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Giocare col fuoco

Le nazioni che partecipano all’intervento militare in Libia sanno che dal punto di vista politico tutta l’operazione sta in piedi per come è stata pensata se non si crea una frattura tra i paesi occidentali e quelli arabi: per questo enfatizzano (giustamente) il ruolo del Libano e della Lega Araba nel percorso verso la risoluzione dell’ONU, per questo fanno notare (giustamente) la partecipazione all’intervento di Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Per questo ieri hanno fatto molto notizia le sorprendenti dichiarazioni di Amr Moussa, segretario della Lega Araba e candidato alle presidenziali in Egitto, che ha appoggiato la risoluzione dell’ONU ma condannato i bombardamenti sulla difesa aerea di Gheddafi, due posizioni legittime ma tra loro inconciliabili.

Non sappiamo cos’è accaduto dietro le quinte. Sappiamo però che nel giro di poche ore il ministero degli esteri britannico e quello francese hanno ricordato che il testo della risoluzione dell’ONU pone come unico limite l’invasione via terra. E che stamattina Amr Moussa ha tenuto una conferenza stampa “riparatrice” al Cairo nientemeno che col segretario generale delle Nazioni Unite, per annuire a Ban Ki-Moon che invitava la comunità internazionale a “parlare con una sola voce” e dire che “non abbiamo alcun problema con la risoluzione dell’ONU, che rispettiamo e sosteniamo”. Quello che è successo tra le dichiarazioni di ieri e quelle di oggi lo possiamo immaginare.