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Indietro nel tempo

Guardate questo video. Forse l’avete già visto, io l’ho pubblicato qualche tempo fa. È la parte finale di un discorso molto bello di Massimo D’Alema del 1997. Parla di lavoro, contrattazione, sindacati. D’Alema era segretario del Partito Democratico della Sinistra, un partito che che aveva la falce e il martello nel suo simbolo.

Sono passati quasi 15 anni. Un politico di centrosinistra che oggi osasse dire queste cose, le cose che diceva quasi 15 anni fa il segretario del partito direttamente erede nel PCI, verrebbe probabilmente accusato dalla CGIL, dalla FIOM e dal responsabile economico del PD di essere una specie di incrocio tra Renzi, Bonanni e Ichino, un servo di Marchionne, un nemico del sindacato e dei lavoratori, un berlusconiano sotto mentite spoglie.

La CGIL ha indetto uno sciopero generale per non farsi processare in piazza dalla FIOM, quello sciopero si terrà domani ed è normale – per quanto sgradevole – che oggi urli allo scandalo contro qualsiasi cosa, persino contro una cosa di certo migliorabile ma sensata. Il Partito Democratico, se vuole tenere fede alla sua missione di moderno partito progressista, farebbe bene a non farsi trascinare nell’ennesimo scontro di civiltà fuori tempo massimo, nella difesa oltranzista di cose che si giudicavano anacronistiche già quindici anni fa. Altrimenti, la foga dello scontro finale con Berlusconi e la smania di dare del fascista a chiunque dissenta da quella che trent’anni fa era l’ortodossia comunista – pratica sempre più popolare, ho notato – lo costringeranno al destino descritto così bene da D’Alema nel lontano febbraio del 1997. Essere sempre di meno, sempre più vecchi e sempre più lontani dal paese e da chi ci vive, col solo inutile e patetico conforto della propria purezza ideologica.