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Il 2013 visto da qui

Il Foglio ha chiesto a me e ad altri blogger di cimentarsi in un esercizio a metà tra la fantapolitica e l’analisi, sforzandosi di immaginare il panorama politico del 2013, alla vigilia delle elezioni politiche. Io ho spericolatamente risposto così.

Alle elezioni del 2006 i due candidati premier erano gli stessi di dieci anni prima. Alle elezioni del 2008 l’unica novità sostanziale era stata la nascita del Partito Democratico. Stavolta abbiamo visto un altro film. L’Italia arriva alle elezioni del 2013 con un panorama politico inedito. Le coalizioni sono tre, per cominciare. Da una parte c’è un’alleanza di destra vera, composta dalla Lega e da quel pezzo del PdL che ha seguito Berlusconi quando questo ha tolto il proprio sostegno al governo Monti: non sono stati abbastanza da far cadere il governo, principalmente a causa della clamorosa rottura con Alfano, ma sono rinfrancati dall’opposizione alle riforme su fisco e pensioni e si presentano esplicitamente come forza conservatrice e statalista, sia sul piano economico che sul piano sociale.

Il desiderio esplicito del Terzo Polo di andare da solo e la sconfitta congressuale di Bersani hanno fatto il resto. La segreteria di Pippo Civati e Debora Serracchiani ha aperto il Partito Democratico, innescando un meccanismo di continuo coinvolgimento degli elettori affascinante e futuribile ma non indolore, che ha avuto due conseguenze: l’uscita dal partito degli ex popolari e il rafforzamento del PD a sinistra, ai danni di Sinistra e Libertà e Italia dei Valori. Sia Civati che Renzi, il candidato premier vincitore delle primarie di coalizione, hanno davanti una missione complicata, che probabilmente va oltre il voto di questa primavera. A questo giro, infatti, è difficile che la vittoria possa sfuggire al Terzo Polo, e quasi si sorride a chiamarlo ancora così, Terzo. In questi due anni ha fatto da magnete, staccando un pezzo al PdL e un pezzo al PD. Alle elezioni del 2006 l’UdC era andata da sola, ottenendo il 5 per cento. Oggi, sette anni dopo, i sondaggi vedono il Terzo Polo oscillare tra il 35 e il 40 per cento. Questo spirito progettuale servirà sia alla sinistra di Civati che alla destra di Maroni. In politica non esistono scorciatoie, diceva uno che ne sapeva. L’unica strada breve è quella lunga.