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È dura

Comunque, per quanto pensi che non esistano alternative migliori, non è che io non abbia dubbi sull’efficacia dell’intervento militare in Libia.

Il mio primo dubbio ha a che fare col fatto che la no-fly zone sarebbe stata molto efficace, moltissimo, una settimana fa: all’inizio della riscossa di Gheddafi, quando i bombardamenti a tappeto hanno piegato i ribelli e li hanno costretti ai primi ripiegamenti. Oggi, invece, il regime ha truppe di terra praticamente ovunque, anche a ovest, anche in un bel pezzo di Bengasi: sono disorganizzate e malandate, ma ce le ha. E una cosa è bombardare gli aeroporti e la contraerea, una cosa è bombardare i carri armati al centro della città.

Il mio secondo dubbio ha a che fare con l’assoluta imprevedibilità di Gheddafi. Restiamo solo alle ultime 24 ore: prima le solite dichiarazioni deliranti e minacciose, poi l’annuncio del cessate il fuoco che si è rivelato uno scherzo, poi stamattina un nuovo discorso assurdo di lotta fino alla morte, poi l’annuncio di un milione di armi distribuite ai cittadini libici e pochi minuti fa l’annuncio di un nuovo cessate il fuoco (che, tra l’altro, ammette l’inesistenza di quello del giorno prima). Al contrario di Mubarak e Ben Ali, ai quali si può certo riconoscere un certo pragmatismo, Gheddafi non sembra contemplare l’idea di una sua uscita di scena e appare invece disperato e nel pallone. Un uomo del genere è capace di tutto meno che di arrendersi. Spero moltissimo di sbagliarmi.