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–318 giorni alle elezioni statunitensi

–318 giorni alle elezioni statunitensi
–37 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

presidential seal

Sono successe molte cose negli ultimi giorni ma questa è l’ultima newsletter del 2015, quindi ho pensato di raccontarle approfittandone per fare un po’ il punto della situazione, candidato per candidato. Quando ci sentiremo la prossima volta saremo nel 2016, l’anno delle elezioni, e mancherà meno di un mese all’inizio delle primarie.

Donald Trump
Ha detto un altro paio di cose enormi questa settimana, soprattutto contro Hillary Clinton, ma ormai mi sembra ci sia in chi lo racconta persino una certa stanchezza. È ancora il candidato in testa ai sondaggi nazionali, ma in Iowa – il primo stato in cui si vota – il sorpasso di Cruz si è consolidato. La tanto annunciata “fase due” della sua campagna non si vede ancora: non si vedono spot televisivi, non si vedono assunzioni di strateghi, funzionari esperti e sondaggisti. La mia impressione è che sia inutile aspettare che il pallone Trump scoppi all’improvviso, e invece valga la pena osservarlo sgonfiarsi lentissimamente, come se fosse stato punto da uno spillo sottilissimo.

Hillary Clinton
Il dibattito televisivo di sabato scorso per lei è andato benissimo: come ha scritto il Washington Post, è sembrata l’unica persona che potrebbe davvero fare la presidente domani mattina. La rinnovata attenzione dell’elettorato statunitense per le questioni legate al terrorismo e alla sicurezza nazionale stanno esaltando sia i suoi punti di forza che le debolezze dei suoi avversari, tanto che durante il confronto tv ha preferito quasi sempre criticare i Repubblicani piuttosto che gli altri candidati Democratici. I sondaggi sono buoni (la situazione sembra equilibrata soltanto in New Hampshire) e nel 2016diventerà di nuovo nonna, cosa che le darà una piccola mano visto che da tempo cerca di “umanizzare” la sua immagine. Ha detto che con gli investimenti che pensa di fare nel settore della ricerca sanitaria, entro dieci anni sarà possibile curare l’Alzheimer. Il 2015 ha avuto per lei qualche momento complicato, soprattutto in estate, ma ora la sua candidatura sembra avere un altro passo.

Guardate quanto è marziale questo spot di Hillary Clinton. Le parole, il suono della voce, le immagini. Gli attentati di Parigi e San Bernardino hanno stravolto il tono della campagna elettorale.

Jeb Bush
Jeb Bush
“Nessun candidato è più felice di Jeb Bush di salutare il 2015”, ha scritto giustamente Politico. Nonostante una disponibilità economica quasi sconfinata, il sostegno dell’establishment del partito e una grande notorietà, Bush ha sperperato un grande vantaggio nei sondaggi mostrando la goffaggine di chi in fondo non faceva politica attiva dal 2007. Ha toccato il fondo nei dibattiti televisivi, quando è stato praticamente bullizzato da Donald Trump, e oggi si barcamena sotto il 10 per cento.

Da un mese, comunque, ha cambiato qualcosa: forse è troppo tardi, forse no. Nei dibattiti sta andando meglio, a forza di allenarsi; i suoi comizi sono più affollati di prima e chi ci arriva perplesso se ne va convinto. Aveva cominciato con una strategia aggressiva – Bush aveva le risorse per vincere in tutti gli stati – ma ora è costretto a puntare tutto sul New Hampshire, quello con l’elettorato a lui più congeniale tra i primi stati in cui si vota. Ultimamente sta cercando di dipingersi come l’unico vero candidato anti-Trump, avvantaggiato anche dal fatto che i suoi rivali effettivamente hanno deciso spesso per opportunismo o pavidità di girare al largo da The Donald.

Marco Rubio
È quello che la stampa chiama da mesi astro-nascente, il migliore per tutti nei discorsi e nei dibattiti televisivi, quello che può andare bene con l’elettorato latinoamericano, quello che può conquistare sia l’establishment del partito che gli elettori più estremisti: tutto vero. Dovessi puntare su qualcuno, io oggi punterei su di lui. Ma allora perché non sta vincendo? Nei sondaggi nazionali è terzo, in Iowa è terzo, in New Hampshire è secondo. Peraltro proprio in questi stati si sta facendo vedere pochissimo, rispetto ai suoi rivali. È un piano, ne hanno scritto questa settimana sia Bloombergche il New York Times: approfittare dell’impresentabilità dei suoi principali rivali, soprattutto Trump e Cruz, per trascurare gli early states e concentrarsi sul resto degli stati. È una mossa molto rischiosa: qualcosa di simile a quello che nel 2008 aveva in mente Rudolph Giuliani, che però così facendo era stato già cancellato dalla competizione prima che si votasse negli stati in cui lui pensava sarebbe stato più forte.

Ted Cruz
Credo sia oggi il candidato messo meglio, tra i Repubblicani. Può vincere in Iowa, può vincere nella gran parte degli stati del Sud e soprattutto può attrarre la maggior parte degli elettori che oggi dicono di preferire Donald Trump, quando Donald Trump tornerà sulla Terra. Sul fatto che questo ne faccia un buon candidato alle elezioni di novembre, invece, ho dei dubbi. In uno sketch dell’ultima puntata del Saturday Night Live, l’imitatore di Ted Cruz dice: «L’ISIS mi odierà. Ne sono certo perché mi odiano tutti. I Democratici mi odiano. I Repubblicani mi odiano». È semplicemente vero. Un po’ per le sue posizioni particolarmente estremiste, un po’ per come tratta chiunque non sia d’accordo con lui, l’establishment del partito detesta Cruz forse persino più di Trump. La circostanza è ammessa dallo stesso Cruz, che anzi la cita nei suoi comizi come argomento a favore della sua autenticità.

