Francesco CostaWhen in trouble, go big

Francesco Costa

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24/10/2010

Capisco la necessità di rassicurare le truppe, ma un modo diverso di fare politica si vede anche dalla capacità di non farsi dettare l’agenda dalla pancia del proprio elettorato. I finiani finora c’erano riusciti bene, un po’ perché non avevano un elettorato e un po’ perché a lungo l’hanno dovuto semplicemente guidare, disegnargli dei nuovi punti di riferimento. Ora quei punti di riferimento ci sono e l’elettorato richiede coerenza: si può fare diversamente, se lo si ritiene opportuno, ma allora bisogna farlo con forza e senso di responsabilità. Invece mi sembra che i finiani stiano facendo tutto il contrario: prima votano a favore, poi si contraddicono, poi nicchiano e si preparano alla marcia indietro. Finché, appunto per rassicurare le truppe, ieri Fini dichiara che l’immunità non può essere reiterabile, altrimenti è una legge ad personam.

In realtà è vero l’esatto contrario. Se è vero, come dicono i finiani, che la necessità è “tutelare la funzione quale che sia la persona”, l’immunità non può che essere reiterabile: perché l’esigenza che giustifica l’immunità quando Berlusconi è premier dovrebbe venir meno quando Berlusconi ottiene un secondo mandato o viene eletto al Quirinale? Se l’immunità non è reiterabile allora non ha senso la sua esistenza, e in quel caso sì che sarebbe una legge ad personam: appunto perché metterebbe la persona davanti alla carica. E, ancora, farebbe venir meno la necessità che ispira la legge: proteggere le alte cariche dello stato nel corso del loro mandato. Capisco che questa dell’immunità per Fini è una grana, ma non si può tenere un piede in due scarpe: o la vuoi o non la vuoi.

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