Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

The West Wing in Birmania

Sul New Yorker di questa settimana c’è un articolo sulla trasformazione della Birmania, storia che ha messo alla prova le certezze di molti osservatori, me compreso. Seppure ci sia ancora moltissimo da fare, infatti, una delle più repressive dittature al mondo da due anni ha iniziato lentamente – ma neanche tanto – a riformarsi dall’interno. Ha riaperto il Parlamento, ha scarcerato la leader dell’opposizione, che nel frattempo è stata eletta in Parlamento in un voto dignitoso e dice che l’attuale governo – un governo civile, il primo dagli anni Sessanta – è un governo con cui si può lavorare. Ha concesso l’amnistia a migliaia di prigionieri, molti di questi politici, ha allentato la censura, ha firmato accordi di pace con alcuni dei gruppi etnici che combattevano da anni contro la dittatura, ha riallacciato i rapporti con la comunità internazionale (allentandoli invece con la Cina). L’articolo del New Yorker, che è naturalmente molto lungo ed è scritto da Evan Osnos, racconta a un certo punto di come, tra le molte altre cose, una ong formata da giornalisti, docenti universitari e imprenditori birmani abbia pensato di “guidare” il presidente e i ministri – tutti o quasi ex generali, tutti o quasi mediamente giovani – e metterli di fronte a quanto poco sapevano di come funziona un governo vero.

To provide a glimpse of a functioning executive branch, the group gave the new President DVD’s of “The West Wing”.

Aggiornamento. Scopro che la cosa era stata raccontata anche dal New York Times, lo scorso novembre.

Seeking to learn something about legislative and electoral politics, some new parliamentarians were passing around a DVD containing episodes of “The West Wing.”