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Siamo già in campagna elettorale?

Se avete letto gli 8 punti di Bersani per un governo sapete innanzitutto che non sono 8 ma più di 30. Alcuni concreti, la maggior parte piuttosto vaghi: ma soprattutto ognuno è un potenziale punto di conflitto. Di certo quella lista non è il programma di un governo che durante una breve legislatura vuole portare a termine alcune cose fondamentali prima di tornare a votare: assomiglia di più a un manifesto su cui fare campagna elettorale dicendo “Grillo ha detto no a tutto questo”. Il fatto che il Movimento 5 Stelle stia preparando un analogo elenco di punti programmatici concreti mi conferma l’idea che i due principali partiti del paese si stiano attrezzando per rivaleggiare ancora, da subito, e non per allearsi.

Questo vuol dire che probabilmente Bersani avrà l’incarico ma non scioglierà la riserva, oppure la scioglierà, formerà un governo e andrà a sbattere in Senato. Perché non si vada a votare servirebbe a quel punto che il presidente della Repubblica – Napolitano o chi verrà dopo di lui – si inventasse una cosa, come fu con Monti: ma stavolta è complicatissimo, se non impossibile. Perché cose come l’operazione Monti sono rafforzate dalla loro eccezionalità, perché Monti è arrivato in una situazione di emergenza catastrofica che oggi appare più lontana, e perché una larga parte dell’opinione pubblica accettò Monti anche perché ottenne in cambio, diciamo così, l’estromissione di Berlusconi. Oggi quelle condizioni non esistono. Se l’operazione Monti fu una magia, un coniglio tirato fuori da un cilindro, stavolta ci vuole una cosa tipo la levitazione.