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–346 giorni alle elezioni statunitensi

–346 giorni alle elezioni statunitensi
–65 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

presidential seal

Un po’ per come gli attentati di Parigi hanno scombinato – almeno momentaneamente – l’agenda delle priorità degli elettori statunitensi, un po’ perché si avvicina l’inizio delle primarie, cominciano a vedersi un po’ di movimenti interessanti tra i candidati Repubblicani. La settimana scorsa abbiamo discusso di quali idee hanno i candidati sulla politica estera e sulla lotta al terrorismo: in questa vediamo invece come questa discussione sta cambiando gli equilibri nei sondaggi. È come se il ghiaccio si stesse lentamente sciogliendo: tutto sta diventando un po’ più fluido e mutevole, e non è ancora chiaro quale sarà la forma che le cose assumeranno alla fine di questo processo. Il contesto lo conoscete: Donald Trump è in testa ai sondaggi da quattro mesi, alternando momenti buoni ad altri meno buoni. A volte scende e sembra sul punto di cedere, poi si tira su di nuovo. Dietro di lui ci sono tre candidati apparentemente in salute e che in diversi momenti sono sembrati poterlo minacciare davvero: Ben Carson, Ted Cruz e Marco Rubio.

Ben Carson sta crollando
Il neurochirurgo nero dall’appeal elettorale quasi inspiegabile è stato fin qui il candidato più danneggiato dalle nuove preoccupazioni degli elettori Repubblicani per il terrorismo internazionale. Come racconta questo articolo di Politico, la lampante inadeguatezza di Carson ogni volta che risponde a una domanda di politica estera sta portando i suoi elettori – soprattutto in Iowa, il primo stato in cui si vota – a ricalibrare le loro preferenze, visto che le alternative non mancano. La candidatura di Carson è stata in grado di andare avanti fin qui perché la politica estera e la sicurezza internazionale erano temi di secondo piano, oggetto di una o due domande per evento elettorale, neppure particolarmente centrali, ma davvero non è in grado di sostenere una discussione sul Medioriente. Nel migliore dei casi le sue risposte sono vaghe e confuse, nel peggiore sono completamente assurde e disinformate.

Un esempio: questa è una risposta di Carson sulla recente crisi tra Russia e Turchia e il ruolo della NATO. Dura un minuto, è meglio di qualsiasi spiegazione.

https://www.youtube.com/watch?v=jdxjwkH-lZ4

Nella media nazionale dei sondaggi, Carson ha perso 5 punti in due settimane; soltanto in Iowa dall’inizio di novembre ha perso 9 punti.

Ted Cruz sta crescendo
Tra i candidati Repubblicani estremisti, Ted Cruz è sicuramente il più preparato e presentabile: per questo da mesi gli analisti lo descrivono come quello che più facilmente degli altri potrebbe ereditare la gran parte dei consensi di Trump e Carson, qualora questi dovessero crollare. In Iowa sta accadendo esattamente questo, anche perché è uno stato in cui tra i Repubblicani contano molto i gruppi evangelici e religiosi, e quello è un segmento in cui Cruz va molto forte. Se a novembre Carson in Iowa ha perso 9 punti, Cruz ne ha guadagnati quasi 8. Se invece della media si guardano i singoli recenti sondaggi, Cruz in Iowa sembra aver praticamente raggiunto Trump. Questa tendenza conferma per il momento lo scenario considerato da qualche mese come il più probabile: che a un certo punto la scelta per gli elettori Repubblicani si limiterà a due candidati, l’estremista più presentabile (Ted Cruz) e l’uomo dell’establishment che piace di più agli estremisti (Marco Rubio).

Bonus
Come probabilmente sapete, giovedì negli Stati Uniti è stato il Giorno del Ringraziamento: famiglie che si riuniscono, grandi pranzi e quindi anche qualche chiacchiera di politica a tavola. Moltissimi giornali americani hanno pubblicato una guida per sopravvivere alle discussioni di politica con i parenti: questa è quella di Vox, qui il New York Times, qui il Washington Post, la CNN, Quartz

Donald Trump barcolla, o forse no
Da quando Trump si è candidato, è successo più volte che a un certo punto dicesse una cosa così grossa, così aggressiva, così violenta, che la gran parte dei giornalisti e degli osservatori dicesse: ecco, si è fregato con le sue mani, la sua campagna non sopravviverà alla cazzata che ha appena detto. Invece Trump è sempre sopravvissuto. Ha irriso eroi di guerra, ha detto cose sessiste, razziste, violente, apertamente false; si è contraddetto un milione di volte ed è sempre sopravvissuto, dimostrando che la rabbia di un pezzo degli elettori Repubblicani è così forte da mettere in secondo piano tutto il resto. In molti casi Trump è sembrato persino avvantaggiarsi da episodi che avrebbero affondato qualsiasi altra campagna elettorale: siccome la sua forza è essere Trump – arrogante, sopra le righe, eccetera – alla fine episodi del genere lo premiano invece che danneggiarlo. Questa settimana ne è successa un’altra, forse la peggiore di tutte fin qui.

C’è una storia che Trump continua a ripetere fin dagli attentati di Parigi: che la sera dell’11 settembre 2001 migliaia di musulmani furono visti festeggiare in New Jersey. È una specie di leggenda metropolitana, non c’è nessuna prova che sia successo, e d’altra parte ce ne saremmo accorti: ma l’origine di questa storia è un articolo del Washington Post che all’epoca segnalò in tre righe un intervento della polizia a Jersey City perché secondo alcuni residenti c’erano dei musulmani che festeggiavano sul tetto di una casa. Non si sa nulla di cosa accadde dopo, perché probabilmente la cosa finì in niente. Decine di giornalisti americani da giorni cercano di scoprire qualcosa in più su quell’episodio e non trovano nulla. Naturalmente alcuni sono andati dal giornalista che scrisse quell’articolo, che si chiama Serge Kovaleski e oggi lavora al New York Times. Kovaleski ha detto di non ricordare molto di quella storia a parte quello che ne scrisse – d’altra parte sono passati quindici anni, erano tre righe in un articolo che parlava d’altro, non ci fu nessun seguito.

Kovaleski ha l’artrogriposi, una malattia genetica che provoca rigidità alle articolazioni. Trump lo ha criticato facendogli il verso in questo modo odioso.

https://www.youtube.com/watch?v=1uQmQAuZr1A

Esiste una logica cinica e polarizzante che spiega gli insulti contro gli immigrati e contro gli omosessuali, per fare qualche esempio, ma non esiste una logica per quanto cinica che possa spiegare politicamente la decisione di irridere una persona disabile. Non è una questione di politicamente corretto: questa è una cosa che fa incazzare i Repubblicani quanto i Democratici. In certi stati – soprattutto quelli con un elettorato molto religioso, come l’Iowa – rischia di far incazzare persino più i Repubblicani dei Democratici. Trump ovviamente si è difeso come fa sempre, dicendo che non conosceva la disabilità del giornalista (è un trucco che usa spesso, quando è in difficoltà: dice che non ricorda). Ieri è uscito un sondaggio di Reuters e Ipsos secondo cui Trump sul piano nazionale ha perso 12 punti in meno di una settimana: sarebbe un’enormità, se fosse vero, ma serviranno le conferme di altri dati e istituti prima di poterne parlare sul serio.

Cose da leggere
How Ted Cruz could win the GOP nomination, di Benji Sarlin su MSNBC
The Opportunist, di Evan Osnos sul New Yorker (ritrattone di Marco Rubio)
Why one political scientist thinks Donald Trump might actually win, di Ezra Klein su Vox

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