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Non ci sono parole

Qualche giorno fa osservando i dati sulla piccola rimonta del centrodestra – che c’è, ma è sostanzialmente un recupero di suoi elettori tra gli indecisi – stavo per scrivere una cosa piuttosto semplice: che una nuova improbabile ma possibile vittoria del centrodestra di Berlusconi alla Camera sarebbe stata una catastrofe. Vi rendete conto da soli che si tratta di una frase ridicola, come me ne sono reso conto io non appena l’ho elaborata. E non perché una vittoria di Berlusconi non sarebbe una catastrofe, bensì perché tanto abbiamo fatto che abbiamo reso ridicola l’espressione: abbiamo parlato di catastrofe e di regime per ogni disegno di legge sulle intercettazioni, per ogni manovra finanziaria, per ogni riforma dell’università, e oggi ci ritroviamo – davvero, pensateci – senza un’espressione per descrivere adeguatamente che razza di catastrofe sarebbe una vittoria di Berlusconi alle elezioni. Cosa possiamo dire che non sia già stato detto?

Ho ripensato a questa cosa leggendo del fatto che l’AGCOM, l’autorità garante delle comunicazioni in Italia, in ottemperanza di una legge ridicola che vieta la diffusione – ma non la realizzazione – dei sondaggi nei 15 giorni che precedono le elezioni, ha prima autorizzato l’istituto SWG a diffondere i sondaggi attraverso un’applicazione per smartphone e poi, forse dopo essersi fatti spiegare da qualcuno che cos’è un’applicazione per smartphone, ne ha vietato la diffusione. Nel frattempo l’applicazione era stata realizzata, e farlo sarà costato dei soldi, era stata messa in vendita a 9,99 euro, era stata comprata da molte persone. Al di là dell’auspicio che SWG faccia causa all’AGCOM e ottenga un bel risarcimento, non si può che dire che l’AGCOM esprime pareri e decisioni su cose che non conosce (chissà quante altre, viene da pensare) e che si tratti di una situazione ridicola. Ma ritorna la questione di cui sopra: diamo del ridicolo alla decisione dell’AGCOM a fronte della legge, ancora più ridicola, che vieta la diffusione dei sondaggi? E allora la par condicio? Per non parlare della cosa fondamentale, già che parliamo di elezioni, cioè del modo in cui traduciamo in seggi parlamentari i voti dei cittadini: la legge elettorale, notoriamente ridicola. E quindi arriviamo al fatto che abbiamo finito le parole.