Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

Negli Stati Uniti tornerà attuale la faccenda delle armi? Non per molto

(vuoi ricevere questi aggiornamenti via email, una volta la settimana, ogni tanto due? Iscrizioni qui, gratis)

–402 giorni alle elezioni statunitensi
–121 giorni all’inizio delle primarie, in Iowa

presidential seal

Siamo all’inizio di un mese che porterà qualche sconvolgimento nella campagna elettorale statunitense, se i precedenti e il buon senso ci dicono qualcosa. Inoltre si è appena chiuso il trimestre estivo di raccolta fondi, che per alcuni candidati è stato particolarmente crudele; ci avviciniamo a due dibattiti televisivi; la Russia ha cominciato gli attacchi in Siria e in America c’è stata un’altra strage in un’università. Insomma, di cose ne sono successe parecchie.

Di cosa parleremo:
– Ritorna attuale la faccenda delle armi?
– Ottobre non avrà pietà
– Un punto della situazione sulla raccolta fondi
– Un video insolito e bello su Hillary Clinton
– Marco Rubio ne sa
– I sondaggi elettorali spiegati con una frase

Ritorna attuale la faccenda delle armi?
Qualche settimana fa avevo scritto che la questione delle armi sarebbe potuta tornare attuale in qualsiasi momento – basta una nuova strage, cosa non infrequente negli Stati Uniti – ma che non sarebbe diventata una grossa questione politica. Lo penso anche dopo la strage in Oregon.

I sondaggi mostrano che l’opinione pubblica statunitense sarebbe anche d’accordo a introdurre qualche piccola (e sottolineo piccola) concreta restrizione all’acquisto di armi, ma i parlamentari del Congresso non lo sono. Obama non ci è riuscito nel 2012, quando il Senato era a maggioranza Democratica ed erano appena stati uccisi 20 bambini in una scuola, e non ci riuscirà ora che lo controllano i Repubblicani. Si spiega anche così il suo discorso sinceramente esasperato di giovedì notte.

Per quel che riguarda la campagna elettorale, invece, sarà interessante vedere cosa succederà tra i Democratici. Il controllo delle armi infatti è uno dei pochissimi temi su cui Hillary Clinton ha posizioni più di sinistra di Bernie Sanders, che negli anni da deputato ha avuto il sostegno della famigerata NRA e ha votato contro la famosa legge Brady sull’introduzione dei controlli prima dell’acquisto di un’arma. Non aspettatevi liti direttamente tra loro – Clinton e Sanders fin qui non hanno mai parlato male l’uno dell’altra, non credo che cominceranno a breve – ma tra i loro sostenitori la cosa potrebbe venir fuori.

Ottobre non avrà pietà
È cominciato ottobre: alla fine di questo mese la campagna elettorale non sarà più la stessa. Ci sono due dibattiti televisivi in arrivo: il 13 ottobre il primo tra i candidati Democratici, il 28 ottobre il terzo tra i candidati Repubblicani. C’è appena stata una grossa scadenza per le dichiarazioni finanziarie dei candidati e qualcuno non sembra avere i soldi per andare molto più lontano di così, ma ci arriviamo tra poco.

Sempre a ottobre sapremo probabilmente se Joe Biden si candida o no. Il 22 ottobre Hillary Clinton testimonierà alla commissione del Congresso sui fatti di Bengasi, l’attentato dell’11 settembre 2012 in cui morì l’ambasciatore statunitense Chris Stevens: la commissione d’inchiesta è la più longeva della storia statunitense (più di quella del Watergate!) e il capo dei Repubblicani alla Camera nonché futuro speaker questa settimana ha praticamente ammessoche è stata messa in piedi sostanzialmente per danneggiare le possibilità elettorali di Hillary Clinton.

Infine, il 24 ottobre c’è l’Iowa Jefferson-Jackson Dinner, un appuntamento importante della campagna elettorale in Iowa: per capirci, quello in cui Obama nel 2007 fece questo discorso memorabile. Dal giorno dopo, tanti elettori Democratici pensarono: sai che c’è, quasi quasi, questo Obama.

Parliamo di soldi
I candidati sono tenuti a diffondere periodicamente un resoconto delle loro raccolte fondi: in questi giorni stanno cominciando a circolare le cifre del trimestre che si è chiuso a settembre.

