Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

La dissonanza cognitiva del PD

Dopo aver passato praticamente l’intera campagna elettorale a dire «Monti dica cosa vuol fare», ora Bersani sembra avere intenzione di passare i giorni da qui a quando andrà in Parlamento dicendo «Grillo dica cosa vuol fare». Lo ripete anche oggi – «deve venire in Parlamento a dirmelo», come se Grillo non vedesse l’ora – in un’intervista a Repubblica che ha un altro passaggio interessante.

Bersani dice che proporrà un governo in otto punti, su cui cercherà globalmente la fiducia del Movimento 5 Stelle: non sui singoli punti, perché come sappiamo non si può, ma su tutto il pacchetto. In pratica l’offerta che Grillo ha già respinto. Bersani dice:

Il primo tema è l’Europa. Voglio che il prossimo governo ponga una questione dirimente, di cui ho parlato al telefono con Hollande l’altroieri: l’austerità da sola ci porta al disastro. In sede europea, tutti devono mettersi in testa che il rientro dal debito e dal deficit è un tema che va spostato nel medio periodo: ora c’è un’altra urgenza assoluta, il lavoro. Il secondo tema è quello sociale. Il disagio è troppo forte, i comuni devono poter aprire sportelli di sostegno, bisogna sbloccare subito i pagamenti della PA alle imprese e introdurre sistemi universalistici negli ammortizzatori sociali.

La cosa è interessante perché Bersani annuncia di cominciare con temi che non sono quelli “anti-casta” su cui è più facile trovare un punto di accordo con Grillo – conflitto di interessi, legge elettorale, legge sulla corruzione, dimezzamento parlamentari – bensì su questioni superpolitiche: l’Europa, l’austerità, il lavoro, i soldi dello Stato. Cioè in assoluto le cose su cui esiste più distanza col Movimento 5 Stelle, che vuole fare un referendum sull’uscita dell’Italia dall’euro, abolire Equitalia e i pignoramenti sulla prima casa, introdurre un reddito di cittadinanza da 1.000 euro al mese, per esempio.

Questo mi ha fatto venire in mente una cosa. Ieri ho scritto che l’unica strada che ha Bersani per uscire dall’angolo e forzare la mano di Grillo è offrire al Movimento 5 Stelle la presidenza del Consiglio. Lo penso tutt’ora, sebbene Grillo abbia poi parzialmente disinnescato la mossa anticipandola. Un buon numero di commentatori ha risposto scrivendomi cose tipo: “potrebbe pure essere una buona idea, ma hai presente cosa farebbe il Movimento 5 Stelle al governo? Proporrebbe cose aliene al PD per forzargli la mano e metterlo in difficoltà”. È una preoccupazione legittima, e d’altra parte nella situazione in cui siamo non esistono strade prive di rischi. Ma è singolare che a farle siano spesso le stesse persone che pensano che, al contrario, il Movimento 5 Stelle dovrebbe votare la fiducia a un governo Bersani, e sarebbe anzi irresponsabile a non farlo. Eppure Grillo corre lo stesso rischio: votare la fiducia a un governo che poi faccia cose per lui imbarazzanti e irricevibili. Dicendo che vuole cominciare dalle proposte su Europa e lavoro, Bersani rende concretissima questa minaccia.

Ecco, allora qui bisogna mettersi d’accordo su una cosa. Acclarato che l’unica maggioranza possibile in questo Parlamento è, forse, quella PD-M5S, bisogna decidere se la priorità è fare un governo PD-M5S o fare un governo guidato dal PD. Mi pare che per il momento la priorità del PD sia fare un governo guidato dal PD, meglio se da Bersani. Opzione naturalmente legittima, ma che – stando alla logica e ai fatti fin qui – non porta da nessuna parte. A meno che lo scopo non sia semplicemente farsi dire no da Grillo per poi accusarlo di non avere a cuore l’interesse del paese: ma a quel punto, per vedere davvero il bluff e chiudere la discussione, basterebbe offrire al Movimento 5 Stelle la presidenza del Consiglio. Se ci stanno, abbiamo un governo; se non ci stanno, non avranno alibi.