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Qualche pensiero su PD, Bersani e Renzi

Non farò analisi del voto: faccio mie le cose che abbiamo scritto in questi giorni sul Post e diverse cose che penso le ho già scritte su Twitter. Però mi interessa parlare di uno dei tanti fatti spettacolarmente letterari di questa situazione politica, che se non si trattasse del nostro futuro sarebbe divertentissima da seguire, capire e raccontare: il fatto che, dopo mesi di rivalità e campagna elettorale, dopo le primarie dello scorso novembre, il centrosinistra italiano oggi abbia nuovamente in bocca due nomi, Bersani e Renzi.

Non ho votato Bersani alle primarie, scrivo e dico dal 2008 che fare un partito socialdemocratico radicato-sul-territorio e ancorato a sinistra significa rifare il PDS e prendere i voti che prendeva il PDS, pensavo che il PD avrebbe ottenuto un risultato deludente a queste politiche e ha preso addirittura otto punti meno di quanto pensavo. Credo che il progetto avviato nel congresso del 2009 sia fallito e che i numeri ottenuti dai partiti considerati “a sinistra” del PD – ma per niente più di sinistra del PD, secondo me: vecchia storia – indichino il recinto nel quale ci si va a infilare se si pensa di uscirne da quella parte lì. Trovo irritante che tra i massimi dirigenti del PD nessuno osi nemmeno tentare di fare un discorso del genere, preferendo dire cose tipo che “il paese non ha capito”, “le campagne elettorali non spostano voti” (tutto si spiega) o rivendicando vittorie che non esistono. Ma fa parte della dialettica da pappappero conosciuta durante le primarie.

Detto questo, mi sento umanamente e politicamente molto solidale con Bersani. Doveva ottenere il massimo risultato storico e ha ottenuto il record negativo, e nessuno aveva previsto niente del genere. Come scrive Stefano Menichini si trova nella situazione di gestire una fase politica enormemente delicata in un momento di grande debolezza. Di fatto deve decidere se mettere le sorti sue, del partito e del paese nelle mani di Grillo o in quelle di Berlusconi: non lo invidio. Non credo che dovrebbe dimettersi da segretario del PD. Sono certo che non lo farà, dato che è una persona seria e ha onestamente a cuore il bene dell’Italia. Spero venga messo nelle condizioni di guidare un governo dignitoso, che faccia alcune cose e porti poi inevitabilmente il paese a votare di nuovo, senza perdere la faccia: non se lo merita. Poi il PD si porrà il problema del congresso, che era comunque previsto.

Trovo anche piuttosto irritante questa litania, questo continuo evocare Matteo Renzi. In primo luogo perché la candidatura di Renzi a presidente del Consiglio – per cui ho votato – non è stata impedita da chissà quale complotto internazionale ma è stata sconfitta alle primarie, non tre anni fa ma tre mesi fa. In secondo luogo perché ho la sensazione che una parte di questi “avesse vinto Renzi” – solo una parte, certo – siano alibi: cose che persone che non avrebbero comunque votato PD si raccontano in modo autoassolutorio per giustificare voti di pancia a Grillo o a Berlusconi. In terzo luogo perché non c’è niente che Renzi possa e debba fare adesso. Il capo del PD è Bersani, il capo della coalizione è Bersani, lo è legittimamente e democraticamente: l’idea che Renzi venga chiamato a risolvere i guai creati da altri è surreale.

Lo stesso Renzi, secondo me, farebbe bene a tenere il profilo basso e continuare a fare il meglio possibile il sindaco di Firenze: per non rompere le scatole a Bersani che ha già le sue gatte da pelare – io e i miei colleghi non aspettiamo altro che una sua mezza dichiarazione critica col PD – e perché, se le cose dovessero mettersi male, ci sarà qualcuno dalle parti del segretario che proporrà una sua investitura per salvare capra e cavoli. Ecco: dica no. Altrimenti rischia di fare la fine di Veltroni, chiamato nel 2007 a salvare la patria ma soprattutto a salvare una classe dirigente disintegrata dal governo Prodi, che prima lo sostenne in massa e poi gli fece la guerra. Sia dal punto di vista narrativo che dal punto di vista politico, una cosa è diventare il capo del centrosinistra dopo aver sbaragliato gli avversari, tutt’altra è diventarlo su chiamata disperata e opportunista degli avversari.

P.S.: I pronostici praticamente non li ha presi nessuno. Non li ho presi io, non li ha presi nessuno nei commenti, non li hanno presi persino i sondaggisti che teoricamente li fanno su basi scientifiche. Ne riparliamo.