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E alla fine vince il poliziotto cattivo

Un’opinione piuttosto diffusa nel PD – e anche piuttosto verosimile, secondo me – sostiene che Pier Luigi Bersani e i suoi sostenitori più vivaci, chiamiamoli così, giochino spesso a fare il poliziotto buono e il poliziotto cattivo. La cosa funziona anche perché Bersani è effettivamente più saggio e intelligente dei suoi sostenitori più vivaci, i poliziotti cattivi, che invece si distinguono spesso per la loro violenza verbale e una certa sciatteria argomentativa. Mi è capitato di parlare con persone, anche tra i sostenitori di Bersani, che si sentono rassicurate da questo genere di dinamica: nel senso che, ricordando l’attività da ministro di Bersani e la sua indiscussa e pragmatica serietà, sono fiduciosi sul fatto che alla fine Bersani modererà certi eccessi verbali e politici – terrà la sbarra dritta, direbbe lui – frutto soprattutto di un gioco delle parti e della necessità di differenziarsi politicamente.

Io purtroppo ci credo poco, e questa è una delle ragioni per cui la candidatura di Bersani alle primarie non mi convince. Lo penso perché i sostenitori di Bersani di cui sopra, i poliziotti cattivi, non sono ribelli o frange estreme del partito: sono il responsabile economico del partito, per esempio, oppure la presidente dell’assemblea nazionale del partito. E lo penso perché, fatti alla mano, in questa dialettica tra poliziotto buono e poliziotto cattivo alla fine spesso vince il poliziotto cattivo. Marco Campione, responsabile scuola del PD in Lombardia, uno che all’ultimo congresso votò Bersani, pensa che sia successo qualcosa del genere con questi sguaiati attacchi “alla finanza” in quanto tale. Ma l’esempio più efficace riguarda le regole delle primarie.

Mercoledì 3 ottobre le agenzie di stampa rilanciarono una serie di anticipazioni sulle regole delle primarie che fecero alzare più di un sopracciglio. Prevedevano delle varianti importanti rispetto ai regolamenti usati in passato: il doppio turno, l’obbligo per gli elettori di registrarsi in un luogo diverso dal seggio e di farlo entro il primo turno se volevano votare al secondo. Questi meccanismi inutilmente contorti avrebbero sicuramente ristretto il numero degli elettori, a fronte di un unico documentato caso di brogli su decine e decine di primarie in Italia, peraltro un caso locale e non nazionale. Quelle regole erano così eccessivamente restrittive che a molti sembrarono parte di una strategia. Luca Sofri scrisse che forse quella proposta era una berlusconata: spararla grossa per alzare l’asticella e ottenere di più nella trattativa. Fare il poliziotto cattivo. La cosa fu confermata dal fatto che durante l’assemblea nazionale del partito Bersani chiese di ritirare gli emendamenti dei suoi sostenitori più vivaci, aprendo la strada a un regolamento vago abbastanza da permettere a entrambe le parti di cantare vittoria. Fece il poliziotto buono. Per sapere com’è andata a finire basta leggere il regolamento finale approvato ieri dal “comitato dei garanti”.

Le primarie si faranno a doppio turno. Per votare alle primarie bisognerà registrarsi in un luogo diverso dal seggio. La registrazione deve infatti essere effettuata “con procedure distinte dalle operazioni e dall’esercizio del voto” e presso i cosiddetti “uffici elettorali”, che tra le loro mansioni non hanno le operazioni di voto. So che sono in corso degli sforzi benintenzionati per posizionare dei seggi accanto agli uffici elettorali, ma non sarà possibile farlo dappertutto perché gli uffici elettorali in ogni città non saranno moltissimi (anzi). Chi vuole votare al secondo turno ma non si è registrato entro il primo turno non potrà registrarsi il giorno del voto e avrà solo due giorni per farlo, dei sette teoricamente a disposizione tra primo e secondo turno. Chi ha vinto alla fine, il poliziotto buono o quello cattivo?

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