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Huntsman contro gli sciroccati

La settimana scorsa, dopo una serie di dichiarazioni goffamente estremiste da parte di Rick Perry e Michele Bachmann, Jon Huntsman ha cominciato a fare quello che io mi auguravo facesse in queste primarie, cioè avere posizioni ragionevolmente di destra e dire a dire ai suoi avversari che sono dei pazzi scatenati. Tutto è cominciato con un tweet, poi sono arrivate altre dichiarazioni e un’intervista televisiva. Vedremo cosa succederà nei sondaggi, ma per il momento l’aria che tira tra i repubblicani sembra indicare uno scenario vicino a quanto prospettato da Hendrik Hertzberg sul New Yorker.

La strategia di Huntsman, com’è ovvio fin dall’inizio, è questa: Huntsman for President – nel 2016. Come lui certamente sa, il 2012 non è il suo anno. L’ambasciatore in Cina di Barack Obama non ha nessuna possibilità di vincere nel partito repubblicano dell’era Palin-Bachmann. Perché Huntsman possa arrivare alla Casa Bianca, devono succedere tre cose. Primo: le primarie repubblicane vengono vinte da un candidato pazzo o da un candidato normale che ha sposato le tesi dei pazzi per convenienza elettorale. Secondo: nonostante lo stato dell’economia, Obama viene rieletto. Terzo: l’umiliante sconfitta rompe questa febbre ideologica dei repubblicani, come è già accaduto nel 1952 e, in misura minore nel 1968, nel 1976, nel 1988 e nel 1996. Il primo punto è praticamente certo. I punti due e tre non lo sono – lo erano di più prima dell’estate – ma sono ampiamente plausibili. Se accadono queste tre cose, il 2016 sarà l’anno perfetto per un candidato repubblicano che non è un estremista, non è il protagonista di una disastrosa sconfitta elettorale e non è nemmeno un completo estraneo per gli elettori del suo partito.

Un’ultima cosa. Parlando delle primarie repubblicane, quando si parla di “pazzi” lo si fa a ragione: non per usare un’iperbole. Chi non ci crede o vuole approfondire può leggere l’articolo di Ryan Lizza sul New Yorker della settimana scorsa. Racconta, semplicemente, chi è e che vita ha avuto Michele Bachmann.