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I radicali e il biglietto della lotteria

In giro si parla e si litiga molto su cosa è successo oggi pomeriggio alla Camera, per due ragioni. Perché quanto successo oggi pomeriggio è effettivamente intricato e complesso da spiegare, intanto. E perché circolano molte accuse pretestuose e difese altrettanto pretestuose, da parte degli affollati e storici schieramenti dei sostenitori dei radicali e degli odiatori dei radicali. Prima di andare oltre, metto le mani avanti: pur non avendoli mai votati, non ho problemi a dirmi sostenitore e difensore dei radicali, delle cose che dicono, delle cose per cui lottano. Al punto da apprezzare la loro decisione di restare in aula ieri, già molto contestata in giro.

Parliamo prima di cosa è accaduto oggi, poi del suo senso. Oggi alla Camera si votava la fiducia al Governo. L’opposizione aveva deciso di non andare a votare alla prima chiama, costringendo il Governo ad arrivare con le sole sue forze al raggiungimento del numero legale, quota 315. La cosa non era scontata, per i noti malesseri dei cosiddetti scajoliani (due oggi si sono astenuti), del PdL (oggi Versace, appena passato al Misto, ha votato contro la fiducia), dei Responsabili (almeno un paio dicevano di volersi astenere, Sardelli e Pisacane), delle minoranze linguistiche (altri due deputati). Come sa chi ha seguito tutta la votazione, la situazione a un certo punto era realmente in bilico, ogni voto era potenzialmente determinante. Poi i cinque deputati radicali hanno deciso di andare a votare, alla prima chiama, contrariamente a quanto aveva fatto il resto dell’opposizione. A quel punto il raggiungimento del numero legale non era più in discussione. Dopo di loro sono andati a votare i due deputati delle minoranze linguistiche. A quel punto, alla seconda chiama, hanno votato i deputati dell’opposizione. Nonché uno dei due responsabili dissidenti, Pisacane. Alla fine i favorevoli alla fiducia sono stati 316.

I radicali, ovviamente, non hanno salvato Berlusconi: innanzitutto perché hanno votato contro la fiducia, e poi perché comunque anche oggi la maggioranza aveva almeno 13 voti in più dell’opposizione. Allo stesso modo, i cinque radicali da soli non hanno permesso il raggiungimento del numero legale: i 316 voti della maggioranza mostrano che il Governo oggi è arrivato da solo oltre la soglia dei 315. È inconfutabile però che i Radicali siano andati a votare quando non era chiaro se il numero legale sarebbe o no stato raggiunto. È inconfutabile che il loro voto abbia tolto ogni dubbio a riguardo. Ed è inconfutabile che i cinque radicali tutto questo lo sapessero benissimo, nel momento in cui sono andati a votare. Inoltre è ragionevole, ma certo non inconfutabile, supporre che senza il loro voto non sarebbero andati a votare né i due deputati delle minoranze linguistiche (alla prima chiama) né il responsabile Pisacane, e che quindi i Radicali siano stati determinanti nel costruire il risultato finale e fare arrivare il Governo a quota 316.

Si può discutere sul fatto che i radicali abbiano fatto bene o no a non seguire il resto dell’opposizione. Io penso che mostrare l’eventuale incapacità del Governo di arrivare a quota 315 fosse un importante obiettivo politico, dato che la maggioranza della Camera al completo è 316. Il mancato raggiungimento del numero legale non avrebbe certo fatto cadere il Governo. Ma il Governo avrebbe subìto un altro colpo, l’ennesimo, funzionale a fare emergere una verità politica: oggi il centrodestra gode di una fragilissima maggioranza numerica e di una inesistente maggioranza politica, tanto da avere approvato l’ultima significativa riforma nel dicembre del 2010, dieci mesi fa, e da andare sotto con preoccupante frequenza anche su provvedimenti molto importanti. Penso che indebolire questo Governo con mezzi leciti e tutt’altro che lontani dalla disobbedienza civile, anche parlamentare, esercitata più volte nella storia radicale, sarebbe stata una cosa buona e opportuna.

Ma su questo, ripeto, si può discutere. A due condizioni, però. La prima è cercare di non portare argomenti contraddittori: oggi i Radicali rivendicano (con toni ridicolmente minacciosi) sia di aver votato per rispetto del Parlamento sia di non essere stati decisivi. Se il punto è il rispetto del Parlamento la seconda cosa non importa, no? Infatti i radicali hanno votato prima di sapere se sarebbero stati decisivi o no. La seconda condizione, che poi vale sempre, è essere disponibili a mettere in discussione certezze e appartenenze. Non facciamone una guerra tra filoradicali e antiradicali a prescindere. I primi tengano conto del fatto che la decisione dei deputati radicali è stata molto – molto – discussa anche tra gli stessi deputati radicali (prima di una telefonata risolutiva di Pannella, sembra), nonché in queste ore nelle stanze del partito. I secondi tengano conto del fatto che la strategia dell’opposizione era effettivamente un espediente, per quanto legittimo: comprare un biglietto della lotteria e rischiare di vincere può essere emozionante, ma non ha niente di meritorio.