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Contro i “retroscena”

Ho generalmente una cattiva opinione degli articoli cosiddetti di “retroscena”, perché purtroppo in Italia si dividono quasi tutti – ho detto quasi – in due categorie: quelli inventati di sana pianta, vero genere letterario, e quelli strumentali, volontariamente o no, perché imbeccati da questo o quel politico allo scopo di far passare un certo messaggio senza prendersene piena responsabilità.

Oggi sulla Stampa c’è una pagina intera dedicata a un retroscena scritto da Federico Geremicca, che è bravo e non mi risulta sia uno che inventa, e che contiene un’abbondanza di virgolettati di cose che Massimo D’Alema avrebbe detto ad “amici deputati”. I virgolettati sono lunari, e tralasciamo che siano quelli che, se fossi lo spin doctor di Renzi, sognerei di vedere attribuiti a D’Alema. Nel testo si sostiene che D’Alema, tra le altre cose, dice in giro che Renzi si muove “in jet privato” e che è “finanziato dall’America”, che le sue iniziative non raccolgono così tanta gente ma “i giornali non lo scrivono” perché c’è una specie di complotto contro il PD (Renzi è sindaco e candidato del PD, ma lasciamo stare). E poi aggiunge, all’apice del cattivo gusto, che se continua così Renzi “si farà del male”.

Jacopo Iacoboni, che è collega di Geremicca alla Stampa, stamattina ha scritto che dovremmo “riflettere sull’uso del retroscena non come congerie di cose false, ma come arma impropria pericolosa usata dai politici più spregiudicati”. Sono d’accordo, e penso da tempo che noi giornalisti dovremmo smettere di scriverli, questi articoli, e i direttori di pubblicarli: perché c’è sempre il grosso rischio che siano falsi; perché nove volte su dieci vengono smentiti anche quando sono veritieri; perché se sono conversazioni riferite di seconda mano, non dovrebbero essere considerate fit to print; perché quando invece sono frutto di colloqui affidabili e credibili, servono spesso per mandare un messaggio senza prendersene la responsabilità politica. E i giornalisti non dovrebbero prestarsi a questo genere di cose.

Aggiornamento: Massimo D’Alema, come era ovvio, ha smentito quanto scritto dalla Stampa.