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–311 giorni alle elezioni statunitensi

–311 giorni alle elezioni statunitensi
–30 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

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A 30 giorni alle primarie in Iowa – sabato prossimo: guida completa – il quadro tra i Repubblicani da quelle parti sembra più o meno delineato: sarà una lotta fra Donald Trump e Ted Cruz. Si tratta peraltro di uno scenario storicamente sensato, visto che l’elettorato dell’Iowa favorisce di solito i candidati più conservatori (nel 2012 vinse Santorum, nel 2008 Huckabee). Per questo motivo sta diventando sempre più appassionante seguire la campagna elettorale in New Hampshire, dove si vota pochi giorni dopo: i candidati più pragmatici e moderati hanno bisogno di fare molto bene lì per emergere come l’anti-Trump o l’anti-Cruz. Parliamo essenzialmente di Marco Rubio, Jeb Bush, Chris Christie e John Kasich.

In questo momento nei sondaggi del New Hampshire questi quattro candidati sono compresi in cinque punti percentuali e fanno appello più o meno agli stessi elettori. A rendere tutto ancora più interessante c’è il fatto che storicamente le primarie in New Hampshire sono piuttosto imprevedibili: negli anni hanno resuscitato candidati che erano dati per spacciati, hanno fatto cadere chi era dato per favorito, hanno rimescolato le carte. Non sono primarie che assegnano molti delegati – poco più di 20, peraltro assegnati proporzionalmente – ma possono dare una gran spinta politica, economica e mediatica, e i candidati più moderati ne hanno molto bisogno. Un’altra ragione che rende il New Hampshire essenziale, infatti, è che il calendario delle primarie prevede che si voti all’inizio in contesti molto favorevoli ai candidati più conservatori, con un picco nella prima settimana di marzo, dove si voterà tra gli altri in stati meridionali come Alabama, Arkansas, Georgia, Oklahoma, Tennessee, Mississippi, Louisiana e Texas. I candidati moderati potranno tirar su la testa il 15 marzo, dove si vota in posti pesantissimi come Florida, Ohio e Illinois. Ma bisogna arrivare a quella data in salute, ben finanziati, con volontari motivati, elettori fiduciosi e una buona copertura sui media: per riuscirci è indispensabile innanzitutto far bene in New Hampshire.

Duro spot di Jeb Bush contro Marco Rubio.

Jeb Bush sta lentamente riemergendo dalle difficoltà dei mesi scorsi e ha ancora un sacco di soldi, che sta investendo massicciamente – più del triplo dei suoi avversari – in una serie di spot televisivi da trasmettere in New Hampshire: due andranno in onda anche nell’intervallo del Super Bowl, che si terrà il 7 febbraio. Bush ha anche cancellato alcune spese per spot televisivi in Iowa e South Carolina e ha usato quei fondi per raddoppiare il numero dei dipendenti e funzionari al lavoro in New Hampshire. Le sue ampie risorse finanziarie – e la capillarità territoriale del suo sostegno politico nell’establishment del partito – lo renderebbe dei quattro forse l’unico che potrebbe permettersi di andar male in New Hampshire; allo stesso modo, però, Bush è andato così male fin qui nei sondaggi e nei dibattiti che un altro inciampo potrebbe essergli fatale.

Christie sembrava spacciato fino a qualche tempo fa, ma la rinnovata attenzione degli americani per la lotta al terrorismo sta enfatizzando le sue doti migliori e gli sta permettendo di usare a suo favore l’esperienza da procuratore del New Jersey dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Rubio è tutt’ora il più presidenziabile dei quattro, ma le discussioni sulla sicurezza nazionale stanno facendo pesare di più alcuni suoi punti deboli: la sua posizione pragmatica sull’immigrazione e la sua inesperienza di governo. E Kasich, beh, è il governatore dell’Ohio, popolarissimo nel suo stato: se riuscisse ad andar bene in New Hampshire, avrebbe un’ottima mano per le settimane a seguire.

Duro spot di John Kasich contro Jeb Bush.

Per tutte queste ragioni, il risultato è che questi quattro candidati al momento stanno trascurando Trump e Cruz e se le stanno dando di santa ragione tra loro. Bush e Christie accusano Rubio di snobbare il suo incarico da senatore preferendo fare raccolte fondi ed eventi di campagna elettorale. Kasich dice che Bush è un candidato di un’altra epoca che non capisce l’America del 2016. Rubio e Kasich dicono che Christie è detestato persino dagli elettori dello stato che governa, il New Jersey. Christie dice di essere l’unico in grado di proteggere gli americani dalla minaccia del terrorismo, e che i suoi avversari sono mammolette. Bush accusa Kasich di voler mettere al bando le armi d’assalto. Rubio ricorda a tutti dei tempi in cui Bush lo adorava. Esiste anche il rischio concreto – il “nightmare scenario“, scrivePolitico – che finiscano per azzopparsi a vicenda.

Duro spot di Jeb Bush contro Chris Christie e John Kasich.

