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L’asticella

Andiamo con ordine. Prima il governo dei poteriforti ha cancellato la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, il cui comitato promotore era composto da queste persone. Poi qualche giorno fa il governo del Vaticano, della CEI e di CL ha costretto la Chiesa a pagare qualche centinaio di milioni di euro di tasse in più rispetto al passato, forse anche un miliardo. Oggi il governo delle banche ha azzerato le commissioni sugli affidamenti bancari, tanto da portare i vertici dell’ABI a dimettersi in blocco. Certo, c’è già in giro chi scrive che è tutto organizzato, che i poteriforti si sono messi d’accordo – complotto! – e che sia il Vaticano che le banche hanno chiesto apposta a Monti di maltrattarli un po’, così, per sport, quando fino a ieri avevano fatto il diavolo a quattro con governi di centrodestra e di centrosinistra perché queste cose non accadessero (e infatti non accadevano). A me pare invece che questo sia, semplicemente, un governo forte. Forte culturalmente, forte politicamente, forte programmaticamente, non subalterno, difficilmente condizionabile dal chiacchericcio quotidiano delle dichiarazioni politiche, difficilmente ricattabile. Questo non vuol dire che ha sempre ragione, che non ha difetti né che non dovrà fare compromessi, ovviamente, né tantomeno che quei compromessi non possano rivelarsi insoddisfacenti. Ma questo è un governo come l’Italia non ne ha mai avuti nella Seconda Repubblica: un governo spesso e forte. Chi vorrà vincere le elezioni e fare parte del prossimo governo dovrà riuscire a essere almeno altrettanto credibile: non basterà agitare le solite parole d’ordine, brandire i simboli storici e rifugiarsi nel copione che conosciamo a memoria, manifestazioni, slogan e manfrine sui giornali. L’asticella si sta spostando verso l’alto.