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Lo statuto del Movimento 5 Stelle NON è copiato dallo statuto del Partito Democratico

O meglio: è copiato da qualcosa, ma non da quello del PD. Con ordine. Circola online da ieri, grazie allo Huffington Post che lo ha ottenuto, lo statuto del Movimento 5 Stelle. Non il “non-statuto”: proprio lo statuto vero, depositato lo scorso dicembre, dal quale emerge che ufficialmente Beppe Grillo è il presidente del movimento e un suo nipote ne è vicepresidente. Da qualche ora circolano online alcuni post – io ne ho letto qui – secondo i quali un pezzo dello statuto del Movimento 5 Stelle è copiato dallo statuto del Partito Democratico. Il passaggio incriminato è questo:

Il Movimento 5 Stelle si ispira ai principi fondamentali di progresso e sviluppo nei riguardi dei tre soggetti a cui l’azione politica e sociale si rivolge:

– l’Individuo, quale persona e cittadino che decide di convivere in pace con altri individui;
– la Società Civile, quale luogo nel quale la convivenza si esprime nelle sue forme economiche e nelle aggregazioni sociali spontanee;
– lo Stato, quale organismo laico che deve garantire la salvaguardia dei valori fondanti della società e lo sviluppo delle possibilità individuali.

L’obiettivo che il Movimento 5 Stelle si pone, nella realizzazione del suo programma, è la convivenza armoniosa tra gli uomini, attraverso lo sviluppo del talento e delle capacità personali dell’individuo, che deve trovare piena possibilità di cogliere tutte le opportunità realizzabili all’interno della Società civile, nel rispetto delle regole istituite dallo Stato nella sua fondazione. Lo Stato deve limitare il corpo delle leggi che ne regolano il funzionamento a quegli ambiti di intervento propri di tutela e salvaguardia degli interessi della collettività e dei diritti della persona.

Questo testo è presente nello statuto del Movimento 5 Stelle ma in realtà non è presente nello statuto del Partito Democratico: né in quello fondativo, che si può leggere qui, né in quello attuale, modificato dall’assemblea nazionale del partito lo scorso ottobre. Da dove viene allora l’equivoco? L’equivoco viene dal fatto che questo testo si può leggere, identico, su un sito che effettivamente si chiama partito-democratico.org ma non ha niente a che vedere col Partito Democratico. Il sito è stato costruito durante il lungo processo fondativo dell’attuale Partito Democratico – contiene anche un paio di commenti critici con i partiti della sinistra – e proponeva uno statuto che contiene l’identico passaggio presente nello statuto del Movimento 5 Stelle.

Il dominio è stato registrato da Marco Fuccello, e facendo qualche altra ricerca l’inghippo si spiega. Fuccello registrò nel 2006 il marchio “Partito Democratico”, con l’intenzione di farne un partito, e realizzò anche quel sito e quello statuto. Poi il PD – quello vero – reclamò con successo il marchio.

Il PD ha tutelato come marchio il proprio simbolo nel novembre del 2007, prevedendo un numero elevatissimo di possibili usi, per garantirne l’impiego anche a fini non strettamente politici. Le analisi condotte nel 2008 avevano portato a considerare Marco Fuccello quale titolare di diritti prioritari per aver depositato il marchio Partito Democratico l’8 giugno 2006 (vedi su www.tibicon.net l’edizione del 2008 di questo studio), data dunque anteriore a quella del deposito dello stesso marchio da parte dell’omonimo partito (ancora rintracciabile in 26 rete, anche se probabilmente inattivo, il sito www.partito-democratico.org al quale faceva capo l’attività politica avviata da Marco Fuccello).

L’estensione dell’analisi anche a parole non strettamente legate al nome del partito ha fatto emergere la registrazione del marchio Partito Democratico Italiano, che risale all’11 maggio 2006 ed è quindi antecedente a quella di Marco Fuccello: il titolare risulta essere Angelo Salvatori, Coordinatore del Circolo On Line del Pd denominato “Communitas 2002” (www.pd.communitas2002.org). Possiamo quindi ragionevolmente affermare che il PD ha titolo all’uso del marchio perché registrato anteriormente da persona che sembra essere del tutto integrata nel partito. Dopo le elezioni del 2008, il PD ha proceduto ad un massiccio deposito di marchi denominativi a livello nazionale e comunitario: titolari gli On.li del PD Barbi, Lusi, Migliavacca, Soro, Sposetti.