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Bisognava vincere le elezioni

L’idea che la notizia di ieri sia un “no di Renzi al governo Bersani“, anzi, proprio l’idea che esista ancora in campo l’ipotesi di un “governo Bersani”, nonostante le settimane di trattative andate a vuoto e i due giri di consultazioni – due, non uno – che lo hanno affondato, testimonia il livello di paranoia a cui è arrivato il Partito Democratico.

Che esistano oggi soltanto due alternative – un governo con il PdL o le elezioni – non è più un’opinione: è banalmente un fatto. Provato e certificato, oltre che dalle consultazioni fallite di cui sopra, anche semplicemente dai numeri in Parlamento e dalle stesse decisioni di Napolitano, che il PD non ha contestato. Di cosa si sta discutendo ancora? A me piacerebbe ci fosse in campo l’ipotesi di un governo Bersani, dato che l’ho votato, ma non c’è. Dire oggi “no di Renzi al governo Bersani” è come dire “no di Renzi al governo Tinagli” o “no di Renzi al governo Vendola”. Ipotesi che non esistono, salvo che Tinagli e Vendola non hanno ancora provato a costruire una maggioranza in Parlamento mentre Bersani sì, e non ci è riuscito.

È la realtà, non Renzi, a mostrare a questo punto solo due strade: il governo con il PdL o il voto. Non è bello, viene da urlare ogni volta, ma è così. Pensare di mettere sullo stesso piano Renzi e Berlusconi, ancora, e pensare di attaccarli e indebolirli attribuendo loro la posizione più logica e tenendo per sé quella più fuori dalla realtà, perché autoconsolatoria e autoconservativa, è un esempio perfetto del tipo di atteggiamento settario che ha contribuito a portare il Partito Democratico al minimo storico: parlare soltanto ai propri strettissimi, nemmeno a tutti i propri elettori, che già sarebbe poco, ma proprio solo ai militanti, anche se diventano sempre di meno, e poi meno ancora, e poi meno ancora, anche a costo di costruirsi una pacioccosa realtà parallela, e marchiare come traditori, fascisti e berlusconiani chiunque provi a dire un’altra cosa. Il tutto anche quando le cose sono, a volerle guardare, chiare come l’acqua: per avere il governo Bersani bisognava vincere le elezioni.