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–388 giorni alle elezioni statunitensi

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–388 giorni alle elezioni statunitensi
–107 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

presidential seal

Questa settimana ci siamo messi alle spalle il primo dibattito dei Democratici, che non ha lasciato grandi scorie tanto il risultato è stato netto, ma sta aprendo qualche domanda preoccupante su Joe Biden; e ci siamo messi finalmente alle spalle anche i dati sulla raccolta fondi dei candidati nell’ultimo trimestre, che contengono due o tre cose molto interessanti e di cui fin qui non avevamo parlato. Ah, alla fine della newsletter ci sono un po’ di vostre domande e risposte. Insomma, stavolta ritmo meno frenetico e qualche riflessione in più.

Di cosa parleremo:
– C’è ancora spazio per Joe Biden?
– Gli Stati Uniti sono pronti per un presidente con gli occhiali?
– Un dato interessante: chi ha più soldi in banca
– Mica male la vita dei figli di Scott Walker
– I candidati Democratici del 2020 o del 2024
– Perché Sanders piace poco ai neri, per ora

C’è ancora spazio per Joe Biden?
Archiviata la vittoria di Clinton nel dibattito televisivo di mercoledì tra i Democratici, questa è la cosa di cui si è discusso di più. Durante il confronto Clinton è riuscita a ottenere ottimi risultati sulle cose su cui è più forte e persino su quelle su cui non lo è: grazie a Sanders ha ottenuto una vittoria perfino quando si è parlato dello scandalo delle email. Come ha detto David Axelrod, lo stratega politico delle due campagne elettorali di Obama, «sia Clinton che Sanders sono usciti rafforzati dal dibattito, e questo complica la logica di una nuova candidatura a questo punto della campagna elettorale». Dal giro di Biden sono cominciate allora a circolare delle nuove voci sul fatto che la decisione non sia ancora stata presa e che anzi lo stesso Biden sia sempre più propenso a candidarsi, ma ho la sensazione che sia la stampa che in parte gli elettori stiano cominciando a stancarsi di un tira e molla che va avanti da quest’estate.

Bonus
Gli Stati Uniti sono pronti per un presidente con gli occhiali? Alcuni consulenti di Jeb Bush vogliono convincerlo a toglierli.

Un dato interessante: chi ha più soldi in banca
Finalmente abbiamo tutti i dati sulle raccolte fondi dei candidati negli ultimi tre mesi. Questa tabella di Bloomberg è una buona sintesi: spieghiamola.

“Raised in Q3” indica i soldi raccolti nell’ultimo trimestre. “Spent in Q3” indica i soldi spesi nello stesso trimestre. “Cash on Hand” indica i soldi in banca: quelli che possono essere spesi senza indebitarsi. “Total Raised by Candidate” è il totale dei soldi raccolti dall’inizio della campagna elettorale. “Raised by SuperPACs/527s” sono i soldi raccolti – in modo poco trasparente e molto contestato – dai comitati politici indipendenti.

soldi

Il primo dato che salta all’occhio è che i candidati ad aver raccolto più soldi sono i due Democratici, che è una cosa in qualche modo eccezionale – di solito i candidati del partito che viene da due mandati alla Casa Bianca soffrono parecchio, mentre gli altri vanno col vento in poppa – e si spiega con il loro grande appeal su pezzi diversi del partito e anche col largo numero dei candidati Repubblicani, che costringe gli elettori di destra a vedere diluito l’effetto delle loro donazioni. Ma c’è un altro dato interessante di cui si discute poco: al di là di chi raccoglie più soldi, chi è che ne spende di più?

Nel gergo della politica americana si chiama “burn rate” la percentuale di soldi spesi da ogni candidato sul totale di quelli incassati, mentre il “cash on hand” è visto come il vero indice per misurare la forza economica di un candidato. Analizzando questi dati scopriamo quindi che:

– Sanders sta spendendo relativamente poco e ha parecchi soldi in banca;
– Clinton questa complicata estate ha speso parecchio ma resta in assoluto la candidata con più soldi in banca;
– Bush, che si pensava potesse avere una potenza di fuoco paragonabile a quella di Clinton, sta raccogliendo poco e spendendo molto, ed è sempre più dipendente dai SuperPAC;
– Trump è diventato paradossalmente la dimostrazione vivente che nelle campagne elettorali americane si possono fare moltissime cose senza spendere molti soldi (se sei una mega-celebrità, certo);
– Carson e Cruz stanno andando molto bene e questo soprattutto in Iowa potrebbe avere delle conseguenze;
– Rubio e Kasich non possono permettersi altri tre mesi così di raccolta fondi, anche se dovessero nel frattempo crescere nei sondaggi.

Doppio bonus
Scott Walker si è ritirato quando ha praticamente finito i soldi, come mostra la tabella: i suoi consulenti prendevano stipendi astronomici e persino i due suoi figli ventenni venivano pagati dalla campagna elettorale. Per uno che propone tagli a tutto spiano non è una bella storia. Altra cosa: dopo i ricchissimi fratelli Koch, anche il mega-riccone dei casinò Sheldon Adelson sembra vicino a sostenere Marco Rubio.

