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Si prega di porgere l’altra guancia

Qualcuno a un certo punto scriverà, non so, un saggio, un romanzo, una saga in sette volumi sul rigore di Andrea Pirlo ieri sera e su come questo abbia ribaltato l’ordine naturale delle cose. Quelli che dopo sono rimasti davanti alla tv per godersi un milione di replay e fremere ogni volta si saranno accorti dell’umore particolarmente nero con cui Gianluigi Buffon si è rivolto ai giornalisti della RAI, uno dei quali ha fatto persino il finto tonto chiedendogli delle ragioni della sua freddezza. Le ragioni sono note a chiunque abbia seguito un minimo le cronache delle ultime settimane: a un certo punto quasi tutta la stampa italiana si è bevuta e ha sguazzato, con titolazioni assurde e colpevoli, in una storia ridicola e inesistente riguardo alcune presunte scommesse milionarie di Buffon in una tabaccheria di Parma. Non c’era niente, a quanto ne sappiamo oggi e ne sapessimo già allora: non c’erano indagini, non c’erano accuse formali, non c’erano scommesse vietate, non c’erano scommesse milionarie, non c’erano scommesse e basta, non c’erano vincite anomale, niente di niente.

Nonostante tutto questo, persino uno che certo non è un forcaiolo come Aldo Cazzullo oggi sul Corriere della Sera scrive così, en passant, che prima degli europei Buffon era “incappato in una sgradevole storia di scommesse milionarie”. Non è vero. Ma siamo davvero a svuotare il mare col cucchiaino, come si vede: e ci si sorprende che in tutto questo Buffon non abbia voglia di fare finta di ridere alle battute dei giornalisti?