Tre cose che sono successe questa settimana intorno a Ted Cruz, per finire. Primo: è venuta fuori – non so quanto spontaneamente – una registrazione audio di un suo discorso durante un incontro a porte chiuse con alcuni finanziatori. Tra le altre cose, Cruz dice che l’abrogazione dei matrimoni gay non è tra le sue priorità, pur essendo lui contrario (la cosa potrebbe far incazzare gli evangelici, sul cui sostegno ha puntato molto). Secondo: ha diffuso un bizzarro spot natalizio, che è quello qui sotto, dove legge alle sue figlie alcune favole tradizionali storpiate per prendere in giro i suoi avversari. Terzo: il Washington Post ha pubblicato una vignetta che mostra le figlie di Cruz come due scimmiette ammaestrate – per via del suddetto spot – generando una montagna di polemiche. Alla fine il Washington Post ha ritirato la vignetta, mentre Ted Cruz l’ha usata per sollecitare le donazioni dei suoi sostenitori e ha tirato su un milione di dollari.

Bernie Sanders
Se si esclude Trump, è stato la vera grande sorpresa di questi mesi: ha messo in piedi una campagna elettorale vera, costruita su un consenso vero, e oggi è l’unico sfidante credibile di Hillary Clinton. Dopo un’estate magnifica però si trova in difficoltà: nei sondaggi è arrivato a un punto di stallo e improvvisamente per gli americani le condizioni della classe media, le diseguaglianze economiche e i privilegi di Wall Street non sono più una priorità. Magari questa circostanza cambierà presto, ma per il momento Sanders sta faticando. Inoltre questa settimana Sanders ha sospeso altri due dipendenti per la storia dei dati di Clinton sottratti la settimana scorsa. Non vincerà.

Chris Christie e John Kasich
Li metto insieme perché si somigliano, in qualche modo, e soprattutto si somigliano i loro piani. Sono due governatori più o meno moderati, soprattutto Kasich, e per questo motivo stanno giocando col campo decisamente in salita: ma hanno entrambi buone qualità. Il primo ha un’efficacia oratoria formidabile, soprattutto a braccio e negli incontri dal vivo con gli elettori; il secondo è il popolarissimo governatore dell’Ohio, uno di quegli stati che bisogna vincere se si vuole arrivare alla Casa Bianca. I sondaggi li danno praticamente per spacciati e con un solo scenario favorevole davanti: visto che l’elettorato dell’Iowa non gli è congeniale per niente, e non hanno soldi per competere su molti stati, anche loro puntano tutto sul New Hampshire. Una vittoria in New Hampshire può dargli spinta – mediatica, politica, economica – per proseguire la campagna; una sconfitta invece sarà praticamente la fine dei giochi.

Ben Carson
È in caduta libera nei sondaggi, e giustamente: chi vuole votare un fuori di testa ha trovato in Trump e Cruz candidati ben più solidi e affascinanti. Lui ha promesso grandi rinnovamenti nel suo staff – sembra che alla base dei suoi guai recenti ci sia una lotta interna tra il direttore e lo stratega della sua campagna elettorale – ma credo che davvero abbia detto tutto quello che aveva da dire. È diventato ancora più famoso, venderà un sacco di libri e otterrà un contratto come opinionista su Fox News o da qualche altra parte: ed era quello che voleva fin dall’inizio, forse.

E gli altri?
Lindsey Graham si è ritirato, e se non l’avete mai sentito nominare è un peccato: è un bel personaggio, Repubblicano dal gran senso dell’umorismo, idee molto aggressive di politica estera ma moderate e ragionevoli su quasi tutto il resto. Era decisamente il candidato sbagliato al momento sbagliato. Gli altri – O’Malley, Fiorina, Paul, Huckabee, Santorum – faranno tutti la stessa fine: è solo questione di tempo.

Chiudo con una storia che riguarda Susana Martinez, governatrice Repubblicana del New Mexico. Non è candidata alle primarie ma fino a questa settimana era considerata una potenziale credibile vice-presidente, soprattutto qualora tra i Repubblicani non dovessero vincere né Rubio né Cruz. Ho scritto “fino a questa settimana” perché adesso è molto improbabile che venga selezionata. È stata diffusa la registrazione di un incontro tra Martinez e un agente di polizia. Martinez era in una camera d’albergo, il poliziotto era stato chiamato all’una del mattino perché dalla finestra della sua stanza veniva un gran rumore ed erano persino volate giù delle bottiglie di vetro dalla finestra. Martinez apre la porta e parla con l’agente visibilmente ubriaca, persino il poliziotto è imbarazzato. Il suo ufficio stampa ha scaricato la colpa dei rumori sul suo staff, ha detto che comunque dalla finestra non erano volate giù bottiglie ma palle di neve (?!) e che Martinez per la precisione aveva bevuto solo un drink e mezzo.

E buon Natale.
C’è una gran scena di The West Wing per ogni occasione.

https://www.youtube.com/watch?v=qqLIH2UiPXg

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