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Un caso da manuale

L’espressione “corto circuito mediatico giudiziario” è infelice e ostica, non solo per la sua evidente laboriosità linguistica, ma anche perché viene spesso utilizzata a sproposito da chi lamenta non tanto l’anomala e illecita osmosi tra procure e redazioni, quanto da chi vorrebbe ostacolare tout court l’operato della giustizia e della magistratura. Il che non vuol dire però che il fenomeno non esista: l’utilizzo strategico dei giornali – e delle informazioni riservate fatte arrivare ai giornali – da parte di qualche pm allo scopo di muovere gli orientamenti dell’opinione pubblica e influenzare le decisioni delle altri parti della causa giudiziaria. Le tonnellate di atti e verbali che i giornali italiani pubblicano con frequenza non sono frutto di articolati e faticosi lavori d’inchiesta, bensì di una specie di modello Wikileaks ante litteram: con la differenza che i whistleblowers sono le procure stesse e lo scopo delle soffiate è tenere in piedi le inchieste, e non segnalare irregolarità o violazioni della legge a queste collegate. Ma è più semplice fare un esempio, recentissimo.

Giovedì la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare che dall’8 luglio costringe in carcere i cosiddetti “pensionati sfigati”: il settantenne Flavio Carboni, il giudice tributario Pasquale Lombardi e l’ex assessore del comune di Napoli Arcangelo Martino. Quelli della cosiddetta “P3”, insomma. Ora il tribunale del Riesame dovrà valutare nuovamente l’istruttoria sul caso e decidere se motivare nuovamente la loro detenzione – avanzando altre e forse più gravi ipotesi di reato – o deciderne la scarcerazione, sconfessando almeno parzialmente le ipotesi della procura. La notizia arriva sui quotidiani il giorno dopo, venerdì.

Sabato il Corriere della Sera e Repubblica hanno due articoloni in cui raccontano per filo e per segno di un interrogatorio di Arcangelo Martino, che racconta di come si muovevano lui e i suoi sodali per tentare di influenzare giudici e magistrati e fare un sacco di altre cose disdicevoli. Articoli pieni di virgolettati: qualcuno ha passato ai giornalisti – sia al Corriere che a Repubblica, per non sbagliare – il verbale intero. È una cosa illegale e sbagliata, perché condiziona il corretto svolgimento dell’indagine e del futuro eventuale processo. Oggi, domenica, succede quello che racconta Luca Sofri: Repubblica scrive in prima pagina che la magistratura vuole ascoltare Berlusconi nelle indagini sulla lobby di Carboni. La procura smentisce categoricamente, Repubblica non lo scrive. Il sito dice ancora oggi che “l’inchiesta tocca Berlusconi” e mette in bocca alla procura con un virgolettato le parole che nessuno – nessuno – della procura ha mai pronunciato, cioè “Lo ascolteremo”. Quando si parla di “corto circuito mediatico giudiziario”, si parla di questa cosa qui.