Un po’ di domande e risposte

Secondo te, pesati tutti i fattori quale sarebbe alla fine il miglior candidato democratico? Il fatto che Biden sia prima di tutto un uomo di partito non potrebbe penalizzarlo quando dovrà confrontarsi con la totalità degli elettori, dem e non? (Francesco M.)
Alla fine della fiera, credo che Hillary sia molto vulnerabile (soprattutto se il candidato dei Repubblicani dovesse essere Rubio, o Kasich) ma che sia comunque meno vulnerabile di Biden, e che Biden non abbia grandissimi spazi per differenziarsi da lei. Il Partito Democratico ha altri politici con idee e talento che sarebbero stati dei validi e più giovani candidati – Cory Booker, Mark Warner, Kirsten Gillibrand, per dirne tre – ma hanno deciso di aspettare il prossimo giro. Ne sentiremo parlare nel 2020 o nel 2024.

Come mai l’elettorato nero non vede di buon occhio la candidatura di Sanders, che pure ha combattuto sempre per i suoi diritti fin dai tempi di Martin Luther King, e soprattutto perché dovrebbe preferire la Clinton a Sanders? (Mirko B.)
Innanzitutto non è detto che questo dato – Sanders al momento fatica con gli elettori neri – sia irreversibile. Tutt’altro, secondo me. C’entra molto, per esempio, il fatto che Sanders sia ancora poco noto sul piano nazionale e la sua candidatura sia al momento forte soprattutto in ambienti un po’ upper-class di sinistra, diciamo, economicamente o culturalmente, prevalentemente bianchi; ma Sanders ci sta lavorando e qualcosa si sta muovendo. Poi c’entra anche che Sanders ha fatto tutta la vita il politico in uno degli stati più bianchi d’America ed è abituato a rivolgersi soprattutto a una certa fascia di elettori. Dall’altra parte Clinton ha una notorietà mostruosa, ha alle spalle trent’anni di carriera e lavoro con i Democratici – cioè nel partito di gran lunga preferito dai neri fin dai tempi di Johnson – ed è la moglie dell’uomo che fu definito da Toni Morrison “il primo presidente nero” (politicamente, ovvio).

Bonus
Barack Obama nel 2008 risponde alla domanda se davvero Clinton è stato il primo presidente nero.

Cosa pensi dello scandalo Planned Parenthood? Che peso potrebbe avere sulle primarie? (Monica B.)
Di cosa parliamo, per capirci: gruppi di attivisti di estrema destra e associazioni anti-abortiste hanno diffuso online video registrati di nascosto che mostrano impiegati di Planned Parenthood – una organizzazione non profit che coordina e gestisce centinaia di cliniche statunitensi per la salute delle donne, soprattutto sul piano riproduttivo, e pratica le interruzioni di gravidanza – discutere in modo piuttosto rozzo della vendita di feti abortiti a società che fanno ricerca scientifica. I video in gran parte dei casi sono stati tagliati e montati ad arte; alcuni di cui si è parlato non esistono nemmeno; altri ritraggono persone che non lavorano per Planned Parenthood, che comunque non risulta aver fatto niente di illegale. Io penso che lo scandalo esista solo per l’estrema destra anti-abortista e che i candidati Repubblicani che oggi strillano su Planned Parenthood per corteggiarla potrebbero pentirsene molto qualora dovessero vincere le primarie (e penso che non le vinceranno per questo, eventualmente).

Si parla molto delle primarie per le presidenziali ma… a gennaio partono anche quelle per i vari governatori/senatori/deputati, no? O si fanno dopo? Credi che ci sia qualche sfida interessante o da tenere d’occhio? E credi, realisticamente, che la maggioranza repubblicana nelle due aule possa essere in qualche modo scalfita dai democratici? (Luca C.)
Sfide interessanti ce ne sono diverse, ma ne parliamo un’altra volta con più spazio. Credo che i Democratici potrebbero riprendersi il Senato (anche se è difficile) mentre considero quasi impossibile che possano riprendersi la Camera, dove a causa del gerrymandering – l’alterazione furbetta dei confini dei collegi – già nel 2012 avevano ottenuto la maggioranza dei voti e la minoranza dei seggi. Chi è esperto di statistiche e dati sul Congresso dice che i Democratici non potranno riprendersi la Camera prima del 2020.

Che dicono i Rep di “Iran deal” e di Obama che tratta coi russi in Siria? C’è qualcuno che articola una politica estera diversa e credibile? (Giancarlo L.)
Ne dicono ogni male, come probabilmente avrai letto; ma per il momento sono tutti in modalità “dire ogni male di qualsiasi cosa che riguarda Obama”. Intendo che credo direbbero comunque ogni male anche di decisioni opposte a quelle che ha preso, almeno finché non finiscono le primarie. I candidati Repubblicani più preparati in politica estera comunque sono Rubio e Bush; quello con le idee più coraggiose è sicuramente Rubio, almeno per come le ha descritte.Molto idealismo neoconservatore e un po’ di smart power.

Cose da leggere
The Families Funding the 2016 Election, di Nicholas Confessore, Sarah Cohen e Karen Yourish sul New York Times
Ted Cruz. Ted Cruz? Ted Cruz!, di Harry Enten su FiveThirtyEight
How to Beat Hillary Clinton, di Ryan Lizza sul New Yorker

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