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In difesa del calcio moderno

Ho scritto questo articolo più di un anno fa per IL, torna particolarmente attuale oggi. Un giorno parleremo anche dei quotidiani scritti sotto dettatura delle procure (“È così che un’organizzazione criminale continuava a truccare le partite del calcio italiano”), delle indagini dalla durata praticamente infinita, di quello che è successo a Criscito e Milanetto – per dirne due tra tanti – e delle sentenze emesse mesi o addirittura anni prima dell’inizio del processo di primo grado, anzi, mesi o anni prima degli eventuali rinvii a giudizio. Anche se in realtà ne parliamo sempre e non cambia niente mai, ovviamente non solo nel calcio.

C’è sempre qualcuno che sbuffa quando si parla di calcio. Non è che semplicemente non gli interessa – liberissimo – è che ci tiene proprio a fartelo sapere, che non gli interessa, per rimproverarti. E c’è sempre qualcuno che rilancia la popolarissima tesi per cui “nel calcio girano troppi soldi e i calciatori sono stronzetti viziati”, descrivendolo in sostanza come ricettacolo di ogni male della società, dall’avidità alla disonestà, dalla violenza alle diseguaglianze. Questa tesi ha fatto una lunga strada, dai bar da cui era partita. L’allenatore che in diretta mondiale ha picchiato un calciatore ventenne arrogantello è stato elogiato da molti, anche su pulpiti notevoli, come una specie di eroico giustiziere proletario, di Robin Hood degli sfigati. Persino Mario Monti, uomo dalle posizioni tutto meno che corrosive, non ha rinunciato ad aggiungere il suo sassolino suggerendo che il campionato di calcio dovrebbe essere sospeso un paio d’anni.

È uno strano pensiero unico, allo stesso tempo snob e popolare, alto e basso. Nonostante il calcio resti lo sport più popolare del paese con distacco calcolabile in anni luce, un politico può proporre la sospensione dei campionati senza rischiare di perdere popolarità, anzi. In giro si fa a gara a parlare male del calcio anche tra appassionati: persone che pensano che sia tutto-un-magna-magna eppure non perdono una partita della propria squadra, che riescono contemporaneamente a sgolarsi in curva e dire che il-calcio-moderno-fa-schifo: non chiedetemi come sia possibile, ma esistono e sono tantissimi. Il punto è che hanno torto. I problemi del calcio, infatti, sono comuni a quasi ogni attività umana e a moltissimi altri sport, spesso in forme ben più gravi.

Soltanto alle bellissime Olimpiadi di Londra abbiamo visto partite truccate nel badminton, una specie di biscotto tra Spagna e Brasile nel basket, clamorosi casi di doping, atleti cacciati perché razzisti, compagni di squadra che hanno litigato furiosamente, altri che si sono accusati di scorrettezze: e parliamo delle Olimpiadi, la festa degli sport in cui non girano troppi soldi e i cui atleti non sono considerati stronzetti viziati. Ma l’elenco è potenzialmente infinito. Nell’estate del 2012 la pallacanestro italiana si è trovata in mezzo a uno scontro durissimo tra Olimpia Milano e Montepaschi Siena, con tanto di immancabili intercettazioni. Tre anni fa ai mondiali di pallavolo il Brasile giocò una partita ridicola sforzandosi di perdere – e riuscendoci – pur di non incontrare Cuba. Tra gli atleti delle Paralimpiadi con lesioni spinali, tutto meno che viziati e strapagati, va forte la pratica vietata del “boosting”: farsi appositamente male prima di una gara, magari rompendosi un dito del piede, per aumentare la pressione sanguigna. Quest’ultima fa ridere, ma merita: persino all’ultimo torneo statunitense di Scrabble, una specie di Scarabeo, un concorrente è stato beccato a barare.

Si tratta, insomma, di fenomeni umani. Vanno combattuti, ma non risulta che abbiano particolari legami col calcio né tantomeno con gli stipendi degli atleti. Se ce l’hanno, probabilmente, ce l’hanno al contrario: più ci si allontana dal professionismo, dagli altissimi livelli, più diminuiscono i controlli e certi episodi poco sportivi diventano diffusi e comuni. Allo stesso modo, è ingenuo pensare che sia esistito un calcio “di una volta” povero e senza peccato, come quello portato malamente a esempio di età dell’oro da conservatori vari e ultras: il passato del calcio è pieno di polemiche urlate, scommesse, doping, partite truccate, risse. Il calcio moderno ha molti problemi, su tutti la gestione dei tifosi e degli stadi, per esempio, e una governance nazionale inadeguata. Ma paranoie anti-ricchi a parte, nessuno di questi ha a che fare specificamente col fatto che “girano troppi soldi”. A meno di non considerare un grave problema quella cosa meravigliosa e benedetta che è il cosiddetto “calcio spezzatino”, regalo dell’era delle pay tv, cioè poter vedere più o meno una partita al giorno da settembre a maggio. Cioè il paradiso.