Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

Da che parte della Storia

La cosa più terrorizzante di quello che sta succedendo in Italia non è tanto il crollo dei mercati, che condividiamo con paesi ben più solidi del nostro, bensì il fatto che il Governo pensa di uscire da queste secche – che poi sono quelle in cui, con alti e bassi, ci troviamo da quindici anni – aggiungendo o togliendo un paio di frasette nella Costituzione, sulla libertà d’impresa o sul pareggio di bilancio, o con delle misure una tantum. L’idea che una crisi del genere si risolva sul lungo termine sulla carta e non sul mercato, quella fa spavento. Certo, soldi da spendere non ce ne sono. Ma di riforme possibili a costo zero se ne possono fare molte, a cominciare dalla privatizzazione di mostri tipo Alitalia per continuare con la liberalizzazione delle professioni. I guai dell’economia italiana vengono da molto lontano, e non sono tutti attribuibili a chi l’ha governata negli ultimi quindici anni. Gli uomini e le donne che fanno parte di questa classe dirigente si trovano però oggi davanti a una scelta: passare alla Storia come quelli che hanno salvato il Paese o passare alla Storia come quelli che l’hanno affondato. È evidente che qualsiasi altro calcolo – personale, elettorale, giudiziario, di partito – perde completamente significato rispetto a quello che potrebbe accadere, e qualifica chi lo fa.