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Quasi quasi mi candido

Il problema delle candidature alle primarie del centrosinistra non è, naturalmente, che sono troppe. Il problema è che – a parte le due più forti di Bersani e Renzi – sono improvvisate. E salvo casi rarissimi ed eccezionali, un’operazione politica seria, solida, non velleitaria e un minimo futuribile non si improvvisa. Una candidatura alla presidenza del Consiglio non si improvvisa. Non si decide dal nulla a meno di due mesi dal voto, svegliandosi una mattina.

Stefano Boeri fa l’assessore a Milano da appena un anno e questo è il suo primo incarico politico: nonostante ciò a luglio si è candidato alle primarie e a oggi non risulta abbia organizzato una sola iniziativa pubblica legata alla sua candidatura, non risulta che abbia uno o più comitati in giro per il paese, sul suo sito semplicemente non c’è traccia della candidatura. Laura Puppato – che ha fatto il sindaco di Montebelluna e il consigliere regionale in Veneto – si è candidata con un’intervista: anche lei non ha ancora organizzato nessun evento pubblico, non ha ancora fatto un discorso né pubblicato un testo di intenzioni programmatiche, il suo sito è offline, dice di non avere ancora uno staff (“sarà operativo da lunedì prossimo”).

Anche Bruno Tabacci si è candidato a luglio, anche lui con un’intervista, anche lui non ha ancora un sito Internet (c’è un account Twitter) ma almeno ha tenuto una conferenza stampaun discorso pubblico da 40 minuti per parlare della sua candidatura. Oggi si è candidato il deputato Sandro Gozi, anche lui con un’intervista (l’avevo detto, io, che non ci sono più discorsi), anche lui apparentemente senza aver fatto nient’altro per costruire la sua campagna elettorale a parte dare quell’intervista. E questi sono solo quelli che hanno annunciato la candidatura: poi ci sono quelli che ci stanno ancora pensando.

Fare confronti con quello che avviene negli Stati Uniti sarebbe impietoso – le candidature si preparano per mesi e si lanciano in grande stile, nei tempi giusti e con una solida macchina organizzativa già in moto: come ha fatto Renzi – ma qui in Italia basterebbe anche una via di mezzo. Basterebbe trattare una candidatura alla presidenza del Consiglio come una cosa importante, seria e anche un po’ solenne, e non come un modo per gettare un sasso in acqua e vedere che succede, o per ottenere una settimana di intervistine e ospitate in tv. In uno scenario politico basato quasi esclusivamente sull’improvvisazione, sarebbe bello che chi si candida a cambiare il paese mostrasse in primo luogo la capacità di mettere in piedi progetti in grado di stare sulle loro gambe, a cominciare da quelli che riguardano se stessi.

P.S.: Poi c’è un altro discorso. Renzi, Gozi e Civati fino a qualche tempo fa lavoravano insieme allo stesso progetto di rinnovamento politico, Puppato ne era stata spesso coinvolta, Boeri è sulla stessa lunghezza d’onda. Oggi sono ognuno per conto suo. Serracchiani, anche lei del giro, ha detto persino di sperare che le primarie «non si facciano». Ma è appunto un altro discorso.