettorale, le cose tra i Democratici sono state comunque un po’ più tranquille. Lo scontro tra Clinton e Sanders in questo momento è quasi filosofico: la prima propone un tipo di cambiamento incrementale, che costruisca a piccoli passi su quanto fatto di buono dall’amministrazione Obama negli ultimi sette anni; il secondo propone un cambiamento più netto e radicale, anche a costo di ricominciare da capo su questioni come la sanità e il welfare, su cui Obama ha ottenuto alcuni dei suoi più celebrati successi, e senza spiegare davvero come ottenere questi stravolgimenti con un Congresso a maggioranza Repubblicana. Per farla breve, Clinton parla alla testa degli elettori mentre Sanders parla al loro cuore. In Iowa gli elettori Democratici di solito ascoltano di più il secondo.

Nel frattempo è arrivata però una cattiva notizia per Hillary Clinton. L’FBI ha concluso l’esame delle email di lavoro che ha ricevuto e inviato dal suo account privato durante gli anni da segretario di stato, e ha trovato 22 email contenenti materiali “top secret”. Non è ancora chiaro se queste email sono state classificate come “top secret” dopo il loro passaggio dalla casella di posta di Clinton, ed è una distinzione fondamentale: in primo luogo perché Clinton ha sempre detto perentoriamente di non aver mai maneggiato via email documenti classificati come “top secret”, e di certo sarebbe un guaio se l’FBI la smentisse; in secondo luogo perché in caso contrario questa vicenda potrebbe avere nuovi e più gravi strascichi legali. Questa storia secondo me non avrà un grande impatto sul voto dell’Iowa, ma potrebbe averlo nei mesi a venire.

https://www.youtube.com/watch?v=6XsWkwakVlA

Questo è un spot prodotto e diffuso da un comitato Repubblicano. Sembra uno spot anti-Sanders, ma guardatelo bene: è uno spot anti-Clinton. Serve a sedurre i Democratici indecisi e farli passare dalla parte del senatore del Vermont.

Il terzo incomodo
Veniamo quindi alla notizia uscita sabato scorso due ore dopo l’invio della newsletter (che noia). Il New York Times ha scritto che Michael Bloomberg, imprenditore ed ex sindaco di New York, sta pensando di candidarsi come indipendente qualora da una parte Trump o Cruz e dall’altra Sanders diventassero evidentemente i grandi favoriti per la vittoria delle primarie. Questo aprirebbe uno spazio al centro e lui si farebbe eleggere dai moderati di entrambi i partiti. Io ci credo poco.

Bloomberg mise in giro voci simili già nel 2008 e nel 2012: non sembra proprio un uomo guidato da un ardente desiderio di spendersi per il paese. Inoltre: un paese che scegliesse Trump e Sanders come candidati alla presidenza vorrebbe in realtà eleggere un ricchissimo e moderatissimo uomo d’affari il cui nome tutti associano a Wall Street? Bloomberg tra le altre cose è favorevole alla libertà di scelta per le donne sull’aborto, favorevole ai matrimoni gay, favorevole all’introduzione di nuovi controlli sull’acquisto di armi, favorevole a riformare le leggi sull’immigrazione: per l’elettorato Repubblicano non sembrerebbe una candidatura interessante. Credo che su questo abbia ragione Paul Krugman: un’eventuale candidatura di Bloomberg sarebbe perfetta solo per spaccare i Democratici e mandare Donald Trump alla Casa Bianca. Infine, questa è la lista di tutti i presidenti americani della storia. Trovate voi quelli eletti da indipendenti.

Non vi si è ancora stancato il pollice?
Questa settimana ho passato cinque ore su Reddit a rispondere a qualsiasi domanda, comprese moltissime sulle elezioni americane. Trovate l’intera conversazione qui.

Cose da leggere
The Way to Stop Trump, di Ross Douthat sul New York Times
Hillary Clinton Wants To Talk To You About Love And Kindness, di Ruby Cramer su BuzzFeed
The Duel, di Ryan Lizza sul New Yorker
Contested Republican Convention Is Possible, di Reid J. Epstein sul Wall Street Journal

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