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L’Italia migliore, dice

Nonostante la vittoria del Sì al secondo quesito dei referendum, in Puglia le tariffe dell’acqua non scenderanno. Nemmeno di quel 7 per cento di remunerazione del capitale investito che è stato abrogato. Il presidente Vendola ha spiegato che «è indispensabile fare i conti con la realtà per non precipitare nei burroni della demagogia» e quindi «non abbasseremo le tariffe». Perché? Perché ovviamente, come qualcuno aveva vanamente tentato di spiegare prima del voto, quel 7 per cento non è un “guadagno garantito”, come diceva la propaganda del Sì, bensì una quota che comprendeva anche gli oneri finanziari. Infatti Vendola spiega che «la remunerazione del capitale investito del 7% è un costo: quello che pagheremo ogni anno fino al 2018 sul bond in sterline pari al 6,92% contratto durante la gestione dell’era Fitto». E quindi viene da chiedere, a Vendola: perché queste cose non le ha dette prima del voto? Dopo mesi di campagna a tempo pieno a favore del Sì, l’aspirante premier Vendola ha avuto la spudorata faccia tosta di rispondere così.

«Nessuno me le ha chieste»

Niente di nuovo, insomma. Anche stavolta nel centrosinistra c’è chi pensa di vincere le elezioni raccontando balle demagogiche ai suoi elettori, promettendo cose che non potrà e non vorrà mantenere e che provocheranno il ritorno dei movimenti dei delusi, dei siete-come-Berlusconi, delle manifestazioni contro il Governo organizzate dai partiti di Governo, eccetera eccetera. Auguri.