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Contro l’election day

L’articolo 80 della Costituzione stabilisce che “la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni”. Basterebbe ricordare questo per mettere fine a queste discussioni sull’election day che oggi sono su tutte le prime pagine dei giornali. Non perché le leggi vadano applicate senza ragionarci su, né perché i concetti di legale e giusto siano sovrapponibili (non lo sono affatto), ma perché c’è un motivo. E il motivo è dare a un sistema politico, con questa e altre norme, una qualche dose di affidabilità, di certezza, di prevedibilità, di stabilità: ci sono paesi, altri paesi, che per le stesse ragioni cambiano i loro governi a scadenze rigidissime e addirittura non prevedono l’istituto delle elezioni anticipate.

Le legislature in Italia durano cinque anni, non “cinque anni circa” o “più o meno cinque anni”. Questa la accorciamo di due mesi? La prossima la allungheremo di due o tre? Non ha senso. Allo stesso modo, non ha senso l’idea di posticipare ulteriormente le elezioni regionali in Lazio e Lombardia, per le quali anzi votare a febbraio è già tardissimo. Ma fin qui stiamo facendo finta che la ragione di questa pelosissima campagna per l’election day sia davvero questa: che Angelino Alfano e gli altri che, alcuni anche a sinistra, chiedono l’election day, lo facciano per far risparmiare allo Stato cento milioni di euro. Cento milioni di euro. Una cifra microscopica, infinitesimale, se paragonata all’entità del debito pubblico italiano o ai soldi sprecati ogni anno davvero per qualsiasi cosa.

Chi legge questo blog sa che sono lontano anni luce da qualsiasi fascinazione per le teorie del complotto. Ma qui non c’è manco la teoria: solo pratica. I partiti che oggi chiedono l’election day sono gli stessi che, per gli stessi personalissimi vantaggi politici, soltanto un anno fa si opposero all’accorpamento tra elezioni amministrative e referendum (che sarebbe stato, al contrario di questo, legittimo e possibile). E i partiti che oggi si oppongono all’election day sono gli stessi che, per gli stessi personalissimi vantaggi politici, soltanto un anno fa chiedevano a gran voce l’election day. Una barzelletta. Nel caso di questi giorni, i vantaggi politici che i partiti trarrebbero dall’election day sono evidenti. Uno di questi è andare a votare con l’attuale legge elettorale (pensateci: mesi passati a dire che “c’è tempo per cambiarla” e poi non la cambiamo perché andiamo a votare due mesi prima, magari dicendo pure che “non c’era tempo”). Il centrodestra in particolare teme di arrivare alle politiche azzoppato dalla prevedibile sconfitta che subirà alle regionali. Naturalmente ci sono anche molte persone in buona fede tra quelle che chiedono l’election day. Sono, per me, l’ennesima dimostrazione di come le campagne cosiddette “anti-casta” istintive, viscerali e disinformate si saldino involontariamente e perfettamente ai bisogni e ai desideri della cosiddetta “casta”, preservandola. Ne ho scritto a lungo qui.

Ricapitolando, quindi. In giorni di delicatissimi e dolorosi equilibri internazionali politici e finanziari, alcuni partiti politici stanno cercando, addirittura minacciando di togliere la fiducia al governo in Parlamento, di chiudere la legislatura due mesi prima della sua scadenza naturale, per ottenere qualche piccolo vantaggio elettorale. Con il risultato, cercato o no, di eleggere un altro Parlamento con la legge elettorale peggiore d’Europa. Si tratterebbe in effetti di un ottimo biglietto da visita, nazionale e internazionale, per il ritorno della politica in Italia. Siamo i cialtroni, quelli di prima. Siamo tornati.