Tra i Democratici, Hillary Clinton ha raccolto 28 milioni di dollari e Bernie Sanders ben 25, che per il trimestre estivo non è male. Clinton è ancora in vantaggio – in tutto dall’inizio della campagna ha raccolto 75 milioni, contro i 40 circa di Sanders, escludendo i soldi raccolti dai comitati indipendenti – ma le cifre di questo trimestre mostrano quanto la candidatura di Sanders stia guadagnando seguito e forza. Tra i Repubblicani, Carson ha annunciato di aver raccolto 20 milioni; Bush invece dovrebbe aver raccolto più degli 11 milioni del trimestre precedente, ma non si sa ancora quanti di preciso. La scadenza per diffondere le cifre è il 15 ottobre. Uno che sembra messo particolarmente male è Rand Paul, che ha raccolto appena 2,5 milioni di dollari e che ha perso il sostegno di uno dei suoi Super-PAC, i comitati politici indipendenti che possono raccogliere soldi per i candidati senza limiti.

Hillary Clinton può respirare un po’
È stata una buona settimana per Hillary Clinton, una volta tanto. Joe Biden sembra ancora lontano da una decisione sulla sua candidatura e come sappiamo ogni giorno che passa riduce le possibilità di Biden di mettere in piedi una candidatura davvero minacciosa. È stato diffuso un altro blocco delle email che ha mandato e ricevuto quando era Segretario di Stato e dentro non c’è niente di particolarmente rilevante. Sono usciti un paio di sondaggi che la danno ancora saldamente in testa sul piano nazionale e persino avanti in Iowa, dove si pensava Sanders l’avesse superata.

Ma la migliore notizia per Hillary Clinton secondo me è un video. Se è vero che il suo più grosso punto debole è il fatto che gli americani la vedono in maggioranza come fredda, calcolatrice e inaffidabile, è vero anche che nel corso degli anni di tanto in tanto è venuto fuori un suo lato caloroso e umano di cui chi la conosce parla spesso e che però non emerge quasi mai in campagna elettorale: è la Hillary Clinton che si commuove dopo aver perso in Iowa nel 2008, per fare un esempio. Il video di cui parlo mostra l’incontro tra Clinton e un suo sostenitore in New Hampshire. Lei è arrivata in gran ritardo a un evento e deve fare un rapido giro di strette di mano e saluti. Lui è un sostenitore scettico ma quando arriva il suo turno la ringrazia per una cosa che aveva detto sugli anziani che hanno bisogno di cure sanitarie, dato che sua mamma ha l’Alzheimer e lui se ne sta faticosamente occupando. Lei si ferma, gli parla e finiscono tutti e due con gli occhi lucidi.

Bonus
David Axelrod, il leggendario stratega politico di Barack Obama, ha iniziato un podcast con l’Institute of Politics che dirige all’università di Chicago. Primo ospite: Bernie Sanders. Al podcast ci si iscrive qui.

Marco Rubio ne sa
Ogni giorno che passa io mi trovo più convinto di Marco Rubio come candidato e potenziale vincitore delle primarie Repubblicane. Posso essere clamorosamente smentito dai fatti, ma penso che a un certo punto tra gli elettori Repubblicani accadrà quello che è successo nel 2012: si guarderanno intorno in cerca del candidato con le migliori possibilità di vincere le elezioni di novembre e lo voteranno alle primarie. Nel 2012 questo meccanismo premiò Romney; nel 2016 secondo me potrebbe premiare Rubio. È giovane e nuovo (al contrario di Bush), può ottenere voti anche tra i latinoamericani (al contrario di Trump), piace anche alla destra (al contrario di Kasich) e soprattutto è competente: quando parla di qualcosa, sa di cosa parla al di là degli slogan.

Per esempio, da qualche tempo circola molto questo video: mostra una risposta di Rubio sulla Siria all’ultimo dibattito tv tra i candidati Repubblicani. Non solo Rubio mostra una padronanza sul tema che gran parte dei suoi avversari non hanno: ma prevede esattamente cosa sarebbe successo nei giorni successivi e lo spiega in modo convincente. Lasciate perdere se siete d’accordo con lui oppure no: nessuno dei suoi avversari oggi riesce a parlare di un tema così complesso riuscendo in pochi minuti a suonare efficace, competente e populista il giusto.

I sondaggi elettorali spiegati con una frase
È di Philip Bump, giornalista del Washington Post: «Commentare i sondaggi elettorali è come cercare di capire chi sta vincendo una corsa di cavalli basandosi su fotografie scattate ai cavalli ogni 90 metri». Tenendo presente tutto questo, la settimana prossima torniamo a parlare un po’ di numeri e dati sulle preferenze elettorali a questo punto.

Cose da leggere
Carly Fiorina’s Big Lie, di Dahlia Lithwick su Slate
Meet the man who makes Donald Trump go viral, di Ben Schreckinger su Politico
Death and the All-American Boy, di Kitty Kelley sul Washingtonian Magazine (è un profilo di Joe Biden. Un altro? Sì, ma questo è stato scritto nel 1974)

Hai una domanda?
Scrivimi: costa [at] ilpost.it

(vuoi ricevere questi aggiornamenti via email, una volta la settimana, ogni tanto due? Iscrizioni qui, gratis)