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Un bel libro sul calcio

L’ultimo libro di Mario Sconcerti sul calcio è bello e va letto, se volete imparare e capire un po’ di cose sul calcio degli ultimi e dei prossimi dieci anni. A me è piaciuto innanzitutto perché è ben scritto, e in Italia sono pochi i giornalisti che scrivono e parlano di calcio con una lingua pulita, asciutta, senza inutili espressioni gergali e cliché linguistici. Poi mi è piaciuto perché è pieno di dati, di cifre, e di analisi argomentate con quei dati, con la storia, con la logica: quando si scrive di sport si lavora spesso solo di intensità, epica e retorica, invece Sconcerti ci mette un sacco di testa. Infine mi è piaciuto perché penso contenga, tra le altre cose, l’opinione più equilibrata che abbia letto in giro sul cosiddetto “caso Calciopoli” – altro neologismo – in base a quello che ne sappiamo oggi.

Ho riflettuto a lungo in questi anni su questa vicenda. Non ho perso i sonno, ma ho cercato comunque di capire. Sono arrivato alla conclusione che non è più giusta la soluzione trovata dal calcio. Non sto a rivangare tutta la storia, la do per conosciuta. Ma le dichiarazioni del procuratore federale sono la sintesi di fatti nuovi, mai ascoltati fino al 2006. Davanti a fatti nuovi bisogna capire se le vecchie verità resistono.  La risposta alla prima domanda è sì, le vecchie verità resistono. Qualunque accusa all’Inter non toglie niente alle verità delle accuse contro Giraudo e Moggi. La Juve è certamente colpevole attraverso i suoi dirigenti.

Ma nell’arringa di Palazzi non ci sono opinioni, ci sono dati. Facchetti parlava con i designatori, chiedeva di migliorare lo score con quel tipo di arbitro. Non conta che persona fosse Facchetti. L’ho conosciuto, era timido, introverso, certamente straordinario nel suo bisogno di calcio privato. Non stiamo discutendo l’onestà di Facchetti. Stiamo discutendo i suoi mezzi per combattere quella che l’Inter era convinta che fosse la disonestà degli altri. Facchetti era convinto di doversi difendere da un gioco sporco, ma è evidente che alla fine non gli era rimasto altro che accettare le stesse regole. Questo è il punto della storia: non ci sono innocenti. Ci sono semplicemente due colpevoli. Uno colpevole molto più dell’altro, ma due colpevoli. […]

Si può uscire da questo corridoio lungo, stretto e non molto luminoso? Il governo della Federazione si è detto incompetente per paura di cause civili da parte di qualcuno dei soggetti coinvolti. Come può una federazione sentirsi incompetente davanti a una denuncia del proprio ufficio inchieste? Anche questo è singolare. Da parte sua l’Inter si è tenuta la prescrizione dicendo che non aveva niente da cui difendersi. Resta però il problema di chiarezza. Se si vuole, il caso può essere riaperto. I fatti nuovi sono abbondanti. Ed è evidente che c’è qualcosa che stride. Non si deve decidere ancora se la Juve è stata innocente o colpevole. La Juve era colpevole, Moggi e Giraudo lo erano. Hanno pagato, stanno pagando. Punto e basta. Né si deve decidere l’innocenza dell’Inter che infatti non è accusata di niente. Bisogna solo rispondere a una domanda: l’Inter, quell’anno, meritava uno scudetto in premio? Secondo me no, ma io non conto niente. posso solo chiedere che finalmente a rispondere sia il Calcio.

Il libro si chiama “Il calcio dei ricchi”, pubblicato da Dalai, e parla di molte altre cose: fa un bilancio serio del dualismo tra Totti e Del Piero negli ultimi quindici anni, per esempio, oppure descrive le differenze tra Guardiola e Mourinho parlando di tattica e non di fuffa. Se il vostro rapporto col calcio è un po’ oltre l’asticella del “mi piace”, secondo me lo dovete leggere.