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Cose americane sparse

Si è insediato il nuovo Congresso, e questo lo sapete. Due deputati repubblicani – il rieletto Pete Sessions del Texas e il neoeletto Mike Fitzpatrick della Pennsylvania – si sono persi il giuramento alla Camera: si trovavano in un’altra sala, impegnati in una festa di raccolta fondi, e dicono di avere alzato la mano davanti alla tv durante la diretta della cerimonia. Hanno violato la Costituzione, insomma, nel giorno in cui su loro – demagogica – proposta la Camera ha passato l’intera giornata a leggere la Costituzione. Alla fine l’hanno risolta con una risoluzione votata dopo quattro minuti quattro di dibattito: i loro voti fino a quel momento sono stati annullati ma rimane tutto il resto, le proposte di legge firmate, la loro elezione nelle commissioni e tutto quanto.

Il 12 gennaio i repubblicani alla Camera voteranno per l’abolizione della riforma sanitaria: è un voto esclusivamente simbolico che non avrà conseguenze sulla legge, e questo lo sapete. L’ufficio per il budget del Congresso, comunque, ha diffuso la sua stima: e dice che abolire la riforma sanitaria farebbe aumentare il debito pubblico di 230 miliardi di dollari e priverebbe trenta milioni di americani della loro copertura sanitaria. I repubblicani stanno facendo finta di non sentire.

Barack Obama ha scelto William Daley come nuovo capo dello staff, e questo lo sapete. Già ministro per il commercio durante la presidenza Clinton, Daley è il fratello del sindaco uscente di Chicago (nonché padre del Daley che ha cominciato la dinastia, sempre a Chicago) e in questi anni è stato dirigente di una banca d’investimento. Ezra Klein sul Washington Post spiega perché non è un personaggio di facile lettura. Daley è stato presentato da Obama alla stampa l’altro ieri. È andata meglio dell’ultima volta: quando fu Clinton a presentarlo alla stampa come nuovo ministro del commercio, nel 1996, Daley collassò e svenne sul palco (c’è il video).

Le cose tra i repubblicani in vista delle presidenziali del 2012 continuano ad andare lentissime. Quattro anni fa, quasi tutti i candidati repubblicani annunciarono la loro candidatura tra gennaio e febbraio, quattro di questi anche prima: oggi non c’è ancora nessuno che abbia annunciato nemmeno la formazione di un comitato esplorativo (a parte lo sconosciuto Fred Karger, che non è manco un politico). Oltre ai soliti nomi – Palin, Pawlenty, Romney, Huckabee, Barbour, Gingrich, Daniels, Thune, Pence – ora si fa anche quello di Giuliani. Nate Silver spiega impietosamente perché non ha speranze.

Due date, per finire. La prima è il 25 gennaio: il giorno in cui con ogni probabilità si terrà il discorso sullo stato dell’unione (non è ancora certo perché la prassi prevede che si debba aspettare l’invito ufficiale al presidente da parte dello speaker della Camera). La seconda è il 6 febbraio: Obama ha accettato di dare un’intervista a Bill O’Reilly su FoxNews, poco prima del SuperBowl.