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Che poi ci manca, Luciano

Mi sono appena imbattuto in una cosa carina e ve la racconto: si parla di calcio, quindi se non vi interessa saltate pure questo post. Una della cose per cui la Roma allenata da Luciano Spalletti sarà ricordata a lungo, a parte il calcio spettacolare ottenuto con un formidabile schema senza attaccanti, sono gli schemi di gioco originali, furbi e a volte bizzarri.

Uno di questi funziona così. Calcio d’angolo. Il giocatore che si appresta a battere posiziona il pallone sulla lunetta, lo tocca spingendolo avanti di qualche centimetro, poi con gran lentezza si allontana come per prendere per la rincorsa. A quel punto cambia idea – fa finta di cambiare idea – e lascia che sia un altro compagno a battere il corner. Questo arriva, e invece che mettere la palla in mezzo parte palla al piede verso l’area di rigore, cogliendo di sorpresa la difesa avversaria: la persona che batte il calcio d’angolo, infatti, non può toccare la palla di nuovo se prima non è intervenuto il compagno. Il tocco del primo giocatore, però, per quanto minimo, ha già rimesso in gioco il pallone: quindi l’azione è regolare. La Roma provò questo schema nel 2007 durante una partita contro il Milan: funzionò così bene che colse di sorpresa anche il guardalinee, che fischiò un fallo fermando l’azione. Spalletti si arrabbiò molto, come potete vedere.

Sono passati quasi quattro anni, ora Spalletti allena lo Zenit di San Pietroburgo con cui l’anno scorso ha vinto il campionato russo. Questa settimana ha giocato in Europa League contro gli svizzeri dello Young Boys e i suoi giocatori hanno riproposto lo schema. Ha funzionato.