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Una cosa sul pronostico elettorale

Da quando ho pubblicato il mio pronostico per le elezioni politiche, molti mi dicono – nei commenti e su Twitter – che sono stato eccessivamente ottimista per le sorti del centrosinistra. Alcuni, che auspicano quello scenario, dicono “magari”, “spero tu abbia ragione”, “se finisce così mi ubriaco” o mi chiedono “dove si deve firmare”, altri mi hanno detto che si tratta di robe da “libro dei sogni della sinistra”. Trovo la cosa singolare ed eloquente. Ho scritto che credo il PD prenderà il 33 per cento, SEL il 3 per cento, e Centro Democratico intorno all’1 per cento: in tutto fa il 37 per cento dei voti, in percentuale. Si tratta esattamente della stessa percentuale ottenuta – dal PD e dalla coalizione di centrosinistra – alle elezioni politiche del 2008, in quella che viene ricordata come una delle più nette sconfitte elettorali del Dopoguerra. Considerato il prevedibile calo dell’affluenza, prendere la stessa percentuale di voti vuol dire anche prendere un po’ di voti in meno dell’altra volta. Un risultato che per me sarebbe deludente – il PD in teoria avrebbe dovuto trovarsi più vicino al 40 che al 30 per cento, SEL più vicina al 5 che al 3 per cento – reso potenzialmente vittorioso solo dal rafforzamento del centro, dal logoramento del centrodestra e dall’esplosione del Movimento 5 Stelle. Il fatto che dopo quattro anni di disastroso governo del centrodestra e uno di doloroso governo tecnico questo scenario sia considerato estremamente positivo per il centrosinistra la dice lunga su come siamo messi: su quello che poteva essere e non sarà.