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I barbari

L’intervento di Alessandro Baricco ieri a Firenze ha il merito di spiegare molto bene – lui lo aveva già fatto nei suoi due celebri articoli sulla cultura, qualche anno fa, e soprattutto nei Barbari – la necessità per la sinistra italiana di restare fedele ai suoi ideali originari avendo però il coraggio di cambiare gli strumenti per realizzarli.

Di questo parliamo, in fin dei conti. Di strumenti che con ogni evidenza non possono essere gli stessi di trent’anni o vent’anni fa, e quindi del coraggio di metterli in discussione e cambiarli, restando fedeli agli obiettivi storici della sinistra: far stare meglio quante più persone è possibile, a cominciare da chi sta peggio, e innescare meccanismi sociali sani e virtuosi. È una questione di strumenti programmatici, intanto. Esempio. Non è il contratto nazionale a essere costitutivamente di sinistra: è la difesa dei deboli che è di sinistra. Altro esempio. Non è la statalizzazione forzata dei servizi pubblici a essere costitutivamente di sinistra: è offrire servizi efficaci e alla portata di tutti che è di sinistra. Ce ne sono moltissimi altri. Quasi soltanto in Italia, tra le democrazie occidentali, frasi del genere sono accolte come eresie rivoluzionarie, addirittura tacciate di essere di destra*. Nel grosso delle moderne sinistre europee queste battaglie sono state già combattute e sono parte delle cose che si danno per scontate. Poi c’è una questione di strumenti e comportamenti politici. Modi di condurre un partito. Modi di comunicare le proprie idee. Modi di affrontare i propri avversari. Modi di stare in partita. Modi di vincere le elezioni. Modi da cambiare, tutti. Matteo Renzi, con tutte le sue qualità e i suoi difetti, sta lavorando a questo cambiamento con una chiarezza, un’efficacia e una mancanza di prudenza che nel discorso politico italiano, a questi livelli, non ha precedenti.

*Nota per i lettori ex dalemiani oggi neobertinottiani, quelli della scuola Fassina, per capirci. Cose del genere D’Alema negli anni Novanta le diceva non solo ai congressi del PDS ma anche nel noto – noto nel giro, diciamo – discorso di Gargonza: “La sinistra ha un problema anche suo, cioè come affermare le ragioni costitutive della sinistra nel momento in cui entrano in crisi i parametri dentro i quali la sinistra ha organizzato la sua funzione storica: lo Stato nazionale, un certo modo di essere del lavoro, etc. Io credo che ci sia una sinistra che è talmente innamorata degli strumenti con i quali ha agito, che finisce per perdere le sue ragioni costitutive. Nella discussione sul Welfare mi permetto di dire che certe posizioni che appaiono più di sinistra, negano in radice le ragioni della sinistra. Dov’è la ragione della sinistra in chi dice che non è giusto che la stessa figura sociale, il disoccupato, possa avere la cassa integrazione, il prepensionamento se è stato difeso dai sindacati, o la pensione di invalidità se trova un uomo politico che lo aiuta, o niente? Questa è la realtà dell’Italia. Ma chi difende questo tipo di situazione è di sinistra? No, difende conquiste della sinistra, e indubbiamente la cassa integrazione è una conquista della sinistra, ma non difende le ragioni della sinistra, cioè l’eguaglianza. E finisce per produrre una frattura fra le generazioni che diventa insanabile, se non vi poniamo rimedio. Allora io credo che la sinistra debba ritrovare le sue ragioni costitutive, anche mettendo in discussione gli strumenti attraverso i quali ha costruito anche la sua forza, il suo insediamento sociale avendo un po’ di fiducia nella trasformazione”.