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Cosa ci aspetta

La situazione del governo in questo momento è complicata da mille fattori aggrovigliati tra loro, al punto che a fronte dell’evidente inesistenza della maggioranza c’è la concreta possibilità che l’esecutivo rimanga in carica fino al prossimo anno. Il nodo è l’approvazione della finanziaria, che non può slittare per via della fase economica particolarmente delicata e per non rischiare di esporre i titoli del Paese a manovre speculative sui mercati finanziari: si arriva quindi al paradosso per cui un governo insofferente e allergico alle regole parlamentari e alle loro lungaggini, oggi trovi in quelle stesse lungaggini l’unica ragione della sua esistenza in vita.

Sia il PD che soprattutto Futuro e Libertà sanno che ogni giorno che passa Berlusconi diventa più debole, politicamente ed elettoralmente: lo sanno perché leggono i sondaggi e lo sanno perché di fatto lo lasciano a presiedere un governo che non governa. Dall’altra parte, questa agonia non può durare per sempre: e sia sul fronte del centrosinistra che su quello dei finiani cresce una comprensibile impazienza.

Pochi giorni fa il presidente della Repubblica è intervenuto nel dibattito politico per chiedere di approvare celermente la legge finanziaria, e tutti abbiamo subito pensato quanto sopra, cioè che questo tenesse artificialmente in vita il governo almeno per un altro po’. In realtà le cose si possono vedere anche dall’altro lato: la necessità di approvare la finanziaria e salvaguardare il Paese sui mercati finanziari è infatti il più potente degli argomenti a favore del governo tecnico. A governo Berlusconi caduto, infatti, l’unica alternativa al governo tecnico sono le elezioni anticipate: ciao ciao finanziaria e ciao ciao mercati finanziari. La parola chiave sarebbe responsabilità: anche chi oggi nell’opposizione dice di non volere un governo tecnico si metterà una faccia seria e dirà che si deve fare. La stessa cosa varrebbe per un pezzo del PdL e del gruppo misto al Senato.

Oggi PD e IdV hanno presentato alla Camera una mozione di sfiducia al governo. Non hanno aspettato l’approvazione della finanziaria, e non ne hanno intenzione: chiedono anzi che sia calendarizzata il prima possibile. Ora la palla è nella mani di Fini, tanto per cambiare. La prassi prevede che la calendarizzazione venga stabilita dalla conferenza dei capigruppo. In assenza di un’opinione unanime, però, è il presidente della Camera a decidere quando votare la mozione. Per quanto l’abbiano fatto per l’ultima volta poco più di un mese fa, a questo punto i finiani non possono votare la fiducia al governo. Naturalmente possono astenersi, e tenere in vita il governo Berlusconi un altro po’. Oppure possono decidere per lo show down, specie se la mozione di sfiducia dovesse essere calendarizzata presto, mentre la finanziaria è ancora in aula. Se invece la mozione di sfiducia dovesse essere calendarizzata dopo l’approvazione della finanziaria, per senso di responsabilità, per continuare a logorare Berlusconi, per dare ancora un po’ di tempo al PD e ai finiani, per quello che vi pare, il governo cadrebbe, sì: ma Berlusconi e la Lega avrebbero buone possibilità di riuscire a portare subito l’Italia al voto. Con questa legge elettorale, e tre schieramenti politici che partono praticamente alla pari.