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Lo sfidante di Romney

Tre aggiornamenti sulle primarie repubblicane.

Huntsman
Lunedì Jon Huntsman ha sospeso la sua campagna elettorale e ha dato il suo sostegno a Mitt Romney. Chi legge questo blog sa che l’obiettivo della campagna di Huntsman non era conquistare la nomination nel 2012 ma posizionarsi e farsi un nome in vista del 2016. In questo senso era certo che a un certo punto nella corsa, il più tardi possibile, Huntsman si sarebbe ritirato per sostenere Romney. Quel momento però è arrivato probabilmente troppo presto, nonché a pochissimi giorni dal discorso surreale e spavaldo pronunciato la notte delle primarie in New Hampshire. Ha ragione Ben Smith quando scrive così.

Il partito repubblicano immaginato da Huntsman – moderno, riformatore e giovane – potrebbe nascere. Potrebbe nascere come reazione a una seconda schiacciante sconfitta inflitta da Obama, o potrebbe nascere durante l’eventuale campagna per la rielezione di un eventuale presidente Romney. Ma oggi non si vede come Huntsman possa guidare questo cambiamento. Ha scommesso, troppo presto, su una sua fantasia. E si è candidato alla guida di un partito che non esiste, almeno per il momento.

Così come Romney è molto migliorato rispetto alla sua campagna del 2008, anche Huntsman dovrà imparare molte cose da questa campagna se vorrà avere speranze nel 2016, ammesso che il partito repubblicano subisca una seconda sconfitta e che questa marginalizzi una volta per tutte le aree estremiste (entrambe le cose oggi sono tutt’altro che scontate).

Romney
In South Carolina si vota fra tre giorni. I sondaggi per il momento danno a Romney un vantaggio importante, più di dieci punti. Il modello statistico di Nate Silver, finora molto affidabile, gli attribuisce il 91 per cento delle probabilità di vincere. In Florida, dove si vota il 31 gennaio, Romney ha oggi un vantaggio abissale. Perché la nomination repubblicana possa sfuggire a Romney, secondo me, serve che questo perda almeno una di queste di due primarie. E perché questo possa accadere, serve che Romney abbia uno sfidante forte. Non due, non tre, uno.

Gingrich, Santorum, Paul
È noto che Romney non va a genio a un bel pezzo dell’elettorato repubblicano, e abbiamo detto come questo non sia necessariamente un problema per lui. Specie perché i suoi sfidanti, finora, si sono divisi i voti e di fatto si sono eliminati a vicenda. Se Romney avesse un solo sfidante potrebbe ancora essere messo in difficoltà, soprattutto in alcuni stati. Per questo sarà importante vedere come si piazzeranno Gingrich, Santorum e Paul in South Carolina. Serve che uno di questi tre vada molto bene – sembra che Gingrich oggi sia quello messo meglio – e serve che uno di questi tre si ritiri, oltre naturalmente a Perry che è ormai moribondo. Se succedono queste due cose, allora forse uno di questi tre candidati potrebbe fare quello fece Huckabee nel 2008: restare in partita fino alla fine, sperando in una buona occasione.