Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

È una bella giornata

Chi legge questo blog da un po’ di tempo sa che ho alcune idee che mi stanno molto a cuore, sulla politica e sul giornalismo in Italia. Penso e ho scritto più volte, qui, che vent’anni di berlusconismo abbiano comportato un significativo slittamento a destra di tutto l’elettorato, e che pure a sinistra si sia deciso da tempo di combattere Berlusconi usando il suo stesso stile, i suoi stessi comportamenti. Penso che per pigrizia o per opportunismo larga parte della sinistra istituzionale – nei partiti, nei giornali – abbia dato colpevolmente spazio a questo tipo di fenomeni, cavalcandoli a scopo di ottenere piccole vittorie nel breve periodo, ma permettendo loro di costruire una pericolosa egemonia culturale populista, complottista, giustizialista e verbalmente violenta. Penso che il punto di riferimento di questa area culturale tossica sia da tempo Marco Travaglio, con la sua khomeinista cultura del sospetto (cit), con le sue tonnellate di imprecisioni e facilonerie, con i suoi nomignoli e le prese in giro dei difetti fisici degli avversari politici.

Oggi tutto questo, tutto tutto, arriva in un editoriale di prima pagina di Ezio Mauro, su Repubblica. Con dieci anni di ritardo, ma va bene comunque. È una buona giornata.

Il fatto è che l’onda anomala del berlusconismo ha spinto nella nostra metà del campo (che noi chiamiamo sinistra) forze, linguaggi, comportamenti e pulsioni che sono oggettivamente di destra. Una destra diversa dal berlusconismo, evidentemente, ma sempre destra: zero spirito repubblicano, senso istituzionale sottozero (come se lo Stato fosse nemico), totale insensibilità sociale ai temi del lavoro, della disuguaglianza e dell’emancipazione, delega alle Procure non per la giustizia ma per la redenzione della politica, considerata tutta da buttare, come una cosa sporca.

Si capisce perfettamente che per chi ha questa posizione la cosiddetta “casta” non contempla differenze al suo interno, chi ha umiliato il parlamento sostenendo col voto che la ragazza Ruby era nipote di Mubarak è e deve essere uguale a chi ha resistito votando contro: facendo di ogni erba un fascio in modo da legittimare il lanciafiamme che redima il sistema.

Io penso al contrario che il compito di ogni organizzazione culturale, politica, giornalistica, intellettuale, sia quello di fornire ai cittadini non la famigerata «narrazione», bensì gli strumenti utili per poter distinguere, che è l’unico modo per potere davvero giudicare, dunque prendere parte.

Ma per chi ha queste posizioni, cultura è già una brutta parola. Meglio alzare ogni giorno di più i toni chiamando i politici «larve», «moribondi», «morti». Meglio alimentare la confusione, fingere che la destra sia uguale alla sinistra, che è il vero nemico, come il riformismo è stato sempre il nemico del massimalismo, Ecco perché per coloro che sostengono queste posizioni Berlusconi non è mai stato il vero avversario, ma semplicemente lo strumento con cui suonare la loro musica. Per questa nuova destra, Napolitano e Berlusconi devono essere uguali, ingannando i cittadini. E infatti, mentre D’Avanzo rivolgeva le nostre dieci domande a Berlusconi ogni giorno, la nuova destra canzonava il Cavaliere in un linguaggio da Bagaglino, con un «calandrinismo» che rompeva la cornice drammatica in cui stava avvenendo quella prova di forza: deridendo i nomi (incolpevoli, almeno loro) delle persone, scherzando coi loro difetti fisici, stilemi tipici da sempre della destra peggiore. Non Montanelli, per favore, ma il Borghese degli anni più torvi.

Altro che guerra civile a sinistra. Siamo davanti a parole e opere tipiche di una nuova destra che lavora trasversalmente e insidia il campo «democratico» per la debolezza culturale e lo scarso spirito di battaglia della sinistra italiana, e per l’eccessiva indulgenza che tutti abbiamo avuto con l’antipolitica, davanti all’inconcludenza della politica italiana. Finché questo equivoco finirà, e dopo la definitiva uscita di scena di Berlusconi la destra starà finalmente con la destra e la sinistra con la sinistra.