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Un altro sassolino

È incredibile sotto quanti punti di vista e per quante ragioni diverse questa storia dei video di Romney registrati a sua insaputa durante una cena privata – pratica certamente poco nobile – sia un grosso guaio. “This is bad on so many levels”, Sam Seaborn lo ha detto per molto meno. Non so se Romney abbia perso oggi le elezioni, come si dice in giro: se le perderà, probabilmente le avrà perse prima. Ma si tratta di un brutto colpo.

La premessa è che tutto questo accade a cinquanta giorni dal voto, con Romney in svantaggio e che continua a perdere terreno, dopo le convention, dopo la scelta di Paul Ryan come vice. Ogni giorno che trascorre senza che Obama sia messo in difficoltà da una mossa dei repubblicani o da un dato economico o da una crisi internazionale, è un giorno che avvicina Obama al suo secondo mandato. Ogni giorno che trascorre a parlare dei disastri di Romney è un giorno che Obama fa questa faccia qui.

Le dichiarazioni di Romney sono un guaio innanzitutto perché rafforzano ogni singolo argomento di Obama sul suo conto: capitalista senza scrupoli, fuori dalla realtà, non ha a cuore i deboli e la classe media, pensa solo ai ricchi, non è sincero, non ci si può fidare, schiavo delle corporation e dei suoi ricchi finanziatori, eccetera. La storia della fabbrica cinese comprata da Bain, se sarà adeguatamente indagata nei prossimi giorni, rischia di pesare quanto le frasi di cui oggi si parla di più, quelle sul 47 per cento degli americani accusati in sostanza di essere dei parassiti.

Anche quella ovviamente è grossa. Benché si tratti di un argomento usato più volte dall’estrema destra e dai tea party, tra chi negli Stati Uniti – anche grazie ad amministrazioni repubblicane – non paga imposte sul reddito da lavoro ci sono anche parecchi bianchi poco istruiti, uno dei pochi segmenti demografici in cui Romney è in vantaggio su Obama; ci sono gli anziani a cui Romney promette da mesi che non toccherà Social Security e Medicare; ci sono i disoccupati che Romney dice di essere frutto dei fallimenti di Obama. Gente che ha perso il lavoro un anno fa e che Romney ha iscritto al club dei parassiti. Romney non può dire che ce l’aveva con qualcun altro, non può sperare che gli elettori si identifichino in qualcun altro: praticamente li ha chiamati per nome. Inoltre, lui stesso in un altro video spiega – a gente evidentemente peggiore di lui – che non può azzannare Obama alla gola se vuole convincere il 5-6 per cento di elettori ancora indecisi, bensì assumere posizioni moderate: dare del parassita a metà degli americani non è una di queste.

Queste frasi saranno per giorni su tutti i giornali e su tutte le tv statunitensi, fino alla nausea. Quando tv e giornali smetteranno di farle circolare gratis, la campagna di Obama le farà circolare pagando, sugli spot pubblicitari. Se Romney non si inventa qualcosa – e qualsiasi cosa ci si inventi a questo punto, come diffondere le proprie dichiarazioni dei redditi, lo si fa prendendosi dei grossi rischi – c’è la possibilità che arrivi al primo dibattito del 3 ottobre ancora all’angolo, specie se nei prossimi giorni i sondaggi dovessero confermare la sua progressiva perdita di terreno.

È rarissimo che si vincano o si perdano le elezioni per una ragione sola, e questi video non faranno eccezione. Ma questi video, nel momento in cui arrivano, insieme agli scandali passati su Bain e sui suoi redditi, insieme alla fatica che fa Romney a mostrarsi “autentico”, insieme al grosso lavoro di definizione del personaggio di Romney fatto dai democratici, rischiano di mettere la campagna elettorale per le presidenziali su un piano inclinato difficile da ribaltare. A meno che non arrivino altre sorprese, certo.