 

Anche per i Democratici il New Hampshire è importante
Hillary Clinton in Iowa ha un vantaggio che si è ormai consolidato, ma in New Hampshire le cose sono più equilibrate: lei e Sanders si sono sorpassati a vicenda cinque volte negli ultimi sei mesi e oggi – facendo la media – è avanti Sanders di quasi sei punti. Sanders peraltro sa che faticherà moltio negli stati successivi – in South Carolina è indietro di oltre 40 punti, in Nevada di 20 – e quindi ha davvero bisogno di far bene in New Hampshire. Anche per questo motivo, a partire dai prossimi giorni Hillary userà in New Hampshire quella che ha definito la sua “arma-non-tanto-segreta”: Bill Clinton comincerà a fare attivamente campagna elettorale. Vedere in campo un politico dal talento formidabile come Bill Clinton è una bella notizia per qualsiasi appassionato di politica americana, e la cosa potrebbe avere qualche ripercussione sulla campagna elettorale anche oltre il New Hampshire: Donald Trump, per esempio, ha iniziato ad attaccarlo per via delle accuse di molestie sessuali che gli sono state rivolte negli anni, e Hillary non ha davvero nessuna voglia che queste storie diventino un tema di discussione sui giornali.

Bonus
Martin O’Malley, il terzo candidato dei Democratici, sta continuando faticosamente a fare campagna elettorale in Iowa. Questa settimana ha deciso di tenere un incontro pubblico con gli elettori nonostante una tempesta di neve e si è presentata una sola persona. Che peraltro non ha convinto a votare per lui.

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In other news
La settimana scorsa avevamo parlato di come Ben Carson – in caduta libera nei sondaggi dei Repubblicani – stesse avendo problemi con il suo staff e i dirigenti della sua campagna elettorale. Questa settimana se ne sono andati ilcampaign manager e venti dipendenti. Il 31 dicembre c’è stata un’altra di quelle importanti scadenze trimestrali per le raccolte fondi dei candidati: i dati devono essere diffusi pubblicamente entro il 31 gennaio, ma alcuni candidati hanno già comunicato ufficiosamente come sono andate le cose: sembra siano andati molto bene Cruz e Clinton, mentre Carson ha incassato parecchio ma anche speso moltissimo (e ha speso moltissimo soprattutto nell’organizzazione delle raccolte di fondi: è un fenomeno che avevamo spiegato qui). George Pataki si è ritirato dalle primarie dei Repubblicani. Chi? Appunto.

Bonus
Questo interessante video seziona una risposta di Donald Trump evidenziando le caratteristiche uniche del suo stile oratorio.

Le date più importanti del 2016
(se vedete stati ripetuti due volte, è perché Democratici e Repubblicani votano in giorni diversi)
– 12 gennaio: ultimo discorso sullo stato dell’unione di Barack Obama
– 14 gennaio: dibattito tv dei Repubblicani
– 17 gennaio: dibattito tv dei Democratici
– 25 gennaio: ultimo dibattito tv dei Repubblicani prima del voto in Iowa
– 29 gennaio: il dipartimento di Stato diffonde l’ultimo blocco di email di Hillary Clinton
– 1 febbraio: si vota in Iowa
– 6 febbraio: dibattito tv dei Repubblicani
– 9 febbraio: si vota in New Hampshire
– 11 febbraio: dibattito tv dei Democratici
– 13 febbraio: dibattito tv dei Repubblicani (santo cielo, non dormirò più)
– 20-27 febbraio: si vota in Nevada e South Carolina
– 26 febbraio: dibattito tv dei Repubblicani
– 1 marzo: Super-Tuesday!
– 2-5 marzo: conferenza del CPAC, cioè un megaraduno dei conservatori statunitensi
– 5-9 marzo: si vota in Kentucky, Kansas, Maine, Louisiana, Nebraska, Michigan, Mississippi, Idaho
– 9 marzo: dibattito tv dei Democratici
– 15 marzo: si vota in Florida, Ohio, Illinois, Missouri e North Carolina (altra data fondamentale)
– 22 marzo: si vota in Alaska, Hawaii e Washington
– 5 aprile: si vota in Wisconsin
– 9 aprile: si vota in Colorado e Wyoming
– 19 aprile: si vota a New York
– 26 aprile: si vota in Connecticut, Delaware, Maryland, Pennsylvania e Rhode Island
– 3 maggio: si vota in Indiana
– 10 maggio: si vota in West Virginia
– 17 maggio: si vota in Oregon e Kentucky
– 24 maggio: si vota a Washington
– 7 giugno: si vota in California, Montana, New Jersey, New Mexico e South Dakota
– giugno: ci si aspettano importanti sentenze della Corte Suprema su aborto e immigrazione
– tra giugno e luglio, salvo sorprese: scelta dei candidati alla vicepresidenza
– 18-21 luglio: convention dei Repubblicani a Cleveland (ci andrò, spero)
– 25-28 luglio: convention dei Democratici a Philadelphia (idem!)
– 26 settembre: primo dibattito tv tra i candidati alla presidenza
– 4 ottobre: dibattito tv tra i candidati alla vicepresidenza
– 9 ottobre: secondo dibattito tv tra i candidati alla presidenza
– 19 ottobre: terzo e ultimo dibattito tv tra i candidati alla presidenza
– 8 novembre: elezioni presidenziali negli Stati Uniti

Cose da leggere
– How Hillary Clinton Went Undercover to Examine Race in Education, di Amy Chozick sul New York Times
Flirting With a Chaotic GOP Convention, di Benjamin L. Ginsberg sul Wall Street Journal (è presto per parlarne, ma qui ci sono molte informazioni utili)
– 
Why Tennessee will matter in 2016, di Katie Glueck su Politico
– Marco Rubio and the Problem of the Political Natural, di Benjamin Wallace-Wells sul New Yorker

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