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Cercasi Gary Neville

Nel libro “Io sono il calciatore misterioso”, uscito poche settimane fa per ISBN, si raccontano molte cose lucide e interessanti sul calcio di questi tempi: malgrado la gran storia dell’autore, è più un libro di racconto e analisi che di retroscena e morbosità, e questo per me è il suo bello. Non è un libro di gossip e segreti su questo e quello, bensì un libro che racconta cose di calcio in modo credibile e competente. Figure come queste non sono facili da trovare, nel giornalismo sportivo internazionale e italiano in generale, e a un certo punto questo tema viene fuori nel libro con un esempio ben preciso.

Il calcio ai massimi livelli è così complesso che è difficile sviscerare una partita in diretta tv due minuti dopo la sua fine. Per questo motivo «l’analisi» di un match si riduce spesso a gol e prestazioni individuali, ma il fatto che molti esperti non provino neanche ad andare oltre la superficie, nonostante sappiano bene cosa richieda vincere una partita a questi livelli, mi infastidisce. È una banalizzazione del nostro mestiere da parte di gente che fino a poco fa ancora giocava e, soprattutto, priva i telespettatori di dettagli interessanti che, io credo, renderebbero più godibile lo spettacolo.

Tutti sanno destreggiarsi su un gigantesco iPad, scorrendo con le dita i volti di calciatori famosi, mentre declamano espressioni come «terzo uomo in appoggio» e altre boiate del genere. Quello che vuole davvero il telespettatore è uno come Gary Neville, che ha portato una boccata d’aria fresca su Sky. Neville, ritiratosi solo di recente, offre sulle partite osservazioni perspicaci, genuine e pertinenti, spiegando come e perché accadono certe cose, piuttosto che raccontare semplicemente cosa accade. È dogmatico senza risultare arrogante o sminuire il telespettatore.

Gary Neville è un ex giocatore, si è ritirato nel 2011 dopo essere stato per vent’anni il terzino destro del leggendario Manchester United di Alex Ferguson e della nazionale inglese. Da quando si è ritirato fa l’opinionista di calcio per Sky in Inghilterra, lo fa benissimo ed è ormai celebrato dalla stampa come modello dell’esperto televisivo che non c’è: conosce bene il calcio, studia tantissimo, è originale, non ripete frasi fatte, non ha particolari riguardi o antipatie nei confronti di nessuno (o meglio: certamente ce le ha, come tutti, ma sembra non farsene influenzare e di certo non le fa vedere).

In Italia le migliori analisi io le ho sentite da Fabio Capello e Carlo Ancelotti, rispettivamente sulla RAI e su Sky. Mi sembra che oggi Sky abbia in generale un buon gruppo di commentatori e analisti, alcuni meglio e alcuni peggio, senza nessuno che raggiunga il livello di Neville, mentre alla RAI il panorama sia desolante. La cosa viene fuori ogni volta che la RAI gestisce un grande evento – su tutti i mondiali o gli europei di calcio, ostaggio di Bagni e D’Amico – e continuerà a venir fuori in futuro perché, come ha spiegato qualche tempo fa Michael Cox – altro analista coi fiocchi – sul Guardian, le qualità di Gary Neville dovrebbero essere lo standard della categoria: grande competenza, grande originalità, grande imparzialità.