Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

Piccola lezione di spin

Allora. Due settimane fa Fini ha detto a Berlusconi che dovrebbe dimettersi e formare un nuovo governo allargato all’UdC, altrimenti i membri di Futuro e Libertà si sarebbero ritirati dal governo. Berlusconi ha detto picche, i membri di Futuro e Libertà si sono dimessi. Nel frattempo l’opposizione ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del governo, che si voterà il 14 dicembre. Allora i finiani hanno detto, di nuovo ma con minore enfasi, che Berlusconi deve dimettersi e formare un nuovo governo allargato all’UdC, altrimenti i membri di Futuro e Libertà non voteranno la fiducia al governo.

Il voto di fiducia è fissato per il 14 dicembre: fra tre settimane. Nel frattempo che si fa? Berlusconi cerca di muoversi per avere la fiducia, cerca i voti che gli mancano. La Lega fa la faccia brutta, che è la cosa che gli riesce meglio, e minaccia le elezioni. Casini non dice niente, che è la cosa che gli riesce meglio, e dice che serve un «governo d’armistizio» ma anche che non ha «fretta di andare a governare», che «se vogliono cambiare ci siederemo al tavolo» ma ha anche che «non ci piace la Lega e non ci fidiamo delle promesse di Berlusconi».

I finiani stanno lì. Uno direbbe che dovrebbero godersi il caos che hanno creato, invece questo clima non gli giova: perché ogni giorno i quotidiani devono scrivere qualcosa e quindi ogni giorno i retroscenisti parlano di finiani che vorrebbero votare la fiducia al governo, di finiani che non sono convinti dallo showdown, di falchi e di colombe, eccetera. Loro, i finiani, sanno benissimo che in questi mesi hanno avuto benzina tutte le volte che hanno alzato l’asticella, e hanno sofferto tutte le volte che sono venuti a compromessi: l’ennesima conferma di questo fenomeno è il fatto che il possibile – ma improbabile – allargamento della maggioranza all’UdC oggi venga vissuto dall’opinione pubblica non come un successo – era quello che aveva chiesto Fini, d’altra parte – bensì una sconfitta, un rientro nei ranghi, sintomo di paura e incertezza.

Quindi, a mettersi nei panni dei finiani, tocca riprendere in mano la partita in qualche modo. Solo che sparare più alto di così non si può: il 14 dicembre si vota la mozione di fiducia, intanto che fare? Qui arriva la lunga nota diffusa oggi da Bocchino. Dice una cosa interessante, confermando che in assenza di “una svolta” i finiani sfiduceranno il governo. Ma ne dice una ben più appetibile, per la pigrizia dei giornali italiani: che Berlusconi non può più usare il simbolo e il nome del PdL.

Innanzitutto non si tratta di niente di nuovo: la rivendicazione è vecchia, Bocchino l’aveva fatta già a luglio, Berlusconi ha sempre detto prrr. In secondo luogo si tratta appunto di una rivendicazione: i giornali titolano che i finiani “bloccano il simbolo” ma i finiani ovviamente non hanno il potere di bloccare un bel niente (tanto più che Berlusconi sarebbe l’unico proprietario del simbolo del PdL). Infine, si tratta di una rivendicazione completamente pretestuosa: niente che abbia nessuna influenza o importanza ai fini del voto di fiducia, delle sorti del governo, della definizione della maggioranza parlamentare. Semplicemente un dispetto.

Intanto la notizia viene rimbalzata da quasi tutte le testate nazionali: i siti di Repubblica e Correre la tengono in apertura per un bel po’, domani ci apriranno le pagine della politica. I finiani hanno ripreso il pallino del gioco e continuano a dettare l’agenda, che in questo momento è una prateria (lo capisse l’opposizione): lo hanno fatto con quello che gli riesce meglio, cioè attaccare Berlusconi, ma senza spostare di un millimetro la situazione politica del paese. I giornali ci si sono tuffati, ché non si possono riempire tre pagine di retroscena ogni giorno da qui al 14 dicembre.