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–374 giorni alle elezioni statunitensi

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–374 giorni alle elezioni statunitensi
–93 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

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Questa settimana tutta la campagna elettorale negli Stati Uniti ha girato attorno ai Repubblicani e al loro confronto televisivo di mercoledì notte, che molti descrivono come un punto di svolta; e siamo vicini a un altro passaggio importante, perché tra poco mancherà un anno esatto alle elezioni presidenziali e mancano già meno di 100 giorni all’inizio delle primarie in Iowa. Quindi è il momento giusto per fare un piccolo punto della situazione su:

1. Questa newsletter, ma ci mettiamo poco
2. Cosa dicono i sondaggi a questo punto

Parliamo di noi
Due cose cambieranno da qui in poi. La prima è che la prossima newsletter sarà l’ultima che pubblicherò anche sul mio blog, oltre a inviarla a chi si è iscritto su Tinyletter. La duplicazione dei contenuti è ridondante e superflua, e il blog in questo momento è diventato una specie di archivio delle newsletter: non è necessario. La seconda è che il calendario dei dibattiti televisivi diventerà presto piuttosto fitto e quindi non manderò ogni volta di mattina un’edizione speciale della newsletter; anche perché a un certo punto l’anno prossimo cominceranno effettivamente le primarie, e sarà il caso di usare le edizioni speciali per raccontare i risultati del voto. Questo è il piano: se a un dibattito succederanno cose molto grosse, l’edizione speciale arriverà; altrimenti potrete leggerne la mattina dopo sul Post oppure nella newsletter del sabato. Ogni vostro commento e feedback è sempre molto gradito, comunque: basta rispondere a questa email per farmi sapere cosa vi convince e cosa no, a cosa vorreste fosse dedicato più spazio e a cosa meno. Ok? Dai.

Parliamo di quegli altri
Sapete che fin qui non abbiamo parlato moltissimo di sondaggi – praticamente quasi mai fino a un mese fa – ma ormai ci tocca: le cose possono ancora cambiare molto, ma stanno iniziando a prendere una direzione interessante da osservare e discutere.

Questa è la situazione nazionale per i Repubblicani secondo una media dei sondaggi delle ultime due settimane:

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L’evoluzione del dato nazionale non è un indicatore perfetto per valutare chi sta andando bene e chi no – tenete sempre presente che si vota stato per stato e in momenti diversi – ma è utile per capire che aria tira. Trump e Carson rimangono nettamente in testa ai sondaggi, ma è un equilibrio che nasconde qualche smottamento, come vedremo tra poco. E dato che la grandissima parte degli analisti e degli osservatori prevede che Trump e Carson crollino tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, è interessante capire cosa sta succedendo dietro di loro: sta continuando a crescere Rubio ed avanzare lentamente Cruz, mentre Bush e Fiorina scendono.

Andiamo a vedere cosa succede in Iowa, allora: il primo stato in cui si vota.

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Bum! Negli ultimi dieci giorni Carson ha rimontato e superato Trump, che era in larghissimo vantaggio da mesi. Trump non l’ha presa benissimo, durante certi recenti comizi in Iowa ha persino sarcasticamente sgridato gli elettori. Il fatto che questo sorpasso sia avvenuto in assenza di fatti particolarmente eclatanti indica che un pezzo di elettorato Repubblicano si sta semplicemente stufando di Trump e sta cercando delle alternative. Per ora ha puntato su Carson, che è estremista quanto Trump ma meno rumoroso e scoppiettante. Chi sarà il successivo? Subito dietro ci sono di nuovo Rubio e Cruz, che sono oggi i candidati più accreditati nel lungo periodo: potrebbero essere i due veri sfidanti nel 2016, specie se Bush resterà bloccato lì sotto.

Storicamente gli elettori dell’Iowa premiano i candidati più populisti e conservatori, motivo per cui bisogna tenere particolarmente d’occhio Cruz e fino alla fine non si potranno liquidare con certezza né Trump né Carson. L’orientamento degli elettori dell’Iowa viene bilanciato da quello degli elettori del New Hampshire, dove si vota pochi giorni dopo, che di solito preferiscono invece i candidati “eleggibili”, quelli che hanno una vera chance di battere il candidato dei Democratici a novembre. 

E come sono messe le cose in New Hampshire per i Repubblicani?

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Dietro Trump e Carson la situazione qui è molto meno definita. C’è Bush, che sta investendo moltissimo tempo e moltissime risorse da quelle parti, ma è stato raggiunto da Rubio; ci sono Fiorina e Kasich, le cui uniche possibili strade verso la nomination passano per un gran risultato in New Hampshire. Tra qualche giorno avremo un quadro più preciso della situazione, perché i sondaggi devono ancora assorbire le conseguenze del dibattito di mercoledì, che è stato ottimo per Rubio e Cruz ma pessimo per Bush.

La direzione verso cui andiamo, oggi, sembra indicare Cruz e Rubio come potenziali punti di riferimento, uno per gli elettori più estremisti del partito e l’altro per i più pragmatici. Trump e Carson punteranno tutto sull’Iowa per evitarlo; Bush, Kasich e Fiorina invece cercheranno di tenersi vivi puntando tutto sul New Hampshire. Poi non è che le cose finiscono a febbraio, naturalmente si voterà in molti altri posti: ma i risultati in Iowa e New Hampshire daranno una direzione alle cose.

E i Democratici? La situazione è molto più facile da leggere, da quelle parti: ci sono solo tre candidati e uno (una!) è nettamente in vantaggio. Questa è la situazione sul piano nazionale nelle ultime due settimane:

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La popolarità di Hillary Clinton ha smesso di scendere e ha cominciato a risalire, d’altra parte abbiamo detto di quanto siano state buone per lei queste ultime due settimane. Tenete conto anche che i voti qui sopra attribuiti ancora a Biden presto spariranno, e a giudicare dalle rilevazioni degli ultimi giorni quegli elettori andranno in gran parte a Clinton. Dall’altra parte, però, non mi aspetto di vedere un crollo di Sanders, anzi: tantissimi elettori hanno iniziato a conoscerlo solo in queste settimane e la dinamica della campagna lo renderà a un certo punto semplicemente il candidato anti-Clinton, preferito da tutti quelli che per una qualsiasi ragione non vogliono sostenere la favorita.

Vediamo anche qui come cambiano le cose stato per stato. Questi sono i dati sulle ultime due settimane in Iowa.

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È un esempio di quello che dicevamo prima: Hillary cresce, soprattutto da quando Biden si è tirato fuori, Sanders viene ridimensionato ma non crolla (è sempre abbondantemente sopra il 30 per cento). Alla Jefferson-Jackson Dinner di sabato scorso, uno degli appuntamenti più attesi della campagna elettorale in Iowa, Sanders ha attaccato duramente Hillary Clinton: pur senza mai nominarla, ha parlato moltissimo di quattro temi – la guerra in Iraq, gli accordi sul commercio, l’oleodotto Keystone XL e i diritti dei gay – su cui Clinton ha cambiato posizione in questi anni. Altra mossa interessante di Sanders: dopo aver passato mesi a criticare i candidati che si affidano troppo ai sondaggi (indovinate a chi si riferiva), ha assunto un sondaggista: Ben Tulchin, che aveva lavorato con Howard Dean nel 2004.

Veniamo al New Hampshire, dove sono successe le cose più interessanti nei sondaggi dei Democratici in queste settimane. Da quelle parti Sanders è stato in largo vantaggio per settimane, ma ora l’aria sta cambiando:

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Clinton ha ripreso Sanders, ora sono praticamente appaiati: e anche qui ci sono ancora un po’ di elettori che preferivano Biden e che stanno cambiando cavallo.

Il New Hampshire ha una storia particolare per Hillary Clinton: è il posto in cui nel 1992 suo marito Bill, dopo essere andato malissimo nei sondaggi e poi nel voto in Iowa, ottenne un miracoloso secondo posto col 24,7 per cento, tanto da guadagnarsi il soprannome di “comeback kid” e rilanciare le sue possibilità di ottenere la nomination (sapete come andò a finire); è il posto in cui nel 2008 contro tutti i pronostici e i sondaggi Hillary sconfisse Obama, fresco di travolgente vittoria in Iowa, e mise in chiaro che le primarie sarebbero andate avanti molto a lungo.

Insomma, tra i Democratici stiamo assistendo a un consolidamento della campagna di Hillary Clinton, che ora non sembra più in grossa difficoltà, mentre Sanders si sta assestando attorno a un 30 per cento dei voti che lo rende un importante e soprattutto molto influente protagonista della campagna elettorale, ma non un potenziale vincitore. Niente che non possa ancora cambiare, ovviamente, ma è una direzione tutto sommato credibile.

Una cosa che ho sbagliato
Lo sapevo che non avrei dovuto mettere un piede fuori dalla politica americana. La settimana scorsa ho scritto che i New York Mets di baseball erano arrivati alle World Series battendo i Los Angeles Dodgers, invece erano i Chicago Cubs. Grazie ad Andrea che me lo ha fatto notare.

Cose da leggere
Could America Elect a Mentally Ill President?, di Alex Thompson (se avete tempo per leggerne uno solo, scegliete questo)
The agony of Jeb Bush, di Chris Cillizza sul Washington Post
The 24 Hours That (Maybe) Sank Chris Christie, di Matt Katz su Politico (una specie di romanzo, molto avvincente)

Hai una domanda?
Scrivimi a [email protected] oppure rispondi a questa email, che poi è la stessa cosa.

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