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I fatti sul Fatto, un esempio

“Vorrei rivolgere un appello agli amici del Fatto”, scrisse Michele Ainis un paio d’anni fa sulla Stampa, “o cambiate il nome del giornale o cambiate le notizie”. La piccola storia su Obama che cita Monti a Seul – mentre quest’ultimo era al telefono con Cicchitto – ne è un esempio: uno su mille, l’uno su mille che ho seguito bene, e quindi ve lo racconto. La citazione di Obama su Monti è stata raccontata dal Fatto con questi termini, per due volte addirittura in prima pagina (corsivi miei).

“La frase inventata di Obama”

“Obama cita Monti” ma è tutto inventato, la citazione “non c’è mai stata

“elogio fantasma”

“Il presidente americano non ha mai citato il premier italiano, mentre questi era fuori impegnato in una conversazione con Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che lo “avvisava” sulla giustizia: da qui non si passa“.

“A Palazzo Chigi l’imbarazzo per la figuraccia è grande, come dimostra la rassegna stampa di ieri senza l’articolo [del Fatto del giorno prima, ndr]“.

“L’incredibile infortunio di Monti s’incastra nel nuovo clima di guerra tra lui e i partiti”

“«Obama non ha citato Monti»: il Fatto scopre il cortocircuito tra portavoce, agenzie e giornali. Fonti riservate? No, bastava soltanto controllare

A questi si è unito anche Marco Travaglio (refuso suo):

L’ufficio stampa di Monti, le agenzie, il Corriere e Repubblica giurano che Barak elogia l’amico Mario: balle.

Passano i giorni, ma il giallo dell’elogio di Obama a Monti sul finire del summit mondiale di Seul sulla sicurezza nucleare non accenna a trovare soluzione. In un vortice di indiscrezioni,dichiarazioni, precisazioni, puntualizzazioni, smentite,conferme, rettifiche dell’ampio staff del premier italiano, aggravate dal fuso orario e dal jet lag, due sole cose sono certe: il panegirico non è avvenuto nel discorso ufficiale del presidente Usa, come invece hanno scritto l’Ansa, il Corriere, Repubblica e altri giornali imbeccati dai portavoce di Palazzo Chigi.

Non un accenno all’italian, né al prime, né al minister.

Se Obama ha elogiato il Professore, l’ha fatto all’insaputa degli americani, dell’intero pianeta e forse anche di se stesso.

Il Fatto ha sostenuto quanto sopra – e in questo modo – rivendicando di aver cercato e non aver trovato la citazione di Monti nel testo del discorso iniziale di Obama. Ora salta fuori che, com’era prevedibile, il Fatto ha “cercato” molto grossolanamente: e dico che era prevedibile perché già dal primo lancio dell’ANSA – peraltro citato dal Fatto nella ricostruzione, evidentemente ignorato nel contenuto – il discorso finale era stato indicato come contenente la citazione di Monti, e non quello iniziale. Che cosa hanno controllato? Boh. Ieri la Casa Bianca ha pubblicato il testo del discorso finale e – come riferito da tutti i testimoni, a cui il Fatto non ha dato credito (complotto!) – la citazione di Monti effettivamente c’era. Altro che “da qui non si passa”, altro che “balle”.

Aggiornamento. In una spericolata e acrobatica distorsione della realtà, oggi il Fatto dà conto di quanto sopra con un articolo che comincia così.

Il mistero sulla citazione di Barack Obama a Mario Monti si è finalmente risolto ieri. E conferma la ricostruzione del Fatto: le lodi al premier italiano non ci sono